Salute 18 dicembre 2017

Telemedicina: «Nuova frontiera di cooperazione tra Italia e Africa». L’intervista a Michelangelo Bartolo ideatore del progetto GHT

Global Health Telemedicine, questo il nome del programma di teleconsulto che mette in contatto medici africani con medici italiani per un confronto intercontinentale senza barriere

«Un filo diretto tra Africa e Italia: ben 5mila e 500 teleconsulti in 29 centri africani che mettono in collegamento medici italiani con medici e pazienti africani, questo è il risultato della telemedicina». Lo dichiara Michelangelo Bartolo, Responsabile dell’Unità di Telemedicina del San Giovanni Addolorata, ideatore della Global Health Telemedicine (GHT) Onlus, un servizio di teleconsulto multispecialistico realizzato da un gruppo di tecnici informatici e di medici volontari che offrono gratuitamente la loro professionalità per rispondere a quesiti di medici provenienti da paesi in via di sviluppo.

«Attraverso questo progetto si possono ottenere teleconsulti afferenti a ben 18 branche specialistiche – prosegue il dottor Bartolo, anche volontario per la Comunità di S.Egidio che affianca e supporta il programma Ght – in pochi anni abbiamo risposto a più di 5mila e 500 teleconsulti: si tratta di un nuovo modo di fare cooperazione ad alto impatto e a costi relativamente contenuti».

«I vantaggi della telemedicina sono evidenti anche senza varcare il mediterraneo – aggiunge il Dottor Bartolo -. Meno spese per il Servizio Sanitario Nazionale è una migliore qualità di vita per i pazienti cronici. Con i consulti a distanza e possibile diminuire i ricoveri, accorciare i tempi di attesa e garantire una continuità assistenziale con il territorio». «Chiaramente la telemedicina non è sempre applicabile – conclude – ma quando esistono le prerogative per sfruttarla è bene approfittarne».

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