Salute 12 novembre 2018

Ricerca, a rischio l’EBRI fondato da Rita Levi Montalcini. Appello dei vertici a Mattarella: «Senza finanziamenti in legge di Bilancio chiudiamo»

I ricercatori dell’Istituto sono impegnati in progetti europei. È una scuola di eccellenza nello studio dell’Alzheimer. Il Direttore generale Nisticò: «Sarebbe insensato disperdere questo capitale di conoscenza e sviluppo»

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È una delle eccellenze della ricerca italiana ma ora rischia la chiusura. Parliamo dell’EBRI, l’Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello fondato da Rita Levi Montalcini, che non è stato inserito nella proposta del Governo della legge di Stabilità.

I vertici dell’Istituto hanno lanciato un SOS al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Nonostante questi successi, oggi l’EBRI vive una fase delicata in quanto dovrebbe essere assicurata dal governo la continuità dei finanziamenti necessari per condurre le ricerche già approvate dalla Commissione Europea e da altri prestigiosi organismi internazionali – spiega il Direttore Generale Nisticò – Sarebbe insensato, per la nostra società, dopo lo straordinario impegno da noi profuso per trovare risorse private per la realizzazione dei laboratori di avanguardia dell’Istituto Rita levi-Montalcini, disperdere questo capitale di conoscenza e sviluppo, nato dalla volontà e dalla visione del nostro premio Nobel, e valorizzato e sviluppato dai nostri giovani ricercatori che lo Stato considera invisibili».

L’EBRI, nel cui Comitato Scientifico hanno figurato negli ultimi anni ben cinque Premi Nobel, svolge ricerche sui meccanismi delle principali patologie del cervello (Alzheimer, Parkinson, dolore cronico, malattie genetiche rare, disturbi dello spettro autistico, patologie oculari degenerative), sviluppando brevetti e candidati farmaci.

Secondo il professor Antonino Cattaneo, Presidente dell’EBRI, «le ricerche di eccellenza portate avanti dai nostri ricercatori hanno un fortissimo impatto traslazionale. Sono convinto che, nel medio termine, EBRI si renderà autosufficiente, attraverso lo sfruttamento di una ricca pipeline di brevetti generati dalle ricerche svolte dai suoi giovani ricercatori, contribuendo alla conoscenza ed alla soluzione di gravissime patologie che affliggono la nostra società. Ma questo ciclo virtuoso di traslazione dei risultati della propria ricerca di base, già ben avviato dall’EBRI, deve essere sostenuto, senza interrompere la continuità del contributo pubblico. Giovani ricercatori e studenti di dottorato formati all’EBRI occupano oggi posizioni in prestigiosi istituti di ricerca nazionali ed europei, a riprova della qualità della formazione ricevuta».

EBRI rappresenta una assoluta eccellenza nelle ricerche sulla malattia di Alzheimer, per la quale oggi non c’è una cura. Il Nerve Growth Factor (NGF), la scoperta che ha dato il Nobel alla Montalcini e sul quale EBRI è leader mondiale, rappresenta una nuova speranza terapeutica per il trattamento della malattia di Alzheimer. EBRI ha sviluppato una variante del NGF, la cosiddetta forma “painless NGF”, che ha enormi potenzialità per il trattamento della malattia di Alzheimer e di numerose altre patologie. Ricercatori dell’EBRI hanno poi sviluppato anticorpi terapeutici contro le due proteine killer dell’Alzheimer, la proteina Tau.

Secondo l’Istituto, la mancata riconferma del contributo straordinario per l’EBRI, ricevuto negli ultimi dieci anni, porterebbe alla impossibilità di mantenere la struttura con cui portare avanti i progetti in corso, con conseguenze quali la restituzione dei finanziamenti ricevuti dall’estero, licenziamento dei ricercatori, interruzione di dottorati di ricerca e tesi di laurea, e mancati rinnovi di borse di studio per i giovani ricercatori. L’EBRI, di fatto, sarebbe costretto a chiudere. «Rivolgiamo un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché intervenga con la Sua autorevolezza affinché il Parlamento discuta ed approvi un emendamento alla legge di bilancio che mantenga in vita l’EBRI (European Brain Research Institute), fondato da Rita Levi-Montalcini», comunicano allarmati Antonino Cattaneo e Giuseppe Nisticò.

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