Salute 8 Ottobre 2019

Terra dei Fuochi, i numeri di una strage annunciata. Maxi class action per violazione Convenzione Europea dei Diritti Umani

Maurizio Cappiello (Osservatorio Salute e Sanità – Città di Napoli): «Fondamentale procedere con azioni di bonifica, intanto Governo regionale abolisca il ticket per i cittadini delle aree contaminate»

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Finito il clamore mediatico, si raccolgono i cocci. E raccogliere i cocci, per gli abitanti della Terra dei Fuochi, vuol dire fare i conti con la morte. Si ammalano in tanti, si ammalano giovani. Molti non sopravvivono. Restano i numeri di una strage silenziosa, che miete vittime soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione. Eppure, da qualche anno il silenzio sta lasciando il posto a una voce: una voce che è arrivata fino all’Europa, la voce all’unisono dei tremilacinquecento cittadini che hanno presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani e che la stessa Corte ha ascoltato. Ma tutto questo non basta ancora: sarà necessario l’intervento del Governo per portare a termine il lavoro di bonifica e risanamento del territorio e fermare l’emergenza. Ne abbiamo parlato con il dottor Maurizio Cappiello, componente dell’Osservatorio Salute e Sanità – Città di Napoli e medico di Pronto Soccorso.

«Purtroppo Terra dei Fuochi e malattia è un binomio ormai assodato. Un vero e proprio disastro ambientale che riguarda cinquantasette Comuni (33 in provincia di Napoli e 24 in provincia di Caserta), e circa due milioni e mezzo di abitanti, e che ha causato una diminuzione dell’aspettativa di vita di circa due anni rispetto a chi vive in altri luoghi d’Italia. Come medico di Pronto Soccorso di un grande ospedale napoletano nel corso degli ultimi anni sto assistendo a tragedie inimmaginabili fino a qualche anno fa. Ho visto un aumento di patologie neoplastiche quali leucemie, linfomi, tumori dell’apparato digerente e dell’apparato respiratorio soprattutto in pazienti di giovane età, per il 90% provenienti proprio dai territori interessati dal fenomeno Terra dei fuochi. A riprova di ciò, un recentissimo articolo della prestigiosa rivista scientifica Lancet Oncology che dimostra l’aumento di circa l’1% di tutti i tumori in queste aree geografiche, e in particolare +2% del tumore al polmone, +4-7% del fegato, +5% dello stomaco, oltre a un +8% delle malformazioni congenite del sistema nervoso e +14% di quelle a carico dell’apparato uro-genitale».

LEGGI ANCHE: CANCRO E INQUINAMENTO, NELLA TERRA DEI FUOCHI AUMENTANO LE NEOPLASIE COLORETTALI

Quali potrebbero essere le misure da intraprendere per cercare da un lato di sanare questa situazione e dall’altro migliorare la risposta di salute rispetto a queste nuove esigenze del territorio?

«Ci sarebbe tanto da fare. Innanzitutto la nostra richiesta al nuovo Governo è di intercedere con politiche economiche di finanziamento da parte della Comunità Europea per portare a termine le operazioni di bonifica in queste zone. Negli anni passati qualcosa in tal senso è stato avviato, ma non è ancora sufficiente. Al Governo regionale si chiedono invece delle politiche di detassazione o addirittura abolizione del ticket anche per patologie non oncologiche in modo da diminuire quelle disuguaglianze socioeconomiche che intercorrono tra gli abitanti di questi territori e chi vive invece in altre aree del Paese».

Il fenomeno ha assunto negli ultimi anni una rilevanza internazionale dal momento che la Corte Europea dei diritti umani ha avviato un processo contro il Governo italiano. Ci sono state infatti anche delle class action

«Sì. Le class action sono state avviate nel 2015 e riguardano ad oggi già 3.500 persone tra cittadini e associazioni per un totale di 40 istanze collettive. Si fa riferimento alla violazione della Convenzione Europea dei Diritti Umani che riguarda in particolare il diritto alla vita (e quindi alla salute) e al rispetto della vita familiare, sostenendo che lo Stato non abbia preso misure idonee a ridurre il pericolo, nonostante la consapevolezza del rischio. Inoltre i ricorrenti hanno chiesto anche di condannare le autorità italiane per il mancato rispetto dell’art.10 della stessa Convenzione, quello che garantisce il diritto ad essere correttamente informati. A tal riguardo si chiede una pressione sia da parte dell’opinione pubblica e dei mass media ma anche da parte delle istituzioni affinchè le politiche di risarcimento in favore dei cittadini che sono stati colpiti da queste tragedie possano sortire un effetto e dare un ristoro almeno economico».

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