Salute 12 Aprile 2019

Sanità pubblica, l’allarme di Costantino Troise (Anaao): «Detrazioni fiscali per fondi integrativi tolgono risorse a Servizio nazionale»

Un difficile rapporto quello che intercorre tra il servizio pubblico e la sanità privata. Per Troise «c’è bisogno di una spinta gentile a sostenere quei fondi che in qualche modo sostengono politiche della salute che incidono sui comportamenti di prevenzione e che quindi abbiano un riscontro sociale di benessere apprezzabile»

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Definanziamento e crescita dei costi hanno alimentato il mantra dell’insostenibilità della sanità pubblica. Ne è convinto Costantino Troise, presidente nazionale Anaao Assomed, intervenuto al convegno “La tempesta perfetta del Servizio Sanitario Nazionale”.

A quarant’anni dalla sua nascita il Servizio Sanitario Nazionale è attraversato da una crisi profonda che rischia di minare i suoi caratteri costituenti cosi come disegnati dalla Legge 833/78. «Il problema si pone soprattutto con l’esplosione recente dei fondi sanitari cosiddetti “integrativi” o sostitutivi che utilizzano corpose detrazioni fiscali che in qualche modo vengono sottratti alla fiscalità generale e quindi al finanziamento del servizio nazionale», spiega Troise a margine dell’incontro promosso da Anaao.

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Un difficile rapporto quello che intercorre tra il servizio pubblico e la sanità privata. «Questa libertà neo mutualistica è sostenuta da corpose detrazioni fiscali che arrivano al paradosso quasi di costituire una cifra doppia rispetto alla quota capitale che lo Stato spende per la sanità pubblica. – Continua il presidente nazionale Anaao Assomed – Allora si pone anche un problema sostanziale di equità, non si capisce fino a che punto sia equo che le tasse di tutti i ceti, anche i meno abbienti, vadano a sostenere la libertà di alcune parti sociali di costruire una mutua privata. Ed è chiaro un sistema che poggia su una crescita di un secondo e terzo pilastro, ma che si accompagna alla demolizione e ulteriore definanziamento del primo, trova l’opposizione dell’Anaao».

«C’è bisogno di una spinta gentile – conclude Troise – a sostenere quei fondi che in qualche modo sostengono politiche della salute che incidono sui comportamenti di prevenzione e che quindi abbiano un riscontro sociale di benessere apprezzabile. Ma andare a sostenere libertà di scelte individuali duplicando le prestazioni, come oggi accade, perché il 60% delle prestazioni garantite dai fondi è già fornita dal SSN a spese del pubblico, è una politica assolutamente dannosa».

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