Sanità internazionale 23 Aprile 2019

«Io, il cancro e il Trono di Spade…»

«Quando mi hanno diagnosticato un cancro incurabile, ho pensato che avrei potuto non scoprire come finisce la saga»

«La cosa più strana che accade quando riceviamo brutte notizie è che i nostri pensieri non seguono esattamente il corso che immagineremmo. Ad esempio, quando mi hanno detto che il cancro al seno che avevo sconfitto due anni fa era improvvisamente ricomparso al fegato ed era incurabile, la prima cosa che mi è passata per la testa non erano mio marito o i miei figli, ma “oddio, forse non scoprirò mai come finisce il Trono di Spade”».

La critica televisiva inglese Sarah Hughes inizia così il suo articolo pubblicato sul Guardian. Farà sorridere, potrà sembrare insensibile o irrispettoso, si penserà che si tratta di un raro caso di fan particolarmente appassionato alle vicende di Westeros, ma basta una rapida ricerca su Google per rendersi conto che lottare contro il cancro (anche) per riuscire a conoscere la fine del Trono di Spade sia un atteggiamento più diffuso di quanto si possa immaginare.

Ad esempio gli amici di Angela, a cui è stato diagnosticato un cancro al colon e detto che le rimangono solo 2 o 3 mesi di vita, hanno creato una petizione sulla piattaforma Change.org  per chiedere alla produzione della serie di mostrarle in anteprima l’ultima stagione. Per quel che ne sappiamo potrebbe anche essere un fake, ma intanto oltre 6mila persone hanno firmato, e centinaia di queste hanno pubblicato commenti in cui le dimostrano la loro vicinanza e comprensione (chiedendole però di non spoilerare il finale, qualora il suo desiderio venisse avverato).

LEGGI ANCHE: L’INVERNO STA ARRIVANDO. COSA IL SISTEMA SANITARIO AMERICANO PUO’ IMPARARE DA “IL TRONO DI SPADE”

«Superato il trauma del Trono di Spade – continua a scrivere Sarah -, ho iniziato a pensare a tutte le cose che avrei potuto non finire. Le altre serie TV lasciate incomplete, i film non visti, la musica non ascoltata. Quando mi hanno detto che il mio scrittore preferito avrebbe pubblicato il suo nuovo libro l’anno successivo, non ho pensato “che bello, non vedo l’ora di leggerlo”, ma “chissà se ci sarò per leggerlo”. Ho anche pensato che se la mia squadra di calcio, il Tottenham Hotspur, dovesse vincere qualcosa a breve, potrei non esserci per festeggiare e ricambiare una vita di sofferenze».

«Ma bisogna accettare che a notizie di questo tipo ognuno reagisce a suo modo – continua Sarah -. C’è chi migliora l’alimentazione e butta carne rossa, patatine e cioccolata per far spazio a verza, curcuma e lamponi; c’è chi si concentra sullo sport e fa di tutto per rendere il proprio corpo più forte e atletico possibile; c’è chi tenta sport estremi e prova a sentirsi più vivo, chi vuole semplicemente stendersi nel letto e passare così il tempo che rimane e chi decide di proseguire la sua vita come se nulla fosse accaduto». Ma una cosa, di certo, vale per tutti, sani o malati che siano: Valar Morghulis.

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