Salute 14 Maggio 2019

Guarire dalla balbuzie si può: Chiara Comastri, psicologa ed ex balbuziente, ci spiega come agisce il metodo Psicodizione

Da balbuziente ad esperta di linguaggio: la psicologa Chiara Comastri si racconta a Sanità Informazione e rivela: «Con un approccio di tipo cognitivo comportamentale e un percorso preciso si possono ottenere ottimi risultati fino a risolvere completamente la balbuzie»

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«La balbuzie è un disturbo che può diventare molto invalidante poiché, limitando la comunicazione, tende a condizionare la vita della persona che ne soffre, la quale tende a chiudersi in se stessa e ad allontanarsi dal confronto con gli altri». Chiara Comastri è un’insegnante, una psicologa e un’ex balbuziente, anche se, a sentirla parlare, non verrebbe mai in mente a nessuno.

La balbuzie è un disturbo relazionale ed è convinzione diffusa che si possa gestire ma non risolvere. In realtà non è così e lo dimostra la sua storia: dopo anni di tentativi falliti, Chiara Comastri ha elaborato un suo metodo, Psicodizione, che lavora sul linguaggio ma anche sui pensieri e sul contenuto del messaggio che si vuole comunicare. Nell’intervista a Sanità Informazione, la dottoressa chiarisce che con  questo percorso, con basi che poggiano su un approccio psicologico cognitivo-comportamentale, si acquisisce un metodo che consente di mettere in pratica le azioni corrette che, se mantenute nel tempo, permettono di avere un controllo, sui suoni e sui pensieri, tale da potenziare le abilità che rendono dei buoni comunicatori e risolvere il problema definitivamente.

Dottoressa, cos’è la balbuzie?

«La balbuzie è un problema relazionale, nel quale la persona che ne è affetta sa esattamente quello che vuole dire ma sa altrettanto chiaramente che ci sarà un suono o una parola che non riuscirà a dire».

Si può definire disturbo psicologico?

«È un disturbo della sfera emotiva. Essendo un problema relazionale si manifesta nella maggior parte dei casi quando la persona entra in relazione con l’altro. Ad esempio, quando il balbuziente deve ripetere la lezione di filosofia, nella propria cameretta, da solo parlerà benissimo, sarà un oratore provetto; l’indomani, all’interrogazione, con i compagni che lo ascoltano e il professore che deve mettere il voto, ecco che si manifesterà la difficoltà».

Dottoressa, quando si presenta la balbuzie? È un disturbo della prima infanzia o si può sviluppare anche in età adulta?

«Una persona balbuziente non nasce balbuziente mai. La maggior parte dei bambini inizia a sviluppare balbuzie tra i 2 anni e mezzo e i 3 anni e mezzo, anche senza nessuna causa evidente e questa è la fascia più colpita. L’altra fascia d’età per l’innesco dei primi blocchi è quella della scolarizzazione, intorno ai 6-7 anni. Ci sono, però, anche casi in cui si subiscono dei traumi che vanno ad innescare il disturbo sia a 5, che a 25 o a 60 anni. C’è lo studente universitario che non ha mai avuto un inceppo e che è diventato balbuziente perché ha fallito un esame orale e magari il professore lo ha denigrato davanti a tutti. Partecipano ai nostri corsi alcuni ragazzi che hanno presentato queste problematiche, che hanno sviluppato il disturbo come conseguenza di un trauma psicologico emotivo. Al contrario, i bimbi che sviluppano balbuzie da piccoli possono non aver subìto traumi ma semplicemente, nell’attraversare un momento fisiologico che fa diventare più complesso il loro linguaggio, l’aspetto cognitivo sviluppa dei pensieri ricchi di un vocabolario nuovo e di frasi complesse che va così tanto veloce che la parte preposta all’articolazione della parola, muscoli bucco-linguali e respiratori, non danno quel sostegno così altrettanto rapidamente quanto la forma e si crea una mancanza di coordinazione tra pensiero e parola. In questa situazione i bimbi possono iniziare ad avere ripetizioni, rimbalzi, allungamenti dei suoni: qui si parla di balbuzie evolutiva. Il bambino che la manifesta non si rende conto che c’è qualcosa che non va nel proprio linguaggio: la balbuzie vera e propria, invece, si innesca quando si diventa consapevoli, quando il bimbo si rende conto che non parla in maniera fluida e inizia ad avere pensieri su sé stesso. Queste considerazioni di essere capace o non capace di comunicare, creano la balbuzie in maniera effettiva».

Quali sono  le indicazioni e i suggerimenti che vuole dare ai genitori di bimbi balbuzienti?

«Attraverso dei percorsi personalizzati con i genitori, riusciamo ad intervenire in modo tempestivo sui bambini con meno di 6 anni. Trasmettiamo alla famiglia degli strumenti che consentono di rieducare il modo di parlare del bimbo, correggendolo attraverso il gioco senza che lui diventi consapevole dei propri inceppi. Il lavoro indiretto è molto bello, permette al bambino di riallinearsi al parlato senza che se ne renda conto, perché avviene all’interno della famiglia e attraverso il gioco. Per tutti i genitori il consiglio principale che mi sento di dare è di non anticipare mai la parola del bimbo, anche se si è già capito dove vuole arrivare. La cosa principale è che l’adulto continui a guardare il bambino come se stesse parlando in maniera fluida. Deve concentrarsi sul contenuto, sul messaggio, piuttosto che su come sta avvenendo o è stato prodotto quel messaggio. Quindi, lasciar fare il bambino totalmente ed evitare tutti quei suggerimenti del tipo: “Stai calmo, respira prima di parlare, parla lentamente, prova a battere il tempo mentre parli”. Sono tutti consigli che hanno l’effetto collaterale di far rendere conto al bambino di qualcosa che non va nel suo linguaggio e deve essere corretto. Per questo è dannoso. La balbuzie diventa molto invalidante quando se ne prende consapevolezza, perché da quel momento si rischia di iniziare a ritirarsi e a farsi condizionare nella gran parte delle scelte che si compiono».

Lei ha elaborato il metodo Psicodizione: come si cura la balbuzie?

«Noi lavoriamo basandoci su una metodologia di tipo cognitivo comportamentale, dal momento che per lavorare sulla balbuzie si deve essere assolutamente consapevoli dei meccanismi interni che si creano. Parlo dei commenti e delle autovalutazioni che si fanno, del tipo: “Non sono stato bravo, mi sono inceppato due volte, chissà cosa pensano gli altri, se ne saranno accorti, mi prenderanno in giro, non ce la farò”. La prima cosa da fare è quella di modificare questo dialogo interiore continuo, interrompere tali pensieri, agendo sul comportamento. Il balbuziente, poi, deve riprendere il controllo dei suoni, delle partenze: bisogna fare in modo che le frasi arrivino dritte dove si vuole farle arrivare. C’è tutto un lavoro meccanico, comportamentale e tecnico che deve essere realizzato sulla parola, sul pensiero e sui movimenti che producono il suono, quindi la lingua, la muscolatura e le corde vocali».

Quali sono le figure specialistiche che lavorano per Psicodizione?

«Psicodizione è una metodica che io ho messo a punto negli anni in base alla mia esperienza personale, poiché ho combattuto con questa difficoltà dall’età di tre anni. Riappropriarsi dei suoni, che la balbuzie altera in maniera innaturale, consente a bambini, ragazzi e adulti di rimettersi in gioco, superando le difficoltà di comunicazione e tirar fuori il meglio di sé. Le persone che collaborano con Psicodizione sono circa 26 e tutti ex corsisti. La parte dell’insegnamento è affidata a Psicologici clinici ed evolutivi. Inoltre, sono presenti delle figure di affiancamento, che in seguito ad una formazione accurata e dopo aver maturato un’adeguata esperienza, diventano dei veri e propri allenatori, come dei coach, i quali aiutano le persone che hanno frequentato il corso ad ottenere i loro stessi risultati, seguendoli per un periodo di tempo nella vita quotidiana e nell’applicazione del metodo al fine di accompagnarli verso l’ottenimento dei successi che si sono prefissati».

Dottoressa, dalla balbuzie si può davvero guarire?

«Si può guarire certo. Quello che abbiamo osservato è che con un buon percorso e l’acquisizione di strumenti precisi, già da subito dopo il corso, si possono ottenere ottimi risultati sotto stress, in preda all’emotività e agli imprevisti. Se poi le azioni corrette sono mantenute nel tempo, i risultati che si ottengono creano un controllo e una padronanza dei propri pensieri, tali che molte persone, grazie al corso di Psicodizione, hanno risolto totalmente la balbuzie».

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