Salute 25 Ottobre 2021 12:13

World Health Summit, le quattro direzioni indicate dall’OMS

Governance, finanziamenti, strumenti e metodi e una nuova Organizzazione mondiale della Sanità: ecco i nuovi punti che Tedros Adhanom Ghebreyesus ha enunciato aprendo il World Health Summit

World Health Summit, le quattro direzioni indicate dall’OMS

Tre giorni, 100 Stati partecipanti e 400 speaker al World Health Summit 2021 di Berlino, che si concluderà il 26 ottobre. Ad aprirlo, come è consuetudine, il discorso del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha, ancora una volta, illuminato il cammino su quel che il mondo tutto deve ancora fare con questa e le pandemie a venire.

Il dg OMS ha ricordato il primo WHS, nel 2009, nel mezzo della crisi economica e all’ombra della pandemia da H1N1. «Da allora – ha detto – in 12 anni il WHS è diventato un appuntamento imperdibile per il calendario della salute globale. Per questo, con il professor Axel Pries (presidente WHS), abbiamo deciso di unire le forze e organizzare l’appuntamento del 2022 in maniera ancora più ampia con più attori uniti per un’azione comune sulla salute».

«Quando finirà la pandemia?»

Ghebreyesus ha ammesso che la domanda che gli viene posta più spesso è: “Quando finirà la pandemia?”. «Finirà quando il mondo deciderà di farla finire, è nelle nostre mani» ha risposto. Le 50mila morti a settimana fanno sì che la pandemia possa essere considerata ancora lontana dalla sua fine. Ma il problema non è la mancanza di armi ma l’utilizzo che se ne sta facendo.

Entro fine anno ogni Paese dovrebbe totalizzare il 40% di popolazione vaccinata, un target considerato raggiungibile ma solo se chi controlla la gestione di vaccini e strumenti farà la sua parte. «I paesi che hanno già raggiunto questo target, inclusi i Paesi del G20, dovrebbero dare il loro posto nella catena di distribuzione dei vaccini a COVAX e AVAT (African vaccines acquisition trust)». E ovviamente donare le dosi, dare priorità alle donazioni dei vaccini, diffondere tecnologie e modalità di produzione, eliminando una volta per tutte i brevetti dal tavolo. «Non è carità, ma senso comune verso la guarigione del mondo intero» dice Ghebreyesus.

Le quattro direttive

Il dg OMS ha inoltre lanciato l’avvertimento per quattro fondamentali aree che vanno rinforzate nell’anno che verrà:

  • Governance. Perché negli scorsi 20 anni sono state create tanti nuove istituzioni sulla salute con ulteriori fondi da richiedere, il risultato è stato un’architettura della salute globale complessa e frammentata. Serve in questo senso un accordo internazionale su preparazione e risposta alla pandemia;
  • Finanziamenti. Il sistema ad oggi è insufficiente, inefficiente e iniquo. «Fondamentalmente, qualsiasi nuova struttura di finanziamento deve essere costruita utilizzando le istituzioni finanziarie esistenti, piuttosto che crearne di nuove che frammentano ulteriormente l’architettura sanitaria globale».
  • Sistemi e strumenti. Servono nell’approccio “One Health”. Tra queste un Hub per l’intelligenze pandemica ed epidemica di Berlino, la nuova OMS Academy di Lione che esplorerà proprio questi aspetti per migliorare la vita lavorativa e professionale dei professionisti sanitari.
  • OMS. Non solo Covid-19, ma risposte all’emergenze di tutti i tipi intorno al mondo, per supportare i Paesi che affrontano ancora malattie trasmissibili pericolose. Uno dei risultati è il primo vaccino contro la malaria, che può ancora salvare milioni di vite umane. Come sta facendo quello contro la polio, i cui effetti si vedono con soli due casi riportati quest’anno in Afghanistan e Pakistan. Nel 2019 si ricorda l’accordo con le più grandi compagnie di produzione di cibo per eliminare gli “acidi grassi trans” entro il 2023 da tutti i prodotti confezionati. A cui si aggiunge l’impegno contro il cancro infantile e quello contro i cambiamenti climatici.

Un diritto umano

«Innanzitutto – ha concluso – dobbiamo porre fine a questa pandemia, facendo di tutto per raggiungere il nostro obiettivo di vaccinare il 40% della popolazione di ogni paese entro la fine di quest’anno. In secondo luogo, dobbiamo prevenire la prossima pandemia, con una governance, finanziamenti, sistemi e strumenti migliori e rafforzando l’OMS. E terzo, tutti i paesi devono investire nell’assistenza sanitaria di base come fondamento della copertura sanitaria universale. La pandemia ha dimostrato senza ombra di dubbio che la salute non è un lusso per i ricchi, o semplicemente un risultato dello sviluppo; è un diritto umano fondamentale e la base della stabilità sociale, economica e politica».

 

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