Salute 22 giugno 2018

Tumori, Periplo lancia rete oncologica nazionale per fermare i viaggi della speranza. Solo sette le regioni attive

L’obiettivo dell’associazione è garantire omogeneità e qualità dell’assistenza e delle cure grazie alle migliori possibilità di accesso e utilizzo di farmaci innovativi. Nelle regioni dove la rete si è realizzata guarigioni in aumento

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Ricondurre il governo clinico nelle mani dei clinici e fermare i viaggi della speranza da una regione all’altra. Sono alcuni degli ambiziosi obiettivi di Periplo Onlus, associazione composta da oncologi che ha presentato a Roma un progetto per far nascere una rete oncologica nazionale e completare le reti regionali.

La creazione di una rete nazionale può rappresentare una vera svolta per i malati di tumori, mettendo fine alle disparità tra regioni nelle cure oncologiche e garantendo omogeneità e qualità dell’assistenza e delle cure grazie alle migliori possibilità di accesso e utilizzo di farmaci innovativi oltre che una diminuzione dei tempi nelle liste d’attesa, un aumento della sopravvivenza e delle guarigioni, una gestione ottimizzata per i pazienti al confine tra le Regioni.

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«La qualità delle cure non è data dalle singole prestazioni ma dal percorso terapeutico – sottolinea Pier Franco Conte, presidente di Periplo e direttore della Rete Oncologica Veneta e della divisione di Oncologia medica 2 all’Istituto Oncologico Veneto – Vogliamo rendere il percorso del paziente con tumore di migliore qualità e omogeneo sul territorio nazionale. Attraverso il confronto dei percorsi assistenziali (riassunto nei PDTA) tra le reti esistenti, in modo che possano essere applicati già pronti in quelle future, considerando che tutte le Regioni dovranno provvedere nel più breve tempo possibile. La rete, in sostanza, deve funzionare e fornire dati utili».

Laddove c’è la rete, per i pazienti i vantaggi sono sotto gli occhi di tutti. Il problema però è che la rete non è omogenea a livello nazionale, dato che solo sette Regioni hanno reti oncologiche attive: Lombardia (in attesa di riorganizzazione e nomina referente regionale da oltre un anno), Piemonte, Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria e la provincia autonoma di Trento. In Campania e Puglia le reti sono state deliberate e sono in partenza, mentre altre ad oggi risultano solo su carta: Sicilia, Lazio, Calabria, Sardegna, Basilicata. Non pervenute, per ora, Emilia Romagna (dove esiste al momento la Rete Regionale dei Centri di Senologia e la Rete Oncologia Romagna), Marche, la Provincia Autonoma di Bolzano, Molise e Friuli Venezia Giulia.

I primi dati sono fortemente incoraggianti e certificano l’importanza di un percorso terapeutico condiviso nelle guarigioni: nelle regioni dove la rete si è realizzata, i pazienti colpiti dal cancro guariscono di più rispetto al resto d’Italia. In particolare, in Toscana la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 56% fra gli uomini e il 65% tra le donne; in Veneto il 55% (uomini) e il 64% (donne) e in Piemonte – la rete più ‘antica’, esiste infatti da quasi 20 anni – il 53% (uomini) e il 63% (donne). Dati simili si trovano nelle altre tre Regioni dove esistono questi network.

I vantaggi per i pazienti sono concreti: possono accedere a cure migliori, senza spostarsi dal proprio domicilio, con trattamenti uniformi sul territorio ed evidenti sinergie e meno sprechi di risorse per il sistema sanitario. Gli ospedali, inoltre, vengono utilizzati solo per le terapie più complesse, alleggerendo i dipartimenti, e le liste d’attesa possono essere ridotte fino al 50%. Il comune denominatore di una rete oncologica sono i PDTA, cioè i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali. Per questo un board di clinici, con un ruolo chiave nelle reti regionali già operative, ha creato una futura “rete delle reti” attraverso il progetto Periplo Onlus, con l’obiettivo di armonizzare i PDTA e le reti esistenti, aiutare lo sviluppo omogeneo di quelle in preparazione e spingere per la creazione delle Reti nelle regioni ancora scoperte.

Anche l’Agenzia Nazionale per i servizi Sanitari Regionali, Agenas, si è mossa su questo fronte. Recentemente ha elaborato un documento contenente la Revisione delle Linee guida organizzative e delle raccomandazioni per la Rete Oncologica. Per garantire equità di accesso alle cure e precoce presa in carico del paziente oncologico, in particolare promuovendo tra i professionisti coinvolti la collaborazione e la sinergia nella diffusione di conoscenze e la condivisione collegiale di percorsi, valorizzando le migliori evidenze e le pratiche già disponibili in alcune realtà regionali. Periplo per ora si è occupata del tumore al seno, dove i percorsi terapeutici sono già abbastanza delineati, e ora inizia a volgere lo sguardo verso il tumore al polmone, dove l’immunoterapia sta portando alla necessità di un approccio diagnostico nuovo.

Tra le regioni dove Periplo sta funzionando meglio c’è la Toscana del Professor Gianni Amunni, vice presidente di Periplo, direttore operativo dell’Istituto Toscano Tumori e della rete oncologica Toscana: «Quella della rete non è più, oggi, una filosofia originale o la libera scelta di un singolo, di questa o quella Regione. La rete è quello che il Ministero della Salute ha definito come il miglior modello per l’oncologia. Quindi ora è necessario che le Regioni in cui la rete ancora non esiste si impegnino a costituirla, secondo criteri di compatibilità e omogeneità rispetto a quelle delle altre Regioni, in modo da poter – appunto – entrare a far parte della rete delle reti nazionale. Dobbiamo imparare ad agire come un’orchestra e non come solisti».

 

 

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