Salute 13 Settembre 2019

Violenze agli operatori, le richieste alla politica di medici e infermieri in occasione della Giornata nazionale

A Bari conferenza stampa FNOMCeO – FNOPI per ricordare tutti gli operatori sanitari che hanno subito aggressioni. Anelli e Mangiacavalli: «Fare al più presto qualcosa». Tra le richieste i requisiti minimi di sicurezza delle sedi e la rapida approvazione del ddl che inasprisce le pene

di Giulia Cavalcanti inviata a Bari
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«Sei anni fa, a poche centinaia di metri da qui, la dottoressa Paola Labriola fu uccisa con 70 coltellate da un paziente che stava visitando. Oggi siamo qui per ricordare lei e tutti gli operatori sanitari che hanno subito aggressioni. E per sottolineare che le parole pronunciate dalle istituzioni in quella tragica occasione, sei anni dopo, non hanno ancora trovato attuazione». Da Bari, Filippo Anelli, presidente della federazione dei medici FNOMCeO, apre così la conferenza stampa dedicata alla Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e, insieme alla presidente della Federazione degli infermieri (FNOPI) Barbara Mangiacavalli, rivolge l’ennesimo appello alle istituzioni: «Bisogna fare qualcosa per evitare che questi episodi continuino a registrarsi nei Pronto soccorso e nei reparti degli ospedali italiani».

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«Siamo stanchi di interventi palliativi del qui e ora. Serve un’operazione strutturale che intervenga sulle cause», commenta Mangiacavalli.

Sono sintetizzabili in 5 punti le richieste che i professionisti della salute indirizzano al nuovo ministro Roberto Speranza:

  1. Un decreto legge che intervenga subito, inasprendo le pene e permettendo la procedibilità d’ufficio, oltre alla messa in sicurezza di tutte le strutture sanitarie nonché la presenza di un presidio di pubblica sicurezza nei pronto soccorso;
  2. Il ripristino dell’Osservatorio contro la violenza agli operatori sanitari, già istituito dalla Ministra Lorenzin, per la revisione della raccomandazione n. 8 ed il monitoraggio degli episodi di violenza;
  3. La definizione da parte della Sisac e dei sindacati dei requisiti di sicurezza delle sedi di guardia medica e la revisione della organizzazione del servizio di continuità assistenziale;
  4. Un percorso formativo per gli operatori dell’emergenza urgenza e dei medici di continuità assistenziale finalizzato a prepararli alla prevenzione e gestione degli episodi di violenza;
  5. Provvedimenti di tutela assicurativa degli operatori sanitari per il risarcimento dei danni e delle lesioni conseguenti ad episodi di violenza.

Intanto, FNOMCeO e FNOPI hanno presentato un corso di formazione a distanza gratuito per insegnare ai professionisti come riconoscere una persona che sta per perdere il controllo. Si chiama C.A.R.E., che in inglese significa prendersi cura, ma che è anche acronimo di Consapevolezza, Ascolto, Riconoscimento, Empatia.

«Videocamere e poliziotti possono fermare i criminali, ma non gli emotivamente disturbati, autori della stragrande maggioranza delle aggressioni nei confronti di medici e professionisti sanitari – dichiara lo psichiatra Massimo Picozzi, autore del corso -. Dalla nascita dello stato italiano, nel nostro Paese non si sono mai registrati cosi pochi crimini violenti. Ma non ci sono mai stati così tanti fenomeni di violenza e rabbia. E chi lavora in sanità, è esposto cinque volte di più a questi episodi rispetto ad altri professionisti. Questo corso quindi, composto da video e simulazioni, è particolarmente indicato per imparare a disinnescare possibili situazioni di pericolo».

Impressionanti i numeri che sono stati presentati: l’89,6% degli infermieri – in prima linea ad esempio nel triage ospedaliero – è stato vittima di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali da parte dell’utenza sui luoghi di lavoro: nel 43,1% dei casi si tratta di lancio di oggetti e sempre nel 43,1% di casi di sputi verso l’operatore sanitario, ma a seguire (39,1%) ci sono graffi, schiaffi e pugni (37,2%), tentata aggressione (36,6%) spintoni (35,4%), calci (26,2%). Le violenze verbali sono state registrate nel 26,6% dei casi per più di 15 volte, ma nel 35,7% tra 4 e 15 volte e nel 31,9% dei casi da una a tre volte.

I medici contano una media di 3 aggressioni al giorno. Solo la punta dell’iceberg, sottolineano: molti medici e infermieri non denunciano, per pudore, per vergogna, per timore di ritorsioni, perché ci si è abituati alla violenza. Secondo un recente sondaggio Anaao Assomed, il maggior sindacato degli ospedalieri, il 65% dei medici dice di essere stato vittima di aggressioni, il 66,19% ha subito aggressioni verbali, il 33,81% ha subito aggressioni fisiche. La percentuale di chi è stato aggredito sale all’80% per i medici in servizio nei Pronto soccorso e al 118.

Insomma, la violenza è un problema che condiziona sempre di più l’attività di medici, infermieri e operatori sanitari. Ma che ha conseguenze anche sull’assistenza: chi subisce violenze ha poi un calo di attenzione, difficoltà di concentrazione per l’intero turno, paura e rabbia, tende a delegare le proprie attività verso l’utente a un altro collega e arriva anche a soffrire di un comportamento di esclusione tale da compromettere l’esecuzione dei propri compiti. Insomma, per coniare la campagna di comunicazione lanciata dall’ordine dei medici si bari, “e poi, la vita chi te la salva?”.

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