Salute 22 Ottobre 2021 10:26

L’insulina festeggia 100 anni con due novità: la soluzione settimanale e la dose intelligente

Nel 2045 saranno 700 milioni i pazienti affetti da diabete. 760 milioni i dollari che ogni anno vengono destinati alla cura della patologia: un importo pari al 10% della spesa sanitaria globale  

di Federica Bosco
L’insulina festeggia 100 anni con due novità: la soluzione settimanale e la dose intelligente

Insulina settimanale e dose intelligente: questa le due grandi novità che rappresenteranno il futuro di chi oggi convive con il diabete ed è costretto a cure quotidiane. A darne notizia medici e scienziati che si sono dati appuntamento ieri in un webinar per la presentazione del progetto “Insulina, 100 anni. Storie di scienza, di uomini e di donne” realizzato da Novo Nordisk.

Il futuro nella medicina intelligente

Ad anticipare ciò che verrà lanciato sul mercato tra dodici e ventiquattro mesi è stato Paolo Di Bartolo, presidente dell’Associazione medici diabetologi (AMD) che dopo aver elogiato il ruolo del medico oggi, ha spostato l’attenzione sulla ricerca e sulle scoperte che cambieranno ancor più la condizione di vita dei pazienti affetti da diabete. «Si sta lavorando per rendere più semplice la quotidianità dei malati – ha dichiarato -. L’insulina settimanale permetterà alle persone di fare una sola iniezione una volta la settimana; inoltre l’insulina intelligente sarà in grado con piccoli cerotti di fare un’azione ipoglicemizzante leggendo i valori di glicemia del paziente e rilasciando la giusta quantità di insulina. Stiamo cercando di dare risposte convincenti anche a chi ha il diabete di tipo 2, migliorando la qualità della vita e riducendo il rischio di eventi cardiovascolari».

Insulina, una storia lunga cento anni

A cento anni dalla scoperta dell’insulina avvenuta nel 1921 grazie a Frederick Grant Banting, l’uomo a cui si deve la nascita della diabetologia moderna perché per primo somministrò ad un ragazzo di quattordici anni, affetto da diabete di tipo 1, il nuovo farmaco, la Novo Nordisk ha voluto raccontare in un video il prezioso ruolo dei medici che, grazie alla tecnologia, hanno migliorato la qualità di vita dei pazienti affetti da diabete di tipo 1 e 2. «Non è mai il solo farmaco a curare, ma è soprattutto l’impegno dei medici che si occupano dei propri assistiti a fare la differenza», ha spiegato Drago Vuina, General Manager e Vice President Novo Nordisk Italia.

Il diabete oggi

Se oggi abbiamo la fortuna di avere medicine e cure all’avanguardia, è altrettanto vero che il numero delle persone con diabete continua ad aumentare ad un ritmo allarmante. Secondo la Federazione internazionale del diabete nel mondo, sono 463 milioni gli adulti, tra i 20 e i 79 anni, che convivono con la malattia e le previsioni dicono che nel 2045 si arriverà a quota 700 milioni.

Oggi una persona su cinque oltre i 65 anni ha il diabete e una persona su due, ovvero circa 232 milioni, non sa di averlo. Sono circa un milione i bambini e adolescenti con il diabete di tipo 1, mentre 374 milioni di persone si trovano in condizione di rischio avanzato di sviluppare il diabete di tipo 2. Ogni anno sono 4,2 milioni i decessi causati dal diabete, mentre oltre 760 milioni i dollari che nei dodici mesi vengono destinati alla cura della patologia, un importo pari al 10 per cento della spesa sanitaria globale.

Gioco di squadra

«Nella cura è fondamentale il gioco di squadra – ha ribadito Franco Grimaldi, presidente dell’Associazione medici endocrinologi (AME) –. Un team che prevede oltre alla figura del diabetologo, l’infermiere, il dietista e lo psicologo che lavorano insieme affinché il paziente sia motivato ad eseguire correttamente la terapia». Un lavoro che inizia sin dall’infanzia, quando si parla di bambini affetti da diabete. Una condizione che purtroppo è in aumento come effetto del cosiddetto long Covid.

«Esiste una correlazione stretta tra diabete e obesità – ha sottolineato Enzo Provenzano, presidente della Società italiana metabolismo, diabete e obesità (SIMDO) -. Il lungo lockdown ha aggravato da questo punto di vista la situazione, mentre si sono evidenziate nuove forme come effetto collaterale della pandemia».

 

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