Salute 25 maggio 2018

Simeu, XI Congresso nazionale. Le sfide del futuro, la Presidente Ruggieri: «Fermare aggressioni e aumentare posti scuole di specializzazione»

«Nei Pronto Soccorso italiani, oltre alle emergenze sanitarie, tutto il personale è chiamato a gestire altre due grandi sfide: le aggressioni ai danni dei sanitari e il sovraffollamento. Preoccupante la riduzione dei posti nelle scuole di specializzazione». È questo lo scenario delineato da Maria Pia Ruggieri, Presidente e Responsabile Scientifico del Congresso Nazionale Simeu, all’apertura dei lavori della XI edizione

di Isabella Faggiano

Formazione, competenza e organizzazione. Sono questi i tre strumenti necessari per garantire cure di qualità, nel minor tempo possibile. Condizioni indispensabili in medicina, ancor di più per la gestione dell’emergenza-urgenza.

A fotografare la situazione dei Pronto Soccorso italiani è la Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, la Simeu, in occasione del suo XI Congresso Nazionale.  L’appuntamento, che si rinnova ogni due anni, è un’occasione per osservare le criticità del sistema, ma anche per tracciare le linee di sviluppo in una situazione di profonda e veloce trasformazione della sanità pubblica.

«La medicina dell’emergenza-urgenza – ha detto Maria Pia Ruggieri, Presidente e responsabile scientifico del Congresso Nazionale Simeu – è di fronte ad un cambiamento epocale. Bisogna adeguarsi alle nuove richieste di salute dei pazienti, sempre più anziani e pluripatologici».

Mutamenti ancor più difficili da gestire nelle corsie dei Pronto Soccorso dove, oltre ad occuparsi del dolore e delle ansie dei pazienti e dei loro familiari, i medici e gli infermieri devono fare i conti con due enormi difficoltà: le aggressioni ai danni del personale sanitario e il sovraffollamento.

«Dal 1 marzo al 30 aprile del 2017 – ha spiegato Maria Pia Ruggieri – abbiamo osservato 218 Pronto Soccorso e nel 63% delle strutture abbiamo riscontrato almeno un’aggressione fisica. Sottolineo almeno una, perché in diversi casi se ne contano molte di più. Senza considerare tutte le aggressioni verbali che, seppur meno gravi di quelle fisiche, sono frequenti e interferiscono con il lavoro di tutto il personale, incidendo sulla qualità dei servizi».  La Simeu, per la sua indagine, ha passato al setaccio il 33% delle strutture dell’emergenza-urgenza presenti sul territorio nazionale, distribuite nelle 20 regioni, per un totale di 53 Pronto Soccorso, 111 Dipartimenti di Emergenza Accettazione (Dea) di primo livello e 54 di secondo livello.

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«C’è un altro dato, emerso dalla nostra analisi, altrettanto preoccupante: nel 50% dei casi – ha sottolineato la presidente del Congresso Nazionale Simeu – le aggressioni si sono verificate dove il problema del sovraffollamento risulta più grave».

I dati della Simeu mostrano una situazione in peggioramento: «Eppure – ha continuato Ruggieri – il problema delle aggressioni potrebbe essere risolto, o quanto meno contenuto, in breve tempo istallando delle videocamere di sorveglianza e un sistema di allarme che sia facilmente attivabile – ad esempio con un pulsante – dai medici che hanno bisogno di aiuto. Si tratta di sistemi analoghi a quelli già utilizzati per video-sorvegliare ambienti pubblici di una certa rilevanza. Se siamo in grado di tenere al sicuro cose di un certo valore – ha aggiunto la presidente del Congresso Simeu – saremo sicuramente capaci anche di creare un sistema in grado di tutelare l’integrità fisica delle persone sul proprio luogo di lavoro».

Per risolvere il problema del sovraffollamento,  invece, Maria Pia Ruggieri, suggerisce “un piano di riordino”. «È necessario mettere in moto una macchina organizzativa simile a quelle utilizzate per gestire le maxi-emergenze o gli attentati. Con una sola sostanziale differenza: le grandi emergenze – fortunatamente – si verificano di rado,  mentre il sovraffollamento non è un problema stagionale, ma endemico. I Pronto Soccorso italiani sono sovraffollati 365 giorni all’anno».

Dal punto di vista organizzativo, dunque sono molti i nodi da sciogliere. Va meglio in tema di competenze e formazione.  La Medicina di Emergenza-Urgenza, in Italia, è arrivata circa 20 anni fa e nel 2009 è stata istituita la scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza. «Una scuola – ha detto la presidente del Congresso Simeu – che garantisce la preparazione di professionisti che studiano e si formano proprio per gestire la medicina di Emergenza-Urgenza». Un patrimonio straordinario di competenze che purtroppo è a rischio impoverimento. «La carenza di posti nelle scuole di specialità – ha aggiunto Ruggieri – è il principale problema della formazione. Sono troppo pochi per rispondere alle esigenze attuali. E saranno ancora più insufficienti – ha concluso – per rispondere a quelle del futuro».

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