Salute 2 Luglio 2020

Psicologo di famiglia, la Puglia è l’unica regione d’Italia a prevederlo in una legge regionale

Lazzari (CNOP): «Auspichiamo cornice nazionale più precisa. Una recente proposta del Pd prevede la presenza di uno psicologo delle cure primarie ogni 5 medici di famiglia»

di Isabella Faggiano
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Se prima era necessario mettersi in fila alla Asl per chiedere un appuntamento con uno psicologo convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale, ora sarà sufficiente bussare alla porta del proprio medico di famiglia. Ma solo in Puglia. È questa, infatti, la prima ed unica regione ad aver emanato una legge che prevede l’istituzione dello psicologo di famiglia o delle cure primarie, così come previsto da una norma del decreto Calabria del 2019.

«In poche altre regioni, come l’Umbria –  spiega David Lazzari, presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi – ci sono state delle sperimentazioni finanziante dalla regione, che hanno consentito di affiancare lo psicologo al medico di medicina generale, ma mai una vera e propria legge regionale».

Il servizio pugliese avrà la durata di un anno: «Sarà attivato sicuramente entro la fine del 2020 – assicura Vincenzo Gesualdo, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia – poiché è già stata istituita una copertura finanziaria anche per l’anno in corso».

In tutto saranno nove gli psicologi di famiglia presenti nelle Asl pugliesi per lavorare in sinergia con i medici di base e i pediatri di libera scelta. «Un numero obbligato – continua Gesualdo -. In base al budget disponibile, sceso da due milioni e mezzo di euro a 700 mila euro, non sarebbe stato possibile coinvolgere più psicologi. Ma è comunque un gran risultato considerando che l’iter che ci ha condotto fin qui è durato ben 4 anni».

I nomi e i cognomi dei professionisti che parteciperanno al progetto ancora non si conoscono: «La scelta degli psicologi sarà effettuata in base alle indicazioni contenute nei decreti applicativi di cui siamo ancora in attesa», spiega il presidente dell’ordine pugliese.

Intanto, anche a livello nazionale è spuntata qualche novità per rispondere ad un aumento della richiesta di sostegno psicologico: durante l’emergenza Covid la percentuale di cittadini che ha avuto la necessità di ricorrere all’analisi è passata dal 40% al 62%. «La sera del 27 giugno – racconta Gesualdo – ha ottenuto l’approvazione in commissione Bilancio un emendamento in cui si legge che “in deroga all’art. 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n.165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) fino al 31 dicembre 2021 potranno essere conferiti incarichi per lavoro autonomo anche di collaborazione coordinata e continuativa a professionisti del profilo di psicologo di cui alla legge 56/89 (Requisiti per l’esercizio dell’attività di psicologo.) regolarmente iscritti all’albo professionale”. Questo vuol dire che sarà possibile stipulare delle convezioni tra Asl e psicologi, laddove se ne ravvisasse la necessità, fino al 31 dicembre 2021».

Tutti segnali positivi che la categoria professionale spera possano trasformarsi in veri e propri cambiamenti:  «Auspichiamo una legge nazionale che definisca una cornice più precisa per lo psicologo delle cure primarie – dice il presidente nazionale Lazzari -. Ed una recente proposta del Pd va proprio in questa direzione, prevedendo la presenza di uno psicologo di famiglia ogni 5 medici di famiglia. Quanto tempo ci vorrà affinché questa proposta diventi legge dello Stato? Difficile prevederlo. Ma si spera che l’emergenza Covid ci abbia insegnato che la sanità italiana necessita di alcuni fondamentali cambiamenti. E garantire l’assistenza psicologica nell’ambito delle cure primarie –  conclude Lazzari – è sicuramente uno di questi».

 

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