Sanità internazionale 21 gennaio 2019

Il primo rapporto OMS sulla salute di migranti e rifugiati, che non portano malattie

Migranti e rifugiati arrivano in Europa in buona salute, ma gli spostamenti e le condizioni di vita nei Paesi ospitanti aumentano il rischio di malattie

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Migranti e rifugiati arrivano in Europa in buona salute, ma gli spostamenti e le condizioni di vita nei Paesi ospitanti aumentano il rischio di malattie. È quanto emerge dal primo rapporto sulla salute dei migranti e dei migranti in Europa presentato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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In particolare, rifugiati e migranti soffrono meno di malattie non trasmissibili rispetto alle popolazioni ospitanti, ma il rischio di malattie cardiovascolari, ictus e cancro aumenta a cause delle condizioni di povertà in cui vivono dopo l’arrivo in uno dei 54 Paesi che compongono l’Europa dell’OMS. La limitata attività fisica ed il cibo poco salutare, poi, giocano la loro parte.

Per quanto riguarda le malattie infettive, gli spostamenti li rendono più vulnerabili a contrarle, ma dai dati emerge che il rischio di tubercolosi, ad esempio, aumenta in base alla presenza dell’infezione nella popolazione ospitante; similmente, una percentuale significativa di migranti affetti da HIV ha contratto la malattia dopo l’arrivo in Europa. E al contrario dell’opinione comune, il rischio che migranti trasmettano malattie alla popolazione ospitante è molto basso.

Da sottolineare, poi, il rischio minore corso da migranti e rifugiati di sviluppare qualunque forma di cancro, tranne quello alla cervice; tuttavia, in caso di tumore, la diagnosi viene fatta ad uno stato già avanzato, che porta a peggiori conseguenze sulla salute rispetto alla popolazione residente. Infine, i tassi di depressione e ansia di migranti e rifugiati sono superiori.

È quindi «necessario che migranti e rifugiati ricevano cure e assistenza sanitaria di qualità, come chiunque altro, per salvare vite e tagliare i costi dei trattamenti, ma anche per proteggere la salute dei cittadini», commenta il direttore regionale dell’OMS per l’Europa Zsuzsanna Jakab.

Il rapporto, redatto in collaborazione con l’Istituto italiano salute, migrazioni e povertà (INMP), si basa sullo studio di oltre 13mila documenti e, se da un lato certifica i progressi compiuti dagli stati per promuovere la salute di rifugiati e migranti, dall’altro offre anche strumenti, evidenze e casi di studio utili a tradurre i risultati della ricerca in linee guida e politiche volte a migliorare la salute delle popolazioni rifugiate e immigrate. Le indicazioni si concentrano in particolare sulla salute delle madri, dei neonati, dei bambini, e degli anziani, sulla promozione della salute e sulla salute mentale.

Si chiede, poi, agli stati OMS della regione europea di lavorare di più per offrire assistenza sanitaria a tutti, indipendentemente dallo status giuridico, per eliminare barriere culturali e linguistiche tra pazienti e professionisti sanitari, cui deve essere assicurata un’adeguata formazione per poter diagnosticare e gestire nel migliore dei modi le più comuni malattie infettive e non trasmissibili.

LEGGI ANCHE: MIGRANTI E MALATTIE, LA COMMISSIONE UCL-THE LANCET: «BINOMIO CHE SERVE SOLO A GIUSTIFICARE POLITICHE DI ESCLUSIONE»

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