Salute 20 Dicembre 2021 12:30

PNRR, Mantoan (Agenas): «Mmg e infermieri di comunità saranno cardine del nuovo modello organizzativo»

Il direttore generale dell’Agenas: «Il Dm 71 è l’anima del PNRR. La definizione degli standard organizzati è la vera innovazione del documento: è stato fissato il numero minimo di professionisti sanitari necessari a garantire l’attuazione dei modelli della sanità del futuro»

«La realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) non sarà un traguardo, ma un punto di partenza». Ne è convinto Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali che, con le Regioni, le Istituzioni e gli esperti del mondo della sanità, sta redigendo il Dm 71, un documento fondamentale per la realizzazione del PNRR. Nella Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, infatti, si parla di case e ospedali di comunità, di centrali operative territoriali, ma senza che ne siano specificati i modelli organizzativi.

Perché il Dm 71 è innovativo

«Il Dm 71 offrirà un’anima ad ognuna di queste strutture – sottolinea Mantoan -. La definizione degli standard organizzati è la vera innovazione contenuta nel documento. Grazie al Dm71 è stato definito il numero minimo di professionisti sanitari necessari a garantire l’attuazione dei modelli previsti nel PNRR. Solo per fare un esempio, ci sarà bisogno di almeno 20-30 mila infermieri in più rispetto a quelli attualmente operativi. Queste cifre, poi, permetteranno anche di rivedere i fabbisogni formativi a cui l’università dovrà conformarsi».

Un lavoro di squadra

Il Dm 71, redatto in linea con i principi del PNRR, è prossimo alla consegna: «Medici di medicina generale e infermieri di famiglia e di comunità saranno i professionisti cardine del nuovo modello organizzativo. Un modello incentrato sui concetti di vicinanza e prossimità, che punta a rafforzare l’assistenza ai malati cronici e ad aumentare la disponibilità di cure domiciliari», spiega il dg dell’Agenas. Obiettivi importanti che possono essere raggiunti solo attraverso un lavoro di squadra: «Il documento – continua Mantoan – ha analizzato le competenze di tutte le professioni sanitarie. Nessuna può essere esclusa da questo importante progetto: la multidisciplinarietà, l’inter-professionalità sono colonne portanti del nuovo modello».

Accanto ai medici di medicina generale, dovranno operare anche gli assistenti sociali e tutti i professionisti sanitari, dall’area della riabilitazione, alla prevenzione fino a quella tecnica. «Grazie agli importanti investimenti previsti nell’ambito della telemedicina anche il lavoro dei tecnici di radiologia potrà spostarsi a domicilio, portando le strumentazioni fino al letto del paziente. Televisite e teleconsulti – aggiunge il dg – permetteranno di instaurare un contatto constante con i professionisti  che, anche a distanza, contribuiranno a migliorare il “prodotto salute”».

Cinque anni di “preparativi”

Un progetto ambizioso, dunque, su cui saranno puntati i riflettori della politica e del mondo della sanità per i prossimi 5 anni. «Il tempo che abbiamo a disposizione è breve (i progetti previsti nel PNRR dovranno essere realizzati entro il 2026). E, per questo, non c’è un minuto da perdere. I prossimi 5 anni – assicura il dg dell’Agenas – saranno fondamentali per innescare nuovi e virtuosi meccanismi assistenziali e per adeguare la capacità formativa delle università italiane». E anche quando l’ultimo tassello sarà inserito saremo solo all’inizio di un ambizioso percorso: «Il PNRR – ribadisce Mantoan – non è un traguardo, ma un punto di partenza». Ma, come recita un vecchio detto, “chi ben comincia è a metà dell’opera”.

 

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