Salute 30 novembre 2018

Giornata Mondiale contro AIDS, Fernando Aiuti: «Non ricordiamo la malattia solo un giorno all’anno, il contagio non è finito»

L’immunologo sottolinea: «In Italia molti centri all’avanguardia, ma negli ultimi anni i finanziamenti sono diminuiti e si rischia di perdere quello che è stato seminato allora»

di Fernando Aiuti
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In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS che si celebra sabato 1 dicembre, uno dei pionieri nella lotta alla malattia, l’immunologo Fernando Aiuti (oggi presidente del Comitato Scientifico della Simedet – Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica) invita a non abbassare la guardia: «Dobbiamo riprendere le campagne d’informazione per evitare di perdere le conquiste finora fatte».

Ecco il testo dell’intervento del professor Fernando Aiuti:

«Quest’anno il messaggio del WHO è “conosci la tua situazione”, quindi un invito a fare il test e poi comportarsi di conseguenza. Le persone HIV positive devono sottoporsi alle terapie, ora efficaci e gratuite, usare sempre il preservativo e informare il partner del rischio di contagio in caso di rapporti sessuali non protetti.

La situazione dell’infezione nel mondo e in Italia è migliorata anche se i casi di infezione da HIV sono circa 39 milioni. Il numero delle persone che hanno accesso ai farmaci è di circa 21 milioni: il prossimo obiettivo è di fare arrivare alla terapia  il 90% delle persone infette.

In Italia i nuovi casi di infezione da HIV all’anno sono circa 3500 e quelli di AIDS circa 500 in sensibile diminuzione ma sono ancora tanti. Dobbiamo riprendere le campagne d’informazione per evitare di perdere le conquiste finora fatte.

Purtroppo a fronte della diminuzione dei cittadini italiani HIV positivi è aumentato il numero degli stranieri, infatti tra le persone HIV positive una su tre è straniera mentre dieci anni fa erano molto di meno.

Le nuove terapie antiretrovirali sono sempre più potenti e meno tossiche e riescono a contenere la replicazione virale e a potenziare le difese immunitarie nonché a migliorare la vita media degli infetti.

I medici attraverso la diagnostica di laboratorio e poi con le terapie sono stati e saranno ancora fondamentali per controllare l’andamento dell’AIDS.

In Italia abbiamo una rete di counselling e numerosi centri AIDS molto all’avanguardia grazie agli sforzi fatti dagli anni 90 fino al 2010. Poi negli ultimi anni i finanziamenti sono diminuiti e si rischia di perdere quello che è stato seminato allora.

Non ricordiamoci che l’AIDS esiste solo in occasione della giornata mondiale dell’AIDS, ma tutto l’anno perché purtroppo il rischio del contagio non è finito».

 

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