Salute 13 novembre 2018

Morbillo, Simit: «Nel 2018 cento casi in operatori sanitari. Italia fanalino di coda in Europa per lotta a malattia»

La denuncia della Società italiana malattie infettive e tropicali: «Ad oggi, e vista la situazione, l’obbligo vaccinale rigorosamente applicato resta l’unica via percorribile per un periodo che non è possibile prevedere di breve durata. Bisogna rilanciare la vaccinazione anche in ampi strati di giovani adulti rimasti fuori dagli interventi di prevenzione»

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«Cento dei casi di morbillo verificatisi quest’anno sono stati segnalati in operatori sanitari. Dei casi tra questi in cui è noto lo stato vaccinale, 83 non erano mai stati vaccinati, mentre 8 erano stati vaccinati in maniera incompleta. È assolutamente inaccettabile che un operatore sanitario non sia protetto e di conseguenza non protegga i suoi assistiti, evitando di contribuire alla diffusione dell’infezione». Ad accendere i riflettori sull’emergenza morbillo negli operatori sanitari è una nota della Simit, la Società italiana malattie infettive e tropicali, giunta a poche ore dall’intervento del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi che ha sottolineato la necessità di prevedere l’obbligo vaccinale anche per gli operatori sanitari.

«L’età mediana degli operatori sanitari colpiti da morbillo, 35 anni, – prosegue la Simit – e l’età mediana dei casi di morbillo segnalati in Italia quest’anno, 25 anni, rivelano come a rischio di contrarre questa malattia siano anche gli adulti non vaccinati o che non si siano infettati in età infantile. Tra questi, molte donne in età fertile, che dovrebbero assolutamente vaccinarsi prima di intraprendere una gravidanza. Altrettanto necessario è provvedere alla vaccinazione degli operatori sanitari non vaccinati e che non abbiano contratto il morbillo nell’infanzia».

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Dal gennaio 2017, i casi di morte per morbillo in Italia sono stati 17, soprattutto in bambini e adulti immunodepressi. I casi di morbillo quest’anno, al 30 settembre, sono stati 2.295. Dall’inizio del 2013 i casi segnalati sono stati 12.787. «Una vergogna – commenta la Società – che ci pone nella posizione di fanalino di coda in Europa nella lotta contro una malattia eliminabile e che alimenta giudizi negativi sull’efficienza del Sistema sanitario nel nostro Paese, con possibili ricadute negative anche sulla scelta dell’Italia come meta turistica».

Secondo la Simit, «è ora di denunciare le responsabilità che in tutto questo competono a chi, preposto per dovere d’ufficio a garantire la salute della popolazione, invece di far rispettare con fermezza la legge sull’obbligo vaccinale, traccheggia assumendo posizioni contraddittorie, generando confusione e favorendo gli irresponsabili che su posizioni egoistiche cercano scappatoie agli adempimenti di legge. Gli infettivologi italiani – prosegue la nota – non possono che esprimere il loro completo dissenso verso qualsiasi posizione che possa indurre a ritenere che i problemi inerenti le vaccinazioni siano da considerarsi superati o di prossima risoluzione o che si dia spazio a tentativi di aggirarli con scappatoie non suffragate da alcun fondamento scientifico».

«A oggi, e vista la situazione, l’obbligo vaccinale rigorosamente applicato resta l’unica via percorribile per un periodo che non è possibile prevedere di breve durata. Bisogna rilanciare la vaccinazione anche in ampi strati di giovani adulti rimasti fuori dagli interventi di prevenzione. Non solo le coperture richieste dall’Oms e dall’evidenza scientifica contro le infezioni prevenibili mediante vaccinazione non sono ancora state raggiunte, ma anche solo il pieno mantenimento nel tempo della copertura vaccinale nei nuovi nati in più anni consecutivi potrà permettere il conseguimento dei risultati necessari. Ogni ulteriore sottovalutazione in questo momento può essere foriera di pericolose conseguenze ai danni della salute pubblica e soprattutto ai danni delle componenti più fragili della popolazione, come i bambini immunodepressi, che non potendo praticare i vaccini o non potendo beneficiare di essi, vengono protetti solo dall’immunità di gregge, cioè dalle vaccinazioni praticate dagli altri che impediscono la circolazione delle infezioni», conclude la Società.

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