Salute 28 agosto 2018

Il paradosso di Vanzago: 1600 bambini e nessun pediatra. Il sindaco: «Cure a rischio per chi non può spostarsi»

Gli abitanti del Comune dell’hinterland milanese dovranno presto andare altrove per curare i loro figli. Problemi anche per il medico di famiglia. Il primo cittadino Sangiovanni: «Chiedo al Ministro di rinegoziare il contratto con i pediatri e i medici di base, serve flessibilità in deroga alle norme attuali»

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Oltre 1600 bambini e ragazzi fino a 14 anni presto dovranno spostarsi per avere le cure del pediatra. Accade a Vanzago, comune di poco più di 9mila anime dell’hinterland milanese, dove a febbraio è andata in pensione la pediatra. La sostituta temporanea, la dottoressa Bellini, sta per terminare il servizio e non sarà rinnovata. Un paradosso per un comune così giovane. Ma è una storia ormai ordinaria in Italia, dove il problema della carenza di medici è sempre più all’ordine del giorno e dalle aree interne inizia ad arrivare anche alle porte delle grandi città.

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Il sindaco di Vanzago, Guido Sangiovanni, però non ci sta. Si è fatto carico del disagio delle furenti mamme del paese e ha intrapreso una battaglia con i vertici sanitari per mantenere il pediatra in città. Per ora, però, a nulla sono valse le centinaia di firme raccolte con una petizione popolare e l’unanime presa di posizione del Consiglio comunale. «Regione e ATS Città Metropolitana di Milano non possono darcelo e quindi di fatto dobbiamo accontentarci di andare negli altri comuni», spiega a Sanità Informazione il sindaco Sangiovanni. Una situazione che rischia di deteriorarsi anche sul fronte del medico di famiglia: a Vanzago sono 4 i medici presenti e sono ormai saturi. «Siamo preoccupati – spiega il sindaco – che nei prossimi anni, quando andrà in pensione il quarto medico che abbiamo, il bando dell’ATS vedrà meno medici candidati e, tra quelli che lo faranno, la metà andrà a Milano, come è accaduto recentemente nell’ultimo bando: c’erano 250 posti, una quarantina circa di medici ha ottenuto l’incarico e di questi la metà ha scelto Milano».

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La mancanza del pediatra rappresenta un grave disagio per la cittadinanza. Cosa dicono i suoi concittadini?

«I nostri concittadini, soprattutto le mamme, sono furenti perché non è possibile. Noi siamo il comune nel rhodense con più bambini in tutta la zona e ci troviamo paradossalmente a non avere il pediatra. Abbiamo circa 1600 bambini dai 0 a 14 anni quindi non stiamo parlando di numeri bassi».

Dove devono andare per avere il pediatra i suoi concittadini?

«Nei tre comuni vicini che sono Pogliano, Pregnana e Rho».

Quanto distano da Vanzago?

«Dipende. Da 3 fino a 8 km. Però il concetto è che se uno non ha l’automobile non può spostarsi».

Voi state raccogliendo delle firme in merito…

«Abbiamo fatto un passaggio in Consiglio comunale e all’unanimità abbiamo approvato una mozione che chiedeva di mantenere la continuità assistenziale. A luglio abbiamo iniziato una raccolta firme per chiedere di mantenere il pediatra e poi anche per chiedere il quinto medico di base. I nostri medici sono al completo e abbiamo bisogno di un medico in più per soddisfare tutta l’utenza che ad oggi non ha il servizio sanitario di base».

Ha sentito l’assessore alla Sanità regionale o i vertici dell’ATS di Milano? Perché non si riesce ad avere il pediatra o il quinto medico di base?

«Con l’ATS stiamo lavorando da febbraio nel rispetto dei rapporti istituzionali e sono stato a luglio a consegnare la prima parte della raccolta firme, circa 800, all’assessore regionale Gallera. Inoltre siamo in costante contatto con il direttore di ATS Milano Bosio. Il problema è normativo perché, per come è concepita la complicata norma a livello nazionale e regionale, pare che sia invalicabile e i medici, i pediatri che sono nel nostro raggruppamento di comuni sono più che sufficienti a soddisfare il bisogno. Peccato che per fare una visita bisogna andare negli altri comuni. L’ATS non può spostare un medico anche se noi abbiamo fornito l’ambulatorio a titolo gratuito, perché i pediatri non si spostano, e quindi di fatto c’è una zona scoperta e altre zone che hanno più disponibilità».

Molti medici scelgono poi la grande città e non scelgono di stare nel piccolo paese…

«Questo accade soprattutto con i medici di medicina generale. Siamo preoccupati che nei prossimi anni, quando andrà in pensione il quarto medico che abbiamo, il bando dell’ATS vedrà meno medici candidati e, tra quelli che lo faranno, la metà andrà a Milano, come è accaduto recentemente nell’ultimo bando: c’erano 250 posti, una quarantina circa di medici ha ottenuto l’incarico e di questi la metà ha scelto Milano».

Ha sentito i suoi colleghi sindaci che soffrono lo stesso problema?

«Come sindaci abbiamo raccolto le firme a luglio e le abbiamo presentate all’ATS perché è un problema non soltanto di Vanzago ma di molti altri comuni. E purtroppo sarà un problema che si acuirà nei prossimi anni perché sappiamo che ci sono i pensionamenti. Solo nella nostra Asl sono 701 nei prossimi otto anni i pensionamenti previsti. Occorre fare qualcosa ma ormai è troppo tardi».

Lei ha parlato di sistema sanitario che sta regredendo. Ma per un paese come il suo cosa significare non avere un pediatra o avere pochi medici di base?

«Per una mamma che non ha la possibilità di andare negli altri comuni vuol dire sostanzialmente avere difficoltà a far curare i propri figli. La carenza di medici pediatri e medici di medicina generale fa salire il numero di pazienti per dottore diminuendo la qualità del servizio erogato. È esperienza comune che una mamma che vuole prenotare il posto dal pediatra fa fatica a trovarlo perché deve telefonare, deve avere l’appuntamento e poi deve andare a studio. Già adesso si fa fatica, figuriamoci dopo».

Al ministro Grillo dunque lei chiede di fare presto?

«Certo. Ma chiedo anche di rinegoziare tutto il contratto con i pediatri e i medici cercando di assecondare le richieste dei medici di sbloccare il numero chiuso all’università, di inserire nel Sistema Sanitario Nazionale più medici e più pediatri e di garantire a un territorio come il nostro, anche in deroga alle norme attuali che sono troppo rigide, quella flessibilità che può consentire al nostro comune di servire al meglio i cittadini che altrimenti hanno un decadimento del servizio».

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