Salute 24 Maggio 2022 09:34

Oncologia del territorio, De Lorenzo (FAVO): «Regia nazionale per evitare diseguaglianze»

Secondo il Presidente della FAVO Francesco De Lorenzo sarà fondamentale garantire la continuità delle cure oncologiche sul territorio attraverso le Reti e il Fascicolo sanitario. Secondo il Rapporto FAVO il 30% dei malati oncologici potrebbe essere seguito per una parte significativa del proprio percorso di cura sul territorio

di Francesco Torre
Oncologia del territorio, De Lorenzo (FAVO): «Regia nazionale per evitare diseguaglianze»

Una delle sfide del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è quella della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale a cui il Piano destina 7,9 miliardi di euro. Alle 1359 Case di Comunità, ai 605 Centri operativi territoriali e ai 400 Ospedali di Comunità il compito di gestire le cronicità.

Come ricorda l’ultimo Rapporto FAVO – Federazione Associazioni di volontariato in Oncologia, sulla Condizione assistenziale del malato oncologico c’è molta attesa anche per capire come gestire l’oncologia territoriale. Il 30% dei malati oncologici (che in Italia sono oltre 3 milioni e mezzo di persone) potrebbe essere seguito per una parte significativa del proprio percorso di cura sul territorio. Nel rapporto, redatto tra gli altri da Luigi Cavanna, Paolo Varese, Giordano Beretta e Pierluigi Bartoletti, si fa riferimento al ruolo essenziale che possono svolgere alcuni professionisti sanitari in questo ambito, come i MMG e l’infermiere di famiglia. Alcuni trattamenti oncologici, di basso impegno assistenziale, possono essere eseguiti a domicilio del paziente sotto controllo specialistico, in sinergia con il MMG e, tra le proposte, c’è quella di prevedere una cartella clinica informatizzata unica (ospedale e territorio) che deve essere alimentata da tutti i professionisti coinvolti nelle diverse fasi del percorso. Ne abbiamo parlato con il presidente FAVO Francesco De Lorenzo.

Presidente, uno dei temi del PNRR è quello di creare una nuova assistenza territoriale che vada a colmare quelle carenze emerse in questi anni di Covid anche in tema di oncologia del territorio…

«Nel rapporto di quest’anno abbiamo voluto che ci fosse l’indicazione di come noi come associazione dei malati insieme agli oncologi riteniamo che si debba tener procedere ai fini della organizzazione dell’oncologia territoriale. Il capitolo è stato svolto da esperti che hanno avuto esperienza diretta di oncologia territoriale. Il problema del funzionamento dell’oncologia territoriale si potrà risolvere solo quando saranno organizzate le Reti oncologiche. Senza le Reti, l’assistenza sul territorio è difficile: c’è la necessità urgente che ci sia una continuità tra l’ospedale e il territorio. Questa continuità dev’essere garantita dal Fascicolo sanitario necessario tanto al malato che è in trattamento che a quello che lo termina. In questo modo il medico di famiglia sa cosa deve fare per la prevenzione degli effetti tardivi e per gli screening. Ma soprattutto consente la possibilità di rendere note al livello del territorio (a infermieri e medici di famiglia) le procedure necessarie per la continuità del trattamento. È fondamentale che il malato venga aiutato dai professionisti sul territorio a svolgere alcune cure a bassa intensità al domicilio o sul territorio senza la necessità di rivolgersi all’ospedale, evitando lunghe attese e lunghi viaggi. Il personale all’interno delle Case di Comunità deve essere in grado di accogliere le esigenze dei malati di cancro».

Uno dei grandi problemi da cui è afflitta la sanità italiana sono le differenze nell’assistenza tra le regioni, differenze che toccano anche l’oncologia…

«Ci sono diseguaglianze di cui bisogna tener conto. Molte dipendono dalla differente organizzazione delle Reti oncologiche nelle varie regioni. Noi abbiamo notato con soddisfazione che negli ultimi tre-quattro anni alcune regioni del sud che erano indietro e ora sono all’avanguardia come la Puglia e la Campania. In Basilicata e Calabria sono più arretrati, problemi in Abruzzo. La Sicilia sta cominciando a progredire. Il problema è che queste diseguaglianze si superano solo se c’è una regia a livello nazionale, un monitoraggio che consenta di individuare quali sono i ritardi e intervenire per assistere e sostenere le regioni attraverso Agenas. Bisogna definire il funzionamento e anche la governance delle Reti, oltre che finanziarle».

Cosa dovrebbe fare questa regia nazionale?

«Se le regioni non rispettano i criteri vanno incentivate. È necessario capire attraverso il monitoraggio e un contatto diretto che le regioni dovrebbero avere con Agenas quali sono gli aspetti che ancora creano difficoltà e intervenire per diffondere le best practice, associare le regioni più virtuose con quelle che ancora hanno dei problemi. Ci vuole una regia nazionale: proprio perché la sanità è molto regionalizzata ci vuole una regia che consenta di far scomparire queste diseguaglianze».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Cancro al polmone, le indicazioni dell’intergruppo “Challenge Cancer” per ottimizzare lo screening
«La TAC a basso dosaggio rappresenta una promettente strategia salvavita» secondo gli esperti consultati dalla FAVO, Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. «Un intervento di diagnosi precoce del carcinoma polmonare con LDTC nei forti fumatori può ottenere una riduzione della mortalità per cancro polmonare compresa tra il 20% e il 39%» sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente della European Cancer Patient Coalition
Tumori, FAVO: «Italia in colpevole ritardo nell’applicazione del Piano di contrasto europeo. Ai partiti chiediamo risposte certe»»
Secondo la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, «la bozza del Piano oncologico nazionale predisposta dal Governo non è in linea con quello dell’Europa. Mancano azioni concrete, risorse, tempistica, adeguamento degli organici e indicatori di monitoraggio»
Le associazioni dei pazienti contro il Piano oncologico: «Si rischia di sprecare occasione PNRR»
Il Piano oncologico, appena varato dal Ministero della Salute, non convince le associazioni dei pazienti. Per Elisabetta Iannelli (FAVO) «manca una visione strategica a monte», mentre per Francesca Traclò (AIMAC) «il sistema è intrappolato sui numeri e le prestazioni e non si guarda alla qualità delle cure». Polemiche per la scomparsa dell’esenzione 048 temporanea e per l’assenza di riferimenti all’assistenza psicologica
di Francesco Torre
Francesco De Lorenzo eletto presidente della European Cancer Patient Coalition (ECPC)
«La ricerca sul cancro in Europa deve allinearsi strettamente alle esigenze dei malati come stabilito dalla Mission on Cancer per dare risposte ai loro bisogni, dalla prevenzione ai trattamenti terapeutici» ha detto il neopresidente della ECPC
Giornata Mondiale del Malato, FAVO e UNIAMO firmano protocollo di intesa
 L’accordo prevede una stretta collaborazione fra le due Federazioni, prima di tutto per garantire la piena e rapida attuazione della Legge 175, “Disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani”
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Dalla Redazione

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Ad oggi, 25 novembre 2022, sono 640.506.327 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.627.987 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia L’ultimo bollettino d...
Covid-19, che fare se...?

Se ho avuto il Covid-19 devo fare lo stesso la quarta dose?

Il secondo booster è raccomandato anche per chi ha contratto una o più volte il virus responsabile di Covid-19. Purché la somministrazione avvenga dopo almeno 120 giorni dall'esit...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono gli effetti collaterali della quarta dose?

Gli effetti collaterali dell'ultimo richiamo di Covid-19 sono simili a quelli associati alle dosi precedenti: un leggero gonfiore o arrossamento nel punto di iniezione, stanchezza e mal di testa