Salute 24 Gennaio 2019

«Ma chi me lo fa fare?». Ecco perché lo sport all’aria aperta fa bene… soprattutto in inverno

Il Professor Calò del Policlinico Casilino di Roma e docente di Consulcesi Club spiega a Sanità Informazione i motivi per cui è fondamentale affrontare il gelo e non interrompere la propria attività fisica: «Le soluzioni per tenersi in forma anche nei mesi più freddi e piovosi ci sono, basta fare tutto con intelligenza»

Immagine articolo

Coprirsi bene, magari a strati, e fare almeno 10 minuti di riscaldamento per «avere una vasodilatazione adeguata». Prediligere corse o camminate veloci in boschi e prati (ma attenti a talloniti e tendiniti) ed evitare di fare attività fisica all’aria aperta quando freddo e pioggia sono eccessivi. In generale, però, il consiglio più importante è quello di non rinunciare al movimento nei mesi invernali perché «la continuità nell’attività fisica è fondamentale». Sono questi alcuni dei consigli che il Professor Leonardo Calò, Direttore Uoc di Cardiologia del Policlinico Casilino di Roma e docente di Consulcesi Club, dà a tutte quelle persone che hanno difficoltà a perseverare nell’attività fisica anche in inverno a causa delle condizioni meteo non sempre ottimali. Eppure proprio lo sport – anche se leggero – all’aria aperta e in giornate di sole – anche se fredde – pare essere la cura più efficace contro la “depressione”, sia fisica che mentale, tipica dei mesi invernali (così come spigato in un recente articolo della Gazzetta dello Sport). La luce del sole, fondamentale per l’innalzamento della serotonina, e l’aria pulita hanno effetti benefici immediati sul corpo e sull’umore di chi persevera, anche in inverno. Ma non dimentichiamo  che secondo la Società Italiana di Cardiologia esiste una relazione pericolosa tra bassa temperatura e lo sforzo fisico che fa salire al 34% il pericolo di infarto in pazienti ad alto rischio cardiovascolare. E dunque, come comportarsi per effettuare un’attività fisica sicura anche in inverno?

Professor Calò, quali sono i benefici dell’attività fisica all’aria aperta in inverno, cioè quando le condizioni metereologiche tendono ad essere non proprio invitanti?

«Il primo e più valido motivo per fare attività fisica in inverno è per non renderla discontinua. Molto spesso accade che una persona tende a fare il possibile per tenersi in forma in estate, o comunque in condizioni climatiche favorevoli. Nelle giornate un po’ più fredde o con pioggia, la stessa persona magari tenderà a mollare e a rimandare tutto a quando il tempo sarà più idoneo. Questo è un atteggiamento molto negativo perché la continuità dell’attività fisica è uno degli aspetti più impattanti per la nostra salute. Non c’è bisogno di prestazioni ‘eroiche’. Basta un’attività moderata come lunghe passeggiate a passo veloce o jogging. Si può anche andare in una palestra a fare tapis roulant o cyclette. Le soluzioni per tenersi in forma anche nei mesi più freddi, insomma, ci sono, ma bisogna farlo con intelligenza. Ad esempio, è evidente che, durante le stagioni invernali, la fase del riscaldamento deve essere curata con più attenzione, al fine di evitare strappi muscolari e problemi simili. Con un riscaldamento della durata di una decina di minuti, riusciremo ad avere una vasodilatazione arteriosa adeguata e il nostro sangue potrà distribuire ai muscoli una portata di flusso idonea. Altro aspetto fondamentale è quello relativo all’abbigliamento: io suggerisco sempre di coprirsi bene e di farlo a strati. Il classico keeway va benissimo in condizioni metereologiche mutevoli o quando piove, ma si può anche provare a munirsi di coperture che possono essere tolte durante il tragitto. È ovvio che quando il tempo è molto cattivo è consigliabile non uscire per evitare di bagnarsi per strada e magari ammalarsi successivamente. Il rischio per la salute, in questo caso, non è tanto il freddo in sé, quanto lo stare accaldati e bagnati in una zona ventilata. Il consiglio dunque è di evitare situazioni del genere e di coprirsi rapidamente e farsi una doccia calda».

LEGGI ANCHE: GELO NEMICO DEL CUORE, FREDDO E FATICA AUMENTANO IL RISCHIO DI INFARTO

Esiste una differenza tra l’attività fisica al chiuso e quella svolta all’aria aperta, in giornate ovviamente soleggiate?

«In Giappone esistono dipartimenti di studio che sostengono la tesi secondo cui anche solo passeggiare nei boschi con continuità allunghi la vita. Se l’attività fisica viene fatta all’aria aperta in luoghi come, per l’appunto, boschi o prati, l’organismo umano risente positivamente dell’impatto dell’ossigenazione, per cui senza dubbio è da preferire rispetto all’attività svolta al chiuso. È chiaro che se una persona fa sport in un ambiente poco areato e in cui è presente tanta gente, come ad esempio accade in una palestra molto affollata, l’impatto dell’esperienza sulla sua salute è di gran lunga meno positivo rispetto a luoghi aperti in  cui l’ossigenazione è molto migliore. Tendenzialmente, dunque, l’esercizio all’aria aperta è da preferire. Per chi predilige invece spazi protetti, bisogna assicurarsi che gli ambienti siano molto areati. Di contro, però, c’è da tenere in considerazione un altro aspetto: la corsa su tapis roulant ha un impatto diverso rispetto a quella su tappeti erbosi, prati o pietre. In quest’ultimo caso esiste una maggior probabilità di incappare in talloniti e tendiniti. Discorso diverso invece se si corre a lungo sull’asfalto».

Che effetti può avere il freddo sull’attività cardiaca? Sforzare il cuore in un ambiente freddo può portare problemi?

«Se una persona è cardiopatica o è affetta da una malattia coronarica o da una cardiopatia ipertensiva, è chiaro che correre o andare in bicicletta a zero gradi non è l’ideale. Se ci troviamo in una condizione di forte stress farmacologico e di adrenalina a mille il rischio è di avere una crisi ipertensiva. È evidente che una persona prudente, che si è coperta bene e si è riscaldata a dovere, non avrà grossi problemi. È tutta una questione di attenzione. Una temperatura di 8 o 10 gradi non  sarà mai un problema. Discorso diverso invece se si va a correre la mattina presto a zero gradi. Diciamo che non è il top delle situazioni. Da non sottovalutare poi anche l’abitudine a cambiare velocità repentinamente, a scattare come ad esempio può fare un ciclista, in un contesto molto freddo. Questo va assolutamente evitato».

Articoli correlati
Miocardite e Covid-19: curato sedicenne al San Matteo di Pavia
Il ragazzo, ricoverato per miocardite acuta, era positivo al SARS-CoV-2 ma ha mai avuto sintomi o segni della malattia. Il caso clinico oggetto di una pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica “The Lancet”
Emicrania, studio italiano svela i meccanismi dell’allodinia e vince il “Wolff Award”
La scoperta dei neurologi italiani riceve il premio più prestigioso al mondo nell’ambito delle cefalee
Umberto I, positivo infermiere. Ha avuto contatti con collega del San Raffaele Pisana
«Un infermiere del Policlinico Umberto I, operante presso il reparto di Malattie Tropicali, dopo aver informato il Medico Competente di aver accusato sintomi febbrili è stato invitato a restare a casa e ad effettuare il tampone naso-faringeo, che ha dato esito positivo». Così l’ospedale romano in un comunicato. LEGGI ANCHE: ‘COVID-19 IL VIRUS DELLA PAURA’, […]
Dalla corsia al palco: il rock scopre temi sociali con i medici della Twins Father’s Band
Il gruppo musicale di camici bianchi romani nasce negli anni ’90 da tre studenti di Medicina della Cattolica e si riunisce 20 anni dopo. Emiliano Santacroce (batterista e medico del lavoro): «La nostra testa segue sempre il cuore. La passione musicale è unita all’impegno sociale»
Covid-19, l’OMS frena sull’utilizzo dei guanti: «Aumentano rischi, meglio lavarsi bene le mani»
Retromarcia anche sulle affermazioni di Maria Van Kerkhove sulla rarità del contagio da parte degli asintomatici: «Sono stata fraintesa»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 luglio, sono 10.874.146 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 521.355 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 3 luglio: nell’ambito del ...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Salute

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L’inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l’OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l’ha usata ‘sul campo’ la promuove. Cauda (Gemelli): «Può ave...