Salute 17 Giugno 2019

Liste di attesa, il bilancio di Cittadinanzattiva: «Ancora troppo lunghe, 10 mesi per una Tac. Speranza è il nuovo Piano nazionale»

Piano nazionale di governo delle Liste di Attesa, Fava (Cittadinanzattiva): «Da aprile tutte le Regioni sono al lavoro per il recepimento della normativa. Poi, dovranno essere realizzati i piani aziendali. Per tutte le prestazioni del SSN ci saranno dei tempi massimi di attesa e i medici dovranno sempre indicare i codici di priorità»

di Isabella Faggiano
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I primi sei mesi del 2019 non sono serviti a migliorare la situazione: le liste di attesa restano troppo lunghe, i superticket continuano a gravare sulle tasche degli italiani e, chi può permetterselo, preferisce andare verso il privato. Secondo gli ultimi dati diffusi da Cittadinanzattiva, nel 2017 oltre un cittadino su tre (il 37,3% del totale, il 6% in più rispetto all’anno precedente) aveva difficoltà ad usufruire del servizio pubblico.  Ora, grazie al nuovo Piano nazionale di governo delle Liste di Attesa le cose potrebbero migliorare entro la fine del 2020. Ma il condizionale resta d’obbligo: Regioni e aziende sanitarie dovranno rimboccarsi le maniche per recepire la normativa e renderla pienamente operativa.

Per fare un bilancio della situazione, tra passato, presente e futuro, Sanità Informazione ha intervistato Valeria Fava, di Cittadinanzattiva, Tribunale per i diritti del malato.

«Ogni anno – spiega Fava -, Cittadinanzattiva dedica un Rapporto all’accessibilità del Sistema Sanitario Nazionale. L’ultimo “PIT Salute”, pubblicato a dicembre del 2018, aveva denunciato un incremento delle difficoltà di accesso dei cittadini al servizio pubblico, soprattutto per le lunghe liste di attesa e per i costi delle prestazioni. A giugno 2019, analizzando le segnalazioni che arrivano al Pit Salute ed al Tribunale per i diritti del malato, la situazione non è variata, tantomeno migliorata».

Secondo gli ultimi dati diffusi da Cittadinanzattiva chi ha bisogno di un intervento per cataratta è costretto ad attendere, in media, 15 mesi, 13 per una mammografia, un anno per una risonanza magnetica, 10 mesi per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio.

«In particolare – continua Fava – la situazione rimane molto critica per l’accesso alle prime visite, i cui tempi di attesa sono davvero lunghi. Anche per gli interventi chirurgici e per gli esami diagnostici le condizioni non appaiono migliorate».

Per il 39% dei cittadini si attende soprattutto per le visite specialistiche, tre su 10 lamentano tempi troppo lunghi per gli interventi di chirurgia. Seguono le liste di attesa per gli esami diagnostici (20,8%) e infine anche per la chemio e radioterapia che arrivano al 10%.

«Anche sul prezzo dei ticket non ci sono miglioramenti – aggiunge Fava -: sono tantissimi i cittadini che continuano a lamentare costi troppo elevati».  Ma secondo l’ultimo Rapporto Pit Salute graverebbe troppo anche la spesa per farmaci e prestazioni in intramoenia, rispettivamente aumentate del 4,4% e del 1,6%.

E di fronte ad uno scenario simile, chi può permetterselo, mette mano al proprio portafoglio rivolgendosi ai servizi privati: «È inevitabile che chi ne ha la possibilità si rivolga al privato, ma noi siamo e rimarremo forti sostenitori del servizio pubblico – sottolinea Fava -, tanto che, da tempo, conduciamo una battaglia per l’abolizione del superticket. Un’ulteriore tassa inserita dalle Regioni che crea un fenomeno di concorrenzialità con il privato le cui prestazioni costano, in alcuni casi, quanto quelle erogate dal servizio pubblico».

Ma una buona notizia c’è: tutto questo, nel giro di qualche anno, potrebbe diventare solo un brutto ricordo: «Da pochi mesi è stato emanato il nuovo Piano nazionale di governo delle Liste di Attesa, alla cui stesura ha partecipato anche Cittadinanzattiva. Contiene tante novità importanti – spiega Valeria Fava – che potranno davvero cambiare la situazione. Per tutte le prestazioni del SSN, prime visite e primi esami diagnostici, ci saranno dei tempi massimi di attesa. I medici saranno tenuti ad indicare dei codici di priorità per ogni prestazione che prescrivono. L’urgenza dovrà essere garantita entro 72 ore, l’erogazione breve entro 10 giorni e le prestazioni diagnostiche specialistiche da 30 a 60 giorni, in base ad alcuni specifici criteri. Infine, tutte le altre prestazioni programmate dovranno essere erogate entro 120 giorni dal primo gennaio del 2020».

E quanto tempo ci vorrà affinché questi numeri si trasformino in miglioramenti concreti per i cittadini? «Come ogni piano nazionale – risponde Fava – anche questo dovrà essere recepito dalle Regioni che, già ad aprile, hanno avviato un lavoro per la creazione di un programma di lavoro regionale. Poi dovranno essere realizzati dei piani aziendali che, a loro volta, completeranno il recepimento della normativa. Entro fine anno dovremmo già vedere i primi cambiamenti in positivo».

Sul Rapporto Pit salute 2020 leggeremo buone notizie? «Speriamo che dopo tanti anni potremmo pubblicare risultati migliori – conclude – Ce lo auguriamo davvero».

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