Salute 25 Febbraio 2019

Fimmg Lombardia, parla il segretario Gabriella Levato: «Con malati cronici serve interdisciplinarità. Contratto nazionale sia attento a obiettivi del territorio»

Si è conclusa a Milano l’assise regionale lombarda della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. L’allarme del vicepresidente Fiorenzo Corti: «Un valore aggiunto è rappresentato dai servizi erogati il sabato mattina che rischiano però di non essere più fattibili se l’accordo integrativo regionale, scaduto nel mese di dicembre, non verrà rinnovato entro i primi giorni di marzo»

di Federica Bosco

Innovazione, sostenibilità e fiducia, per i medici di famiglia che si sono dati appuntamento a Milano dal 22 al 24 febbraio presso Fondazione Feltrinelli, in occasione del congresso regionale di FIMMG, (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) è questa la strada da percorrere per ridisegnare il ruolo del professionista. Un’occasione di riflessione e dibattito che ha visto il vicesegretario nazionale, Fiorenzo Corti, sottolineare l’importanza di rinnovare al più presto l’accordo Integrativo Regionale, scaduto a dicembre scorso, anche alla luce dell’Autonomia che interesserà proprio Regione Lombardia. «Sono state tre giornate intese che hanno messo a confronto le posizioni dei diversi soggetti per preparare la nuova figura del medico di Medicina generale che dovrà essere ridisegnata dalla Convenzione nazionale che speriamo venga sottoscritta nel giro di pochi mesi – spiega il vicesegretario nazionale Corti – diverse sono le criticità da superare: innanzitutto, occorre migliorare la presa in carico dei pazienti cronici perché è necessario che abbiano un punto di riferimento non solo nella cura, ma anche nell’ascolto», rimarca Corti. Per Gabriella Levato, segretario regionale di Fimmg Lombardia «è necessario che si crei una interdisciplinarità tra più figure che operano con i malati cronici in particolare con la terza età che rappresenta per la Lombardia e in particolare per Milano un primato a livello Europeo».

Sono circa 300mila i pazienti cronici oggi in Lombardia in carico ai medici di famiglia con il PAI (Piano di assistenza individuale) con circa 2500 medici coinvolti. Numeri che oggi permettono di operare grazie ad una efficienza organizzativa che permette di avere la panoramica di tutti i controlli necessari, ed eventuali farmaci utilizzati. Un documento redatto dal medico di famiglia e visibile sul fascicolo sanitario elettronico dal paziente e da tutte le figure mediche che ruotano intorno a lui. «Un valore aggiunto è rappresentato dai servizi erogati il sabato mattina che rischiano però di non essere più fattibili se l’accordo integrativo regionale, scaduto nel mese di dicembre, non verrà rinnovato entro i primi giorni di marzo. Non solo, è necessario rifinanziare i servizi di telemedicina, e stabilizzare i fondi per collaboratori e infermieri. Infatti – ribadisce Corti – è necessario che in ogni studio medico vi sia la presenza di infermieri e collaboratori per la presa in carico, l’ascolto e la diagnostica strumentale per poter rilanciare la medicina generale nel panorama nazionale».

LEGGI ANCHE: FIMMG. CORTI: «E’ ASSURDO CHE IL MEDICO DI FAMIGLIA NON POSSA PRESCRIVERE FARMACI PER DIABETE. GOVERNO E AIFA INTERVENGANO»

Un tema al centro del dibattito che ha coinvolto figure istituzionali e professionisti del settore è l’autonomia. «Per quanto riguarda la nostra realtà contrattuale – riprende Corti – noi vorremmo che il medico di famiglia rimanesse ad un livello di assistenza in grado di dare tutte le prestazioni: diagnostica, studio e ascolto, a tutti i cittadini a livello nazionale».

Un obiettivo condiviso anche da Gabriella Levato segretario regionale di Fimmg Lombardia che ha aggiunto: «Nella terza giornata del Congresso si è parlato proprio di interdisciplinarità tra le Regioni confrontando i modelli organizzativi anche di chi ha chiesto l’autonomia regionale». Un tema caldo che ha portato la dottoressa Levato ad alcune considerazioni da non sottovalutare: «Partendo dal presupposto che i medici di famiglia hanno la salvaguardia di un contratto collettivo nazionale, da cui non possono assolutamente prescindere, non vuol dire che il contratto nazionale non debba avere la possibilità, a livello regionale, di realizzare degli obiettivi territoriali. Deve essere perciò un contratto che permetta di vivere la funzione a seconda dei bisogni del territorio, senza perdere di vista quelle che sono le linee guida nazionali. Purtroppo, il rischio concreto con l’autonomia è di avere un’Italia a due velocità, che non significa una distinzione tra nord e sud, (pensiamo alla Sicilia che sta al sud ed è comunque una regione autonoma), ma tra regioni più attive ed altre meno, di competenze e di risorse all’interno delle stesse regioni. Quindi chi sta un passo indietro, non dovrebbe avere paura di adeguarsi ai modelli più virtuosi, perché il rischio concreto è che ci sia sempre più una migrazione non solo verso le regioni del nord, ma soprattutto all’estero con un passaggio di competenze. Perché, in un momento in cui non si garantiscano ai professionisti delle gratificazioni e ai cittadini delle risorse, la tendenza è di uscire dai confini nazionali».

 

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