Salute 7 novembre 2017

Lavra (OMCeO Roma): «Universalità e solidarietà principi cardine del SSN italiano, Cina e USA vengono a imparare da noi»

«Il Welfare sanitario europeo è il migliore, tuttavia in Italia per risolvere molti problemi servirebbe anche il supporto della sanità integrativa». Questa la strada da seguire secondo Giuseppe Lavra, Presidente OMCeO Roma

Il Welfare integrativo può effettivamente soddisfare le esigenze di benessere collettivo? Può contribuire alla sostenibilità finanziaria e operativa del Sistema Sanitario Nazionale e far fronte ai cambiamenti, alle esigenze ed ai costi che conseguono l’invecchiamento della popolazione e l’innovazione tecnologica? A queste ed altre domande si è cercato di rispondere nel corso del convegno che si è svolto recentemente a Roma “La previdenza sanitaria integrativa: configurazione, dimensione, effetti e policy”, organizzato dall’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri con il patrocinio dell’Assemblea capitolina.

Ad aprire i lavori è stato il Presidente dell’Omceo Roma Giuseppe Lavra, che ha illustrato le tendenze emerse da uno studio commissionato dallo stesso Ordine che mira «ad offrire dati di ricerca utili ai “decisori”, ossia a coloro che hanno libertà di scelta nell’allocare le risorse rispetto al SSN e garantire dunque la sostenibilità. Uno strumento sicuramente valido – spiega Lavra – per ragionare in termini seri e ponderati su come mantenere la sostenibilità del SSN».

Il Sistema Sanitario ha dei problemi oggettivi: «Siamo in una condizione in cui sono più annoverabili i disservizi che i servizi che eroga – afferma Lavra -. La sostenibilità per molti è considerata a rischio. Lo aveva già detto anni fa l’allora Presidente Napolitano e le cose non sono cambiate, anzi potrei dire che forse sono anche peggiorate».

Il Presidente dell’Omceo Roma riscontra quotidianamente «un grave deficit rispetto ai servizi che noi dovremo offrire ai cittadini» e suggerisce di «rimboccarsi le maniche analizzando in maniera compiuta e documentata il sistema sanitario. Ritengo – aggiunge – che il pilastro principale sia un Sistema Sanitario Nazionale che abbia le caratteristiche di universalità e solidarietà, elementi peraltro che il nostro sistema possiede ma che bisogna affinare come tanti altri aspetti. Ci tengo a ribadire che non si ha ‘diritto alla salute’, si ha il ‘diritto alla tutela della salute’ e a questo deve pensarci il SSN», precisa.

Lavra invita ad avere «un atteggiamento prudente in ordine alle scelte che si fanno nel finanziamento o nel definanziamento del SSN, perché si rischia di compromettere uno dei servizi sanitari che a livello mondiale è considerato uno dei migliori. Mi auguro che chi ha la responsabilità politica – prosegue – capisca che è ora di mettersi a ragionare fuori dai concetti della demagogia, dagli opportunismi: abbandoniamo queste modalità se vogliamo andare verso un percorso di civiltà vera».

Il Sistema Sanitario italiano è in difficoltà e la possibilità di una sanità integrativa potrebbe essere di supporto, sostiene il Presidente dell’Ordine: «Inghilterra, Francia e Germania non definiscono ulteriori pilastri oltre a quello centrale che è il SSN – prosegue – ma nessuno di questi Paesi nega l’opportunità e la possibilità di elementi integrativi per sostenerlo», sottolinea. E specifica che «la soluzione non è copiare altri Paesi, a cui nella maggior parte dei casi facciamo ‘scuola’ perché, nonostante tutto, il sistema sanitario italiano è uno dei migliori e continua a rappresentare un modello da copiare in tutto il mondo».

«Noi dobbiamo far funzionare correttamente un sistema buono, che tuttavia potrebbe funzionare ancor meglio per poterne essere sempre orgogliosi. Purtroppo molti dei problemi del settore sanitario italiano sono determinati dalle interferenze di sfere che non hanno competenza sull’aspetto tecnico professionale e organizzativo – precisa Lavra -. Come è evidente che, nonostante qualche lacuna, l’Italia è presa come esempio dagli Stati Uniti, dalla Cina e da altri paesi che hanno tentato e dovranno ancora continuare a tentare di copiare i nostri modelli europei perché sono quelli che danno le risposte migliori» conclude.

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