Salute 6 febbraio 2019

Manifesto Fine Vita, infermieri in prima fila. Mangiacavalli (Fnopi): «Vogliamo firmare e partecipare a decisioni»

«Dignità, ascolto e rispetto, valori alla base del sapere e dell’agire infermieristico. Diamo avvio a rete per accesso alle cure palliative e terapia del dolore». Così la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli

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«La nostra professione si realizza nell’incontro con l’assistito indipendentemente dal credo religioso, politico e dalle questioni di genere». Lo dichiara Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche a margine della presentazione a Roma del Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita, promosso dalla Asl Roma 1, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Tavolo Interreligioso di Roma.

In occasione dell’incontro che ha visto confrontarsi cristiani, ebrei, musulmani, induisti e buddisti sul delicato tema del Fine Vita, la presidente Fnopi ha sottolineato l’importanza della funzione dell’infermiere nell’alleanza terapeutica e quanto la categoria abbia un ruolo di primo piano non solo nell’approccio di cura, ma anche nel contatto umano con il paziente. «Ora dobbiamo dare applicazione a questo importante Manifesto – sottolinea -, bisogna dotarsi di concreti strumenti di lavoro e noi infermieri stiamo già facendo la nostra parte, ad esempio, sul fronte delle cure palliative, il cui accesso deve essere un diritto imprescindibile da tutelare in ogni sede».

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«Sicuramente la nostra professione ha un valore importantissimo nella relazione con l’assistito – prosegue -, perché l’assistenza infermieristica si realizza nell’incontro con l’altro e con tutto il suo insieme di valori, principi e diversità». Proprio per queste ragioni la Federazione «vuole aderire al Manifesto e sottoscriverlo il prima possibile per garantire i diritti, le cure, il rispetto e la dignità del paziente» che si trova nella fase finale della vita in strutture sanitarie.

«Il momento del Fine Vita è una fase particolarissima nel percorso di ogni persona indipendentemente dal suo credo religioso, sia essa adulta che bambina – prosegue la Mangiacavalli -. Ed è un momento in cui l’infermiere è presente, forse più di altre figure professionali, per ruolo, per funzione e per responsabilità assistenziale».

Per riuscire ad essere sempre all’altezza di questo compito «cerchiamo di migliorare e rendere più mature le nostre risorse – conclude -, grazie ad una formazione continua non solo sugli aspetti sanitari ma anche culturali, etici e deontologici».

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