Salute 5 Luglio 2019

Ricerca clinica, in Italia pochi fondi pubblici e troppa burocrazia. Mandelli (Fofi): «Serve credito di imposta totale per le aziende»

Il Presidente della Federazione Ordini farmacisti Italiani interviene sul tema della ricerca clinica: «Nonostante le difficoltà la capacità dei nostri ricercatori è così forte che vince ogni fatica e i loro successi sono i successi di una Italia che non si vuole arrendere»

Immagine articolo

L’Italia, purtroppo, non brilla in Europa negli investimenti per la ricerca: il nostro Paese, anche secondo l’ultimo Documento di economia e finanza, potrà raggiungere al massimo la quota dell’1’53% nel 2020 nel rapporto tra investimenti nella ricerca e Prodotto interno lordo. Ma allora cosa si può fare per invertire il trend? Se n’è parlato al Convegno “Ricerca clinica in Italia” nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera convocato dall’AFI, l’Associazione Farmaceutici dell’Industria, da Fadoi, Società scientifica di medicina interna e da GIDM, Gruppo italiano Data Manager. Sono state sviluppate anche alcune delle proposte emerse al 5° Convegno Nazionale sulla Ricerca indipendente in Italia: dall’aumento dei fondi per la ricerca alla semplificazione burocratica fino alla possibilità di valutare i Direttori generali delle Asl e degli IRCCS anche in base alla promozione della ricerca clinica. «C’è una grande asimmetria tra cittadino e Stato. Lo Stato si può permettere molto, il cittadino poco. Il peso burocratico nella ricerca diventa un costo occulto che non facilita sotto questo profilo», sottolinea a Sanità Informazione Andrea Mandelli, deputato Forza Italia e Presidente della FOFI, Federazione Ordini farmacisti Italiani. Secondo Mandelli una delle soluzioni è quella di garantire alle aziende un credito di imposta totale sulla ricerca.

LEGGI: RICERCA CLINICA, ECCO NORA: IL SOFTWARE AL SERVIZIO DEI PAZIENTI E DELLA SCIENZA

Presidente, la situazione della ricerca clinica non è facile in Italia, perché il famoso 3% del Pil è lontano, è all’1,29% e ci sono tanti oneri burocratici. Voi cosa chiedete al governo, cosa si può fare per facilitare e aiutare la ricerca?
«Sostanzialmente quello che abbiamo sempre ritenuto fondamentale nel Paese che sicuramente annovera le menti più brillanti sotto il profilo della ricerca: ci viene riconosciuto in tutto il mondo questa nostra capacità, questa nostra italianità, rigorosi ma anche creativi quando serve. Bisognerebbe riuscire a fare in modo che le aziende abbiano un credito di imposta totale su quello che possono fare ed investimenti che siano controllati, certificati. Sarebbe importante cercare di fare in maniera che tutta la burocrazia, che è una malattia del paese, possa essere valutata per una volta dalla parte di chi fa rispetto allo Stato che chiede. C’è una grande asimmetria tra cittadino e Stato. Lo Stato si può permettere molto, il cittadino poco. Il peso burocratico nella ricerca diventa un costo occulto che non facilita sotto questo profilo. Purtroppo il Paese è in un momento un po’ delicato però non possiamo neanche dire che sia un momento particolarmente delicato, perché se siamo sempre così vuol dire che questo è il nostro sistema metrico decimale. Anche in legge di Bilancio ho sempre insistito per avere molta più flessibilità per le aziende che fanno ricerca, ricerca seria, capacità di mettersi dalla loro parte, non solo dalla parte del burocrate che valuta tutto con un timbro o con una facile spunta dei documenti che sono necessari per arrivare alla fine del percorso. È un auspicio perché i problemi del Paese sono tantissimi e comunque i dati su quanto investiamo in ricerca sono molto lontani dal necessario ma anche da quello che è previsto dalla normativa».

Non è un paradosso che i ricercatori italiani sono i più bravi, ma nonostante questo quello che si destina alla ricerca è poco. Forse bisognerebbe favorire la sinergia pubblico-privato…
«Per forza. Sarebbe fondamentale anche che le università fossero più in grado di dare una mano allo sviluppo, alla ricerca pubblica, con fondi che devono essere parametrati a quelle che sono le sono le necessità di una ricerca. Purtroppo questo non è così ma nonostante tutto ciò tengo a sottolineare che la capacità dei nostri ricercatori è così forte che vince ogni fatica e i loro successi sono i successi di una Italia che non si vuole arrendere».

Articoli correlati
Coronavirus, il ministero della Salute: «Al via bando per la ricerca su Covid-19»
«Ciascun progetto selezionato potrà ricevere fino ad un milione di euro, dei 7 milioni complessivamente stanziati» spiega il ministero. Speranza: «Priorità alle proposte in grado di evidenziare, già nella presentazione dei dati preliminari, l’applicabilità dei risultati ai processi di cura»
Covid-19 in giovani sani, perché alcuni sono asintomatici e altri in terapia intensiva? La risposta (forse) nei geni
Dalle mutazioni del recettore ACE2 alle differenze nel sistema dell'antigene leucocitario umano, le ipotesi in campo
Coronavirus, al via studio sul rapporto tra gravità dell’infezione e patologie preesistenti
Coordinata dall’I.R.C.C.S. Neuromed, parte una ricerca che ha già visto l’adesione di 18 centri clinici su tutto il territorio nazionale, con un notevole interesse anche da centri internazionali
Contagi tra medici, Fadoi: «Subito i test e studio su personale». Aderiscono all’appello associazioni e società scientifiche
«Il bollettino quotidiano degli operatori sanitari contagiati dal virus SARS -Cov-2 cresce ogni giorno – si legge nel comunicato della Fadoi, Federazione dei medici internisti – . Solo ieri l’Istituto superiore di sanità ha registrato oltre 6.400 casi e la Fnomceo segnalava tra il personale medico ben 41 decessi». «E negli ultimi giorni – continua […]
Coronavirus, Spallanzani e Fondazione Toscana Life Sciences insieme per lo sviluppo di anticorpi monoclonali
L’Istituto Spallanzani e la Fondazione Toscana Life Sciences annunciano un accordo per lo sviluppo di anticorpi monoclonali in risposta all’infezione da SARS-CoV-2
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del Coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 4 aprile, sono 1.120.752 i casi di Coronavirus in tutto il mondo, 58.982 i decessi e 227.019 le persone che sono guarite. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I CASI IN ITALIA   Bolletti...
Salute

Visite domiciliari, cure precoci e controllo da remoto: con il ‘modello Piacenza’ il coronavirus si sconfigge casa per casa

L’oncologo Luigi Cavanna, dell’ospedale di Piacenza, racconta: «Se i sintomi sono quelli del Covid, facciamo un’ecografia e diamo gli antivirali e strumenti di controllo. Poi monitoriamo a dist...
Lavoro

Coronavirus, lo psicologo: «Personale sanitario svilupperà disturbi post traumatici. Attivare subito supporto psicologico»

«Non sentono ancora ciò che stanno provando, lo capiranno più avanti. Parte del personale sanitario ne uscirà ancora più fortificato, ma quelli che non sono in grado di sopportare un carico emoti...