Salute 24 ottobre 2017

Migranti, nell’anniversario strage di Lampedusa Pietro Bartolo si racconta: «Io, in trincea da 25 anni e record infame sulle spalle»

Quattro anni fa il naufragio e la morte di 368 persone diede il via all’operazione Mare Nostrum: tra critiche e apertura, l’Italia ancora in prima linea nel salvataggio e nell’accoglienza. Il medico protagonista di ‘Fuocoammare’: «La realtà degli sbarchi edulcorata dai media. Necessario abbattere pregiudizi»

Ventisei anni al fronte. Un fronte che si chiama Lampedusa, e che ha la sua roccaforte presso la banchina del Molo Favaloro: punto di arrivo di oltre 300mila persone, un miraggio per tante, troppe anime che non ce l’hanno fatta. Per il dottor Pietro Bartolo, Responsabile Presidio Medico Lampedusa e protagonista del film documentario ‘Fuocoammare’, l’accoglienza e le cure ai migranti sono ormai pane quotidiano.

«A Lampedusa ci occupiamo del fenomeno dell’immigrazione approcciandolo non solo da un punto di vista sanitario ma anche umano, che è la cosa più importante. Un approccio che a noi non costa niente, e che per loro invece significa tanto. Sono reduci da torture e sofferenze immani, che i media, con i loro tempi ristretti, non riescono a raccontare e far comprendere fino in fondo. Ho battuto un record, un record infelice: sono il medico che ha fatto più ispezioni cadaveriche al mondo. Quelle che gestiamo sono situazioni particolarmente difficili. I gommoni utilizzati dai trafficanti sono in realtà canotti, gli basta un buco o un’onda per affondare».

LEGGI ANCHE: PIETRO BARTOLO, DOPO GLI OSCAR TORNA SANITÀ DI FRONTIERA: «DI NUOVO SUL CAMPO PER TUTELARE SALUTE E ACCOGLIENZA»

E poi il ricordo di un anniversario importante, una data in cui doveva cambiare tutto ma in sostanza non cambiò niente. Anzi. «Dal 3 ottobre 2013, anniversario della strage nel canale di Lampedusa l’Italia con grande civiltà ha attuato un giro di vite e ha messo in campo l’operazione Mare Nostrum per evitare il ripetersi di simili tragedie. Operazione in un primo momento molto criticata ma poi condivisa dal resto d’Europa attraverso altre operazioni analoghe. Ma proprio da quel giorno, paradossalmente, sono aumentati i naufragi e i morti. Questo succede perché i trafficanti approfittando della presenza dei soccorsi a poche miglia dalla costa libica hanno cominciato a usare questi pericolosissimi gommoni. Siamo quindi davanti a malattie “nuove” – la malattia dei gommoni, l’ipotermia, la disidratazione, la scabbia (che è facilmente curabile) –  ma la più grave malattia che siamo costretti ad affrontare è la loro devastazione psichica. Queste persone, come sapete, scappano da guerre, torture, da persecuzioni religiose e di altro tipo, scappano nel deserto – dove ne muoiono tantissimi – poi arrivano in Libia vale a dire nell’inferno più totale dove le donne vengono violentate e gli uomini torturati».

E come possono i nuovi medici, che si approcciano per la prima volta a questo fenomeno, riuscire a gestirlo? «Attraverso corsi di formazione ad hoc, che mi hanno subito trovato disponibile a condividere quello che ho appreso in questi 25 anni. Per approcciarsi correttamente al fenomeno bisogna avere le competenze più disparate, non solo strettamente mediche, perché queste persone non portano malattie gravi o preoccupanti per il territorio nazionale, ma un profondo disagio e stress psicologico, quello sì. Inoltre, è compito del medico intervenire affinché vengano eliminate quelle ostilità così diffuse dovute alla cattiva informazione e al terrorismo mediatico ad opera di alcuni politici. Le persone non sono cattive, neanche quelle che alzano barricate o quelle che fabbricano molotov, sono state semplicemente mal informate e manipolate. E il nostro compito è cercare con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione (io l’ho fatto con il film “Fuocoammare”, e con il libro “Lacrime di sale”) di far cadere questi pregiudizi».

Articoli correlati
Foad Aodi (Amsi): «È nata la “Rete delle Università italiane per il Corno d’Africa” su impulso del Vice Ministro Emanuela Del Re
L’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), le Comunità del mondo arabo in Italia (Co-Mai) insieme al Movimento internazionale interprofessionale “Uniti per Unire“, con tutte le proprie associazioni aderenti, plaudono all’iniziativa coraggiosa, concreta, prestigiosa della “Rete delle Università Italiane per il Corno D’Africa”, che agisce nel nome della solidarietà. L’iniziativa è indetta dal Vice Ministro […]
Migranti, tutela della salute e formazione: cinque azioni per gestire il fenomeno
Francesco Aureli, Presidente “Onlus Sanità Di Frontiera – Salute Senza Confini”: «Dopo le ultime tragedie nel Mediterraneo è il momento dell’azione concreta»
Migranti, Foad Aodi (AMSI): «Con il rapporto Oms sul “falso mito” che gli immigrati portano malattie, è finita la pacchia degli spot da bar»
Grande soddisfazione viene espressa dall’Associazione Medici di Origine straniera in Italia (AMSI) e dalla Confederazione Internazionale-Unione Medica Euro Meditteranea (UMEM) insieme a tutte le associazioni aderenti al movimento Internazionale Uniti per Unire, dopo il recente rapporto curato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha sancito la totale inconsistenza delle teorie che affermano che «gli immigrati portano […]
Il primo rapporto OMS sulla salute di migranti e rifugiati, che non portano malattie
Migranti e rifugiati arrivano in Europa in buona salute, ma gli spostamenti e le condizioni di vita nei Paesi ospitanti aumentano il rischio di malattie
Libia, Foad Aodi (Amsi): «Basta morti nel mare, è finita la pacchia sulla pelle dei migranti»
Ancora tragedie del mare. 117 migranti, tra cui donne e bambini, sono morti lo scorso weekend a causa dell’affondamento di un gommone a largo della Libia. L’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l’Unione medica euro mediterranea (Umem) insieme alle associazioni aderenti al movimento Internazionale “Uniti […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Taglio pensioni e quota 100, che succede ai medici iscritti all’Enpam? Parla il vicepresidente Malagnino

Ad agosto le prime uscite dei dipendenti pubblici con 62 anni di età e 38 di contributi. Secondo i sindacati, saranno circa mille i medici che ogni anno approfitteranno della riforma pensionistica, c...
Lavoro

Ex specializzandi: nel 2018 dallo Stato rimborsi per oltre 48 milioni e nuovi ricorsi sono pronti per il 2019

La "road map dei risarcimenti" regione per regione: Lazio in testa con 9 milioni, sul podio Lombardia e Sicilia. Più di 31 milioni al centro-sud con la Sardegna in forte crescita. Pronta la nuova azi...
Mondo

Da Messina alla Nuova Zelanda, la storia del fondatore di Doctors in Fuga: «Così aiuto giovani medici ad andare all’estero»

Stipendi più alti, maggiore attenzione al merito, assenza di contenziosi legali grazie ad una migliore comunicazione tra medici e pazienti. Davide Conti è in Nuova Zelanda da nove anni e non ha alcu...