Salute 5 Novembre 2020 09:12

Svizzera, un medico italiano denuncia: «Sanitari positivi asintomatici in corsia»

Una testimonianza da un medico italiano a lavoro in Svizzera. Per rispondere alla mancanza di personale, medici positivi e asintomatici rimandati in reparto

di Federica Bosco
Svizzera, un medico italiano denuncia: «Sanitari positivi asintomatici in corsia»

Con più di diecimila casi giornalieri, la Svizzera ha segnato un nuovo record di contagi da Covid e se il ministro della Sanità Alain Berset in tv cerca di smorzare i toni, parlando di situazione tesa ma ancora non al collasso, i medici denunciano: «Noi costretti in corsia se pur positivi asintomatici». Un grido di allarme che Alexandre Fornasier, medico italiano impiegato nel Cantone Vallese, tra i più colpiti dal virus, ci racconta in una lunga telefonata. «È un tentativo fatto per rispondere alla criticità della mancanza di personale che si fa sentire ogni giorno di più – ammette – ma altresì è una scelta che preoccupa noi sanitari che siamo costretti a lavorare a fianco di colleghi con tampone positivo».

IN SVIZZERA SINDACATI POCO PRESENTI

Quali potranno essere le conseguenze della scelta di immolarsi per la causa sono un’incognita, ma Alexander, di formazione italiana, non ci sta e aggiunge: «Qui i sindacati non hanno forza, sono meno presenti ed il popolo rispetta le regole imposte, confermando fiducia nelle istituzioni. Dicono che non dovremmo avere grandi problemi, ma io da italiano non condivido».

Alexander è arrabbiato, ma quali sono le motivazioni di una soluzione tanto estrema? «Non è una questione di carica virale più bassa in chi non ha sintomi evidenti – spiega – qui è più forte la convinzione che un’adeguata e sistematica protezione con mascherina, guanti e prodotti disinfettanti possa contenere i contagi. La prova del nove sarà nei prossimi quindici giorni. Se le previsioni delle istituzioni si riveleranno fondate, allora potranno essere precursori di un modello di convivenza con il virus  da esportare. Ma se così non sarà, tra i camici bianchi si potranno moltiplicare i contagi con il rischio concreto di  collasso degli ospedali pubblici».

TRASFERIMENTI DI MALATI COVID DAI CANTONI

«Le terapie intensive ancora reggono, ma fino a quando?  – si domanda il medico italiano – se in questa seconda ondata sembriamo più preparati è perché abbiamo studiato le mosse del virus, sappiamo come si comporta ed abbiamo preso le prime contromisure. Come una politica di trasferimento dei malati Covid dalle zone più stressate a quelle meno raggiunte dai contagi. Questa politica ha consentito di ammortizzare poco l’onda d’urto. Ma non basta». La cartina dei contagi in Svizzera mostra una concentrazione contenuta in alcuni Cantoni, mentre in altri, in particolare al confine con Italia e Francia si denuncia una fragilità maggiore.

LISTE D’ATTESA SEMPRE PIÙ LUNGHE PER I MALATI COVID

«Il prossimo passo sarà di chiudere i reparti per mancanza di personale», ribadisce Alexander, che ritorna su quello che è il vero grande problema nell’era Covid. «Nel mio ospedale a breve saremo a corto di personale da destinare ai pazienti non Covid che ancora ci sono e sono molti. Ritarderemo visite e appuntamenti, ma ci sono situazioni che non si possono penalizzare. Come nella terapia del dolore dove abbiamo una serie di pazienti estremamente critici che non possono essere rimandati e che saranno le nostre priorità. Mentre i casi cronici gestibili che non hanno bisogno di cure urgenti verranno rimandati, non senza conseguenze – sottolinea, mentre porta l’attenzione su casi concreti -. Un tumore della pelle di pochi centimetri ad esempio, non a rischio infiltrazioni, verrà rimandato di qualche mese durante i quali la dimensione aumenterà e all’atto l’intervento risulterà più invasivo per il paziente».

SELEZIONI IN INTENSIVA, ORA CRITERI SCIENTIFICI

Scelte difficili che traslate su altri campi sanitari acquistano toni ancor più dolorosi, come la selezione obbligata dei pazienti da destinare alle terapie intensive. Linee guida che in Svizzera, come in altri paesi europei, sono una realtà. «È un argomento estremamente delicato intorno al quale è stata fatta una speculazione di informazione – sottolinea Alexander -. Nella prima ondata siamo arrivati ad una saturazione del sistema e in quella circostanza si era parlato di medicina di guerra, di selezione di pazienti in maniera cruda. Oggi non siamo a quei livelli quindi usiamo criteri scientifici con il massimo dell’etica e del rispetto delle persone».

«È evidente – conclude – che in Svizzera se si dovesse arrivare ad un collasso delle risorse si potrebbe andare incontro ad un triage “di guerra” dove si darebbe la precedenza a malati con più chance. Ma in questo momento non siamo in questa condizione, anche perché rispetto alla prima ondata cerchiamo di prevenire le conseguenze più gravi come trombo-embolie con nuovi farmaci. Dalla settimana scorsa si parla di una sperimentazione con un anticorpo monoclonale che sembra essere promettente, in attesa del vaccino».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
SARS-CoV-2, Clerici (Uni Milano): «Evolve in modo non favorevole. Vaccino unica arma che abbiamo»
Una ricerca dell’IRCCS Eugenio Medea e dell’Università degli Studi di Milano ha preso in esame più di 800 mila sequenze di SARS-CoV-2
di Federica Bosco
Covid-19 o peste? Il poema di fine 500 che sembra ambientato ai giorni nostri
Nella sua "Regola da preservarsi in sanità ne’ tempi di suspetto di peste", l'autore Marcantonio Ciappi provava a dare dei consigli in versi ai suoi concittadini: il lockdown, la quarantena, il coprifuoco e persino il "Green pass"
Terza dose di vaccino, chi deve farla e perché? È sicura? Le risposte dell’Aifa
Da lunedì 20 settembre la somministrazione della terza dose di vaccino è diventata realtà. L’Agenzia italiana del Farmaco risponde alle domande più comuni
Midollo, nuovi donatori in (lieve) aumento ma sono ancora pochi: +12,1% nei primi 8 mesi del 2021
Cresce il numero di iscritti al Registro IBMDR rispetto al 2020 ma prima della pandemia erano 10mila in più. Fino a sabato oltre 100 appuntamenti negli ospedali e nelle piazze con i volontari delle associazioni dei donatori per la settimana di sensibilizzazione “Match it now”
TSRM, Galdieri: «Tecnici di radiologia siano inseriti nelle équipe delle Case di Comunità»
La presidente della CdA nazionale dei TSRM Carmela Galdieri ricorda il periodo più difficile della pandemia: «Esperienza che porterò nella mia pratica professionale per tutta la vita». Poi promuove l’idea di creare un Direttore Asistenziale: «È una grande opportunità a favore della necessaria riorganizzazione del servizio sanitario»
di Francesco Torre
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 24 settembre, sono 230.619.562 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 4.729.061 i decessi. Ad oggi, oltre 6 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Salute

Aumentano i contagi tra i sanitari: 600% in più in un mese, l’84% sono infermieri

La presidente FNOPI Mangiacavalli interpreta i dati dell'ISS. Anche nel Regno Unito gli studi confermano che la protezione dall'infezione si riduce dopo 5 mesi dalla seconda dose per Pfizer e AstraZen...
Salute

Pericarditi e miocarditi dopo il vaccino, Perrone Filardi (SIC): «Casi rari e mai gravi»

Dopo i casi della pallavolista Marcon e del calciatore Obiang colpiti da pericardite e miocardite, la parola al professor Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto della Società Italiana di C...
di Federica Bosco