Salute 16 Gennaio 2019

Infermieri e intramoenia, come funziona in Italia? Cavaliere (CID): «Più autonomia per fidelizzare paziente e combattere lavoro nero»

«L’infermiere può svolgere attività intramuraria solo in equipe, chiediamo riconoscimento e tariffe adeguate alle nostre competenze», l’appello di Bruno Cavaliere, presidente del Comitato Infermieri Dirigenti

di Serena Santi e Giulia Cavalcanti
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«Gli infermieri vorrebbero diventare attori del servizio intramoenia per poter godere di una loro esclusività, un loro tariffario e costruire un rapporto di fiducia con il paziente». Così Bruno Cavaliere, presidente del Comitato Infermieri Dirigenti, spiega il motivo per cui la categoria degli infermieri rappresentata dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI), chiede la possibilità di poter esercitare l’attività libero professionale intramuraria.

«Attualmente in Italia – spiega Cavaliere -, gli infermieri fanno intramoenia ma solo ‘di supporto’, cioè in equipe assistenziale, senza essere titolari di un rapporto esclusivo ma concorrendo all’erogazione delle prestazioni che il medico fa come attore». Difatti il tentativo di regolamentare l’intramoenia per gli infermieri è stato fatto nel 2017 con un emendamento a firma di alcuni senatori FI e Pdl ma non ha mai visto la luce ed è rimasto sulla carta.

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«Vorrei chiarire – prosegue -, che la richiesta di autonomia da parte della categoria è ben lontana dal voler sostituire qualche professionista, ma semplicemente mira a soddisfare le richieste degli assistiti e a combattere il lavoro in nero». Su questo aspetto uno studio del Censis ha fatto notare che la mancanza di regolarizzazione dell’attività professionale infermieristica extra servizi assistenziali, contribuisce ad aumentare il lavoro sommerso. «Questo studio lo abbiamo preso come riferimento – aggiunge il presidente del Comitato -, proprio per definire la dimensione di questo fenomeno e per portarlo all’attenzione delle parti politiche. L’obiettivo è evidenziare la necessità di istituire erogazione di prestazioni in intramoenia legalmente costituite con regole e tariffe, quindi con una democraticità protetta e maggiore trasparenza per il cittadino».

Da non trascurare «il vantaggio che si potrebbe avere in termini di liste d’attesa», sottolinea Cavaliere. «Il problema di fondo delle liste di attesa è di tipo strutturale, organizzativo, di cabine di regia; cioè difficoltà a livello di gestione delle prenotazioni, di modalità anche tecnologiche, basta pensare al pagamento dei ticket, all’erogazione degli esami e al successivo ritiro. Noi pensiamo che il problema delle liste risieda in questi meccanismi poco oliati invece che nell’attività intramoenia (come molti sostengono), anzi quest’ultima potrebbe aiutare lo snellimento».

Tuttavia prima di regolamentare l’intramoenia per gli infermieri «dobbiamo risolvere il nodo tariffe», ci tiene a precisare il presidente. «L’attività intramoenia consentita, cioè quella in team assistenziale, è considerata extra lavorativa (esattamente come quella del medico), dunque viene retribuita con delle tariffe extra che necessitano urgentemente di aggiornamento. Infatti – conclude -, si tratta di cifre in molti casi improponibili perché stabilite circa un ventennio fa. Nel frattempo la professione infermieristica, come molte altre, si è evoluta, è cresciuta, ora gli infermieri possiedono una laurea abilitante, dunque occorre adeguare le retribuzioni alle professionalità».

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