Salute 9 Dicembre 2019

Ricerca, pochi fondi ma tante eccellenze. Leonardi (Carlo Besta): «Qui è difficile ma vale la pena restare»

Insignita del premio 100 eccellenze italiane, la ricercatrice Matilde Leonardi racconta la sua esperienza: «Da più di 30 anni mi occupo di ricerca sulla disabilità in Italia e nel mondo»

Appassionata e competente, tra le eccellenze italiane. Matilde Leonardi, neurologa e direttrice del centro ricerche sul coma Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano è il simbolo della ricerca italiana che non si arrende alle difficili condizioni “ambientali” del contesto italiano. «Sono solidale con i ricercatori che fanno fatica in termini di precarietà, in termini di soldi che non sono mai tanti» ci dice a margine della cerimonia in Campidoglio che ha premiato le 100 eccellenze italiane riconosciute dall’associazione Liber.

«Da più di 30 anni mi occupo di ricerca sulla disabilità in Italia e nel mondo» racconta ai microfoni di Sanità Informazione. La ricercatrice, 57enne, da anni si occupa di disabilità, salute pubblica, neurologia e politiche socio-sanitarie in Italia e all’estero. «La disabilità è stata un po’ il centro di molte ricerche – continua – che partivano da un concetto molto importante: la disabilità non è una condizione solo di salute, ma è la condizione di salute che una persona ha nel contesto in cui si trova. Sulla base di questo lavoro abbiamo sviluppato tantissime ricerche in cui cerchiamo di migliorare una politica per i diritti delle persone. È stato poi inevitabile studiare anche l’impatto dei disordini della coscienza. Lo stato vegetativo, lo stato di minima coscienza. Affascinanti misteri del nostro cervello che generano un’area di ricerca innovativa».

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Eppure la ricerca italiana continua a scontrarsi con scarsi investimenti ed eterno precariato. Come registrato nelle scorse settimane dal Sole 24 Ore, i nostri investimenti in R&S non arrivano all’1,4% del Pil. Lo stanziamento di fondi per il 2020 si è arrestato a 25 milioni di euro. Somme che ci allontanano dall’obiettivo che tutta l’Europa si è data per fine 2020, cioè il 3% del prodotto interno lordo. Ma anche dal più avvicinabile obiettivo nostrano dell’1,53%. «Proprio oggi in molti istituti di ricerca italiani si sta discutendo riguardo a un sistema che dovrebbe regolarizzare i ricercatori, – spiega Leonardi – ma lo si fa in una maniera che ancora penalizza da un punto di vista economico e mortifica le eccellenze del nostro parterre di ricercatori».

«Mi auguro ci sia la volontà di non soffocare i ricercatori che restano, – continua – che sono i cervelli che vanno e che tornano. La ricerca è un percorso e io mi auguro che l’Italia abbia le condizioni per tenere i nostri ricercatori. Anche noi che siamo più vecchi abbiamo la responsabilità di favorire tutte le condizioni per tenere i nostri ricercatori in Italia. È molto difficile ma vale la pena restare. C’è una ricerca italiana che è unica e che si fa non solo in Italia ma anche con i nostri ricercatori che vanno all’estero. Dobbiamo essere in grado di farli rientrare e di attrarli».

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