Salute 31 Marzo 2020

I test sierologici possono aiutare a capire chi è immune al Coronavirus e a far ripartire l’Italia?

Francesco Fornari (veterinario): «Se il test è positivo significa che sono presenti anticorpi che garantiscono la difesa dell’organismo per un lungo periodo. Queste persone potrebbero rappresentare un ostacolo alla diffusione del virus»

di Federica Bosco

Un test sierologico per capire chi è immune al coronavirus e far ripartire l’Italia. Quella che in Corea del Sud è già una realtà e in Inghilterra, Germania, Svizzera una soluzione percorribile, è ora allo studio anche in Italia. Francesco Fornari, veterinario con una lunga esperienza anche all’estero, ci spiega perché questo potrebbe essere il modello da seguire per sconfiggere il virus e porre fine all’isolamento.

Dottore, perché è importante il test?

«Ci può dare delle informazioni su tutti quegli individui che non hanno mai sviluppato la malattia. Se il test è positivo, vuol dire che hanno sviluppato anticorpi senza mai ammalarsi, quindi possiamo avere informazioni sul loro sistema immunitario. Probabilmente poi queste persone non si ammaleranno più, o comunque non a breve termine. Inoltre, essendo un test veloce, si può fare su una scala di persone molto più ampia».

Come può cambiare lo scenario con l’ausilio del test?

«Dobbiamo distinguere test positivi con tampone negativo e test positivi con tampone positivo. È ovvio che quelli che hanno il tampone positivo stanno ancora sviluppando la malattia. Diciamo anche un’altra cosa: perché il test sia positivo deve passare un certo periodo di tempo tra il contatto del virus con il paziente, perché gli anticorpi che danno positività al test non si sviluppano da un giorno con l’altro. Si tratta di immunoglobuline di tipo gamma che si sviluppano circa ad un mese dal contatto, e sono anche quelle che garantiscono le immunità a lungo tempo. In pratica sono le immunoglobuline che si formano quando si fa il vaccino e garantiscono la difesa dell’organismo per un lungo periodo. Adesso si comincia a parlarne, secondo me se ne poteva parlare anche prima».

LEGGI ANCHE: VISITE DOMICILIARI, CURE PRECOCI E CONTROLLO DA REMOTO: CON IL ‘MODELLO PIACENZA’ IL CORONAVIRUS SI SCONFIGGE CASA PER CASA

Quanto costa un test?

«Noi veterinari compriamo i test dal grossista e li paghiamo circa tre euro l’uno, in base alla quantità di acquisto. Sono convinto che potrebbe costare anche molto meno per l’uomo».

Quanto tempo ci vuole per avere l’esito del test?

«Per il modello utilizzato in veterinaria circa cinque minuti, quello umano proveniente dalla Cina richiede circa un quarto d’ora, un tempo sempre ridotto rispetto all’esito di un tampone».

Tutti coloro che avranno il test positivo potranno a quel punto uscire…

«Sì, questa è la mia idea, perché se effettivamente, come risulta ad oggi, anche in Cina le prime persone guarite non si sono più riammalate, vuol dire che il loro sistema immunitario sta funzionando. D’altro canto, nelle pandemie se il virus viene sconfitto non è per le medicine che servono per salvare le persone, ma è per il sistema immunitario di tutti. Quando il sistema immunitario di una popolazione possiede gli anticorpi contro un virus in numero superiore rispetto agli individui che non lo posseggono, si forma quella che viene chiamata l’immunità di gregge. Allora il virus trova degli ostacoli alla diffusione e non ha più senso rinchiudersi in casa. Se quindi una persona ha gli anticorpi e non ha segni della malattia, potrebbe uscire perché rappresenta il vero ostacolo, il vero nemico per il virus».

 

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