Salute 19 Aprile 2021 12:23

Il quoziente intellettivo è in calo: ecco cosa sta accadendo alla nostra intelligenza

Cappa (neurologo): «E se fossero i test che misurano il quoziente intellettivo a non essere adeguati alla società in cui viviamo e non i giovani a possedere meno capacità di genitori e nonni?»

di Isabella Faggiano
Il quoziente intellettivo è in calo: ecco cosa sta accadendo alla nostra intelligenza

Siamo meno intelligenti dei nostri avi o abbiamo semplicemente sviluppato capacità diverse? Stando ai test che misurano il quoziente intellettivo (QI), la popolazione contemporanea sarebbe meno intelligente di quella vissuta qualche decennio fa. Ma leggere i risultati senza indagarne le motivazioni potrebbe indurre a conclusioni errate. Per questo, abbiamo chiesto a Stefano Cappa, professore di neurologia all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia, membro della Società italiana di Neurologia, di guidarci verso la comprensione delle ipotesi più accreditate.
Ma andiamo con ordine: prima di cominciare la nostra analisi è necessario qualche cenno storico sull’argomento.

L’effetto Flynn

Negli anni ’80 J. R. Flynn, psicologo e accademico statunitense, ha studiato come il quoziente intellettivo delle persone sia mutato nel corso di alcuni decenni. Per farlo, ha analizzato campioni di popolazione in una ventina di Paesi diversi. Alla fine delle sue ricerche ha rilevato un progressivo aumento del valore del quoziente intellettivo, con una crescita media di circa 3 punti per ogni decennio. Gli americani, ad esempio, hanno guadagnato più di 13 punti dal 1938 al 1984. Da questo risultato, definito in suo onore “effetto Flynn”, si è giunti alla conclusione che il QI possa essere ritenuto indipendente dalla cultura di appartenenza.

Il calo del QI nel nuovo millennio

Successive analisi hanno poi dimostrato un’inversione di tendenza: il QI ha cominciato, anche se lentamente, a calare. «I dati emersi da questi studi sono senz’altro attendibili, se consideriamo che tali ricerche hanno coinvolto un numero molto rilevante di persone che vivono in diverse parti del mondo – sottolinea Stefano Cappa -. Ma le conclusioni restano tuttora un argomento di discussione: non c’è una spiegazione largamente condivisa e convincente sulle cause scatenanti di questo effetto».

Tecnologia e problem solving

La comparsa e diffusione su larga scala delle nuove tecnologie digitali e l’uso di sostanze stupefacenti sono tra le ipotesi più accreditate del calo del QI. «Oggi – commenta il neurologo -, risolviamo molti dei nostri problemi quotidiani attraverso supporti informatici, allenando poco la nostra capacità di problem solving. Quante persone, soprattutto tra i più giovani, sanno utilizzare, o hanno mai utilizzato, una mappa cartacea per raggiungere il luogo di un appuntamento? Ormai, ci si serve quasi unicamente del navigatore. Oppure – chiede ancora il professore -, quanti numeri telefonici conosciamo a memoria, avendo sempre a disposizione la rubrica del nostro smartphone?». Ma se da un lato la tecnologia ha affievolito alcune nostre capacità, dall’altro ha fatto emergere ed affinare altre potenzialità. «Pensiamo ad esempio alla velocità di reazione e di adattamento in contesti diversi che un bambino sviluppa attraverso l’utilizzo di videogiochi», aggiunge il professore.

Gli effetti negativi delle droghe

Anche la possibile seconda causa alla base della diminuzione del QI, l’uso di droghe, sembra possa essere messa facilmente in discussione. «L’utilizzo di sostanze stupefacenti ha effetti negativi sul funzionamento cerebrale, in particolare sul sistema cognitivo. Di conseguenza – spiega Cappa – all’aumento della loro diffusione, soprattutto tra i giovanissimi, potrebbe essere associata una diminuzione del QI. Ma come può l’utilizzo di queste sostanze, seppur diffuso, causare un cambiamento su larga scala e in modo transculturale? – chiede il neurologo -. Credo che prima di giungere ad una conclusione che associ con certezza l’uso di droghe al calo del QI sarebbero necessari ulteriori approfondimenti».

I test per il QI potrebbero essere obsoleti

Se tecnologie e sostanze stupefacenti non possono aver influito in maniera così preponderante sul nostro QI, che cosa è realmente accaduto all’intelligenza umana negli ultimi decenni? «Probabilmente nulla. Ma se volessimo rispondere in maniera più appropriata a questa domanda dovremmo aggiornare i test per il calcolo del QI». Il QI, infatti, corrisponde ad un punteggio ottenuto tramite uno dei molti test standardizzati, che si prefiggono lo scopo di misurare o valutare l’intelligenza e lo sviluppo cognitivo dell’individuo. «Test ideati 10 anni fa saranno senz’altro basati su capacità che oggi utilizziamo meno e che, pertanto, possono essersi modificate nella popolazione in generale, a favore di altre. Pertanto – dice Stefano Cappa – solo dopo aver ottenuto risultati da test più in linea con le capacità richieste dalla società contemporanea potremmo giungere a nuove e più valide conclusioni».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
I non sognatori? Non esistono. Il neurologo: «In realtà dimenticano il contenuto dei sogni»
In occasione della Giornata dei sogni che si celebra il 25 settembre, l'intervista a Luigi Ferini Strambi, direttore del centro di Medicina del Sonno: «Per aiutare la memoria onirica mettere un taccuino sul comodino e concedersi un risveglio lento»
di Isabella Faggiano
SMA 1, la storia del primo bambino trattato in Sicilia con la terapia genica
Il neurologo Giuseppe Vita: «È la prima terapia genica esistente per una malattia neurologica. Nel trattamento della SMA 1 il farmaco agisce sostituendo la funzione del gene difettoso SMN1, gli si affianca producendo la proteina mancante che causa la malattia»
di Isabella Faggiano
Sclerosi multipla, un trattamento in compresse per 20 giorni in 2 anni è il più efficace per le forme recidivanti
Le terapie innovative per la sclerosi multipla tra i temi portanti del 51° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia. De Stefano: «Migliorare non solo l’instabilità fisica dei nostri pazienti, ma anche quella cognitiva»
di Isabella Faggiano
Legge su cefalea cronica, i pazienti: «Non un traguardo ma un punto di partenza. Abbiamo diritto all’invalidità civile»
Si attende un nuovo farmaco specifico per la cura dell’emicrania. Tedeschi (SIN): «Si tratta di una terapia piuttosto costosa che richiederà una rete di strutture e specialisti dedicati»
di Isabella Faggiano
Lo sviluppo di emicrania si può predire di tre anni. Lo studio (tutto italiano) che ha ottenuto il Wolff Award
Intervista al professor Gioacchino Tedeschi, presidente della SIN e a capo del team dell’Università “Luigi Vanvitelli” della Campania vincitrice del premio
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 24 settembre, sono 230.619.562 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 4.729.061 i decessi. Ad oggi, oltre 6 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Formazione

Punteggi anonimi per il test di Medicina 2021, a qualcuno non tornano i conti

Si confrontano i punteggi anonimi del test di Medicina 2021 e si fanno le prime previsioni sulla soglia minima per entrare, che oscilla tra due cifre. Intanto in molti lamentano di non aver ricevuto i...
Lavoro

Rinnovo contratto sanità, Ferruzzi (Cisl): «Pugno di ferro su adeguamento salariale e revisione classificazione personale»

Tavolo tecnico convocato per il 21 settembre 2021. Dopo due incontri estivi si entra nel vivo della trattativa con le controproposte dei sindacati
di Isabella Faggiano