Sanità internazionale 14 Luglio 2020

Il ritorno alla normalità non ci sarà. Parola dell’Oms

Preoccupa più di tutto il “caso Americhe”, che da sole registrano il 50% dei nuovi casi giornalieri. Vaccino e ritorno alla normalità sono ancora lontani. Per il dg Oms Ghebreyesus è l’ora dei messaggi chiari da parte dei leader mondiali

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Bisogna ammetterlo, l’emergenza coronavirus è ben lungi dall’essere conclusa. Quel ritorno alla normalità in cui si confidava non si profilerà ancora per molto. Questo il messaggio che è trapelato ieri dalla conferenza stampa dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra. In un giorno 230 mila nuovi casi, di cui «quasi l’80% segnalato da soli 10 Paesi, il 50% da soli due», ha annunciato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. In cima a questa triste classifica le due Americhe, ad oggi le più colpite nel mondo.

Bisogna agire in fretta e prendere le giuste decisioni, ha detto il direttore generale, dando messaggi chiari alla popolazione. «Tutti i Paesi sono a rischio, ma non tutti i Paesi sono stati colpiti allo stesso modo – ha proseguito -. Al momento ci sono quattro situazioni nel mondo: alcuni Paesi vigili e consapevoli si sono preparati e hanno risposto rapidamente ed efficacemente ai primi casi. Di conseguenza, finora hanno evitato grandi focolai».

Poi la combinazione che riguarda l’Italia: «Ci sono poi i Paesi in cui si è verificato un grave focolaio, che è stato messo sotto controllo attraverso una combinazione di leadership politica forte e di popolazioni che aderivano a misure chiave di sanità pubblica». Poi ci sono Paesi che hanno allentato le misure troppo in fretta, «e si trovano a gestire nuovi aumenti di casi». Infine «in diverse aree in tutto il mondo stiamo assistendo a pericolosi aumenti di casi di Covid e i reparti ospedalieri si stanno riempiendo di nuovo. Sembrerebbe che molti stiano perdendo quanto ottenuto, poiché le misure efficaci per ridurre il rischio non vengono attuate o seguite».

Sul caso Americhe Ghebreyesus ha usato il termine «trasmissione esplosiva». «Se i governi non comunicano in modo chiaro con la popolazione – ha dichiarato – e questa non segue le misure di base, che si sono rivelate efficaci, la situazione andrà peggiorando. Ma non deve andare per forza così». È il momento delle strategie e dei messaggi chiari, lo ha ribadito anche il capo delle emergenze sanitarie Oms, Mike Ryan. «Dobbiamo essere stringenti nelle misure adottate. Con il distanziamento sociale, contact tracing, test e controlli sappiamo che si può contrastare efficacemente la circolazione del virus», ha rincarato.

IL VACCINO? NON PRESTO

Il vaccino non è una soluzione vicina. Su questo l’Oms tiene a ribadire la propria linea. «Non è realistico pensare di avere un vaccino subito e accessibile a tutti. Si sta facendo il massimo, ma ribadisco che non è realistico pensare una cosa simile. Abbiamo però misure efficaci e sistemi per sopprimere la trasmissione», ha chiarito Ryan. «Dobbiamo arrivare a una situazione sostenibile – ha chiesto Ghebreyesus – in cui abbiamo un controllo adeguato di questo virus senza spegnere completamente la nostra vita o passare da un lockdown all’altro, cosa che ha un impatto estremamente dannoso sulle società».

Non è al “prima” che bisogna puntare. «Voglio essere sincero con voi: non ci sarà un ritorno alla “vecchia normalità” nel prossimo futuro». Il dg si è mostrato aperto anche a dipingere scenari più mesti. «Esiste però una tabella di marcia per arrivare a una situazione in cui possiamo controllare la malattia e andare avanti con la nostra vita. Ma questo richiederà tre cose: la riduzione della mortalità e la soppressione della trasmissione; in secondo luogo, una comunità coinvolta e consapevole che adotta misure comportamentali corrette nell’interesse reciproco; e in terzo luogo abbiamo bisogno di una forte leadership governativa e del coordinamento di strategie globali che siano comunicate in modo chiaro e coerente».

Il virus è il nemico numero uno e l’unico suo obbiettivo è trovare persone da infettare, così lo ha descritto Ghebreyesus. Anche il desiderio di ritorno alla normalità può minare la nostra sicurezza. «I messaggi contrastanti dei leader – ha concluso – stanno minando l’elemento più critico di qualsiasi risposta: la fiducia. Se le misure di base non vengono seguite, c’è solo un modo in cui questa pandemia potrà andare: peggio, peggio, e ancora peggio».

 

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