Salute 27 Giugno 2020

Fame d’aria – Capitolo 8

Ogni sabato, su Sanità Informazione, il racconto a puntate di una storia vera. Anzi, di più storie, di destini che si incrociano sulla spinta asfissiante di un virus che ci ha separati tutti. Luca esce dal coma dopo due settimane, il giorno della festa del papà. Elisabetta cerca di mettersi in contatto con lui in tutti i modi

Fame d’aria – Capitolo 8

LEGGI IL CAPITOLO I —>

LEGGI IL CAPITOLO II —>

LEGGI IL CAPITOLO III —>

LEGGI IL CAPITOLO IV —>

LEGGI IL CAPITOLO V —>

LEGGI IL CAPITOLO VI —>

LEGGI IL CAPITOLO VII —>

“È stazionario, è stazionario, è stazionario”. Quando ai medici e agli infermieri che entravano nella sua stanza Elisabetta chiedeva notizie del padre, intubato e in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva della stessa struttura, si sentiva rispondere sempre e soltanto due parole: “È stazionario”.

Più le ripetevano quella parola, più lei la odiava. Sentirsi ripetere “è stazionario” era, per lei, come sentirsi rispondere in continuazione “sta arrivando” alla domanda “quando arriva mio padre?”. Stava arrivando ma non arrivava mai. Era estenuante, sfibrante.

Avrebbe voluto avere un vocabolario sottomano solo per poter cancellare quella voce con una penna e, cancellandola, annullarne anche il significato. L’angoscia di quei giorni non era diminuita con il migliorare delle sue condizioni. Aveva soltanto cambiato oggetto di interesse, passando da una persona ad un’altra. Si sentiva sempre in bilico, in un limbo, in una fase di sospensione del tempo, come se la terra avesse smesso di girare. Era come rivivere sempre lo stesso, identico giorno. Per lei era sempre il 6 marzo.

Quando era stata ricoverata, lei e suo padre si sentivano costantemente. Anche lui, ad un certo momento, si era sentito poco bene. Le parlò dal suo letto dei sintomi, della possibilità che pure lui potesse essere stato beccato dallo stesso virus, delle difficoltà che incontrava, insieme alla sua compagna, nel farsi fare il tampone. Lui però stava molto meglio rispetto a lei, ed era lei, con la sua voce roca e affannata, a provare a tranquillizzarlo, proprio perché se avesse avuto il virus non sarebbe stato in quelle condizioni tutt’altro che critiche. Ora però suo padre era lì, vicino a lei ma non abbastanza da poterlo vedere e rendersi conto da sola delle sue condizioni. Di abbracciarlo, non se ne parlava nemmeno. Sarebbe stato già tanto se fosse riuscita a fargli avere sue notizie.

Da quando era stato ricoverato avevano, ovviamente, smesso di sentirsi, e quando chiedeva alla madre e alla sorella che fine avesse fatto il padre, loro, per non spaventarla, giravano intorno alla domanda e le rispondevano che non era a casa e che aveva dimenticato il caricatore del telefono. Per questo era irraggiungibile. Cosa possibile, pensava Elisabetta, visto che suo padre era un tipo molto distratto. Poi, quando le cose precipitarono, non potettero più nasconderle la verità.

Il coma farmacologico durò due settimane. Luca fu estubato giovedì 19 marzo, giorno della festa del papà. Una bella coincidenza che Elisabetta prese come un segno del destino. La felicità e il sollievo che seguirono quella notizia furono indescrivibili, ma durarono poco. Elisabetta si fece prendere da un’altra angoscia.

Lei sapeva, ne era più che sicura, che una volta sveglio, il padre si sarebbe dannato per sapere come stesse lei. Il problema, però, è che i suoi effetti non si trovavano. In quel caos, Luca aveva cambiato tre reparti (degenza, subintensiva e intensiva) e nessuno sapeva dove stessero i suoi occhiali, le sue chiavi, il portafogli e il cellulare. Non potevano sentirsi, non potevano tranquillizzarsi e farsi forza l’un l’altra.

Luca era stato intubato lo stesso giorno in cui Elisabetta aveva effettuato la seconda Tac, la quale era risultata molto più brutta della precedente. L’ultimo suo pensiero, prima di collassare, era dunque rivolto alla figlia che, come confermato dalle analisi, stava peggiorando. Tant’è che l’ultima volta in cui avevano parlato, poco prima che si sentisse male e venisse intubato, lui si disse preoccupatissimo per le notizie che gli arrivavano di lei.

E quando luca si risvegliò, ancora parzialmente sedato e con la mente molto rallentata dagli anestetici, il suo primo pensiero fu proprio Elisabetta. Lei provò in tutti i modi a fargli arrivare un messaggio tramite i medici e gli infermieri. “Ditegli che sto bene”, li supplicava. Ma si trovavano in due palazzine diverse e il personale non era lo stesso. Provò dunque a chiamare il centralino della terapia intensiva. Ogni volta pregava, supplicava chi rispondeva di far arrivare una voce a suo padre, di dirgli che lei stava bene, stava migliorando e presto l’avrebbero dimessa. “Diteglielo, vi prego…”. Ma i pazienti erano tanti, la terapia intensiva era già piena di persone che avevano contratto il virus. Non era un compito facile come potesse sembrare.

Elisabetta non seppe mai se il suo messaggio arrivò al padre.

LEGGI IL CAPITOLO IX—>

Articoli correlati
Fame d’aria – Capitolo 12
Su Sanità Informazione il racconto a puntate di una storia vera. Anzi, di più storie, di destini che si incrociano sulla spinta asfissiante di un virus che ci ha separati tutti
Fame d’aria – Capitolo 11
Su Sanità Informazione il racconto a puntate di una storia vera. Anzi, di più storie, di destini che si incrociano sulla spinta asfissiante di un virus che ci ha separati tutti. Elisabetta e il padre sono ancora in ospedale. Lei non negativizza e lui ha bisogno di fare riabilitazione. Ma la fine della loro degenza è vicina...
Fame d’aria – Capitolo 10
Ogni sabato, su Sanità Informazione, il racconto a puntate di una storia vera. Anzi, di più storie, di destini che si incrociano sulla spinta asfissiante di un virus che ci ha separati tutti. In pieno lockdown, Lorenzo racconta all'amica l'assurda vicenda che gli è successa il giorno prima. Durante la telefonata, sua madre gli dà una notizia che lo sconvolge
Fame d’aria – Capitolo 9
Ogni sabato, su Sanità Informazione, il racconto a puntate di una storia vera. Anzi, di più storie, di destini che si incrociano sulla spinta asfissiante di un virus che ci ha separati tutti. Luca esce dalla terapia intensiva ma è ancora sedato. Quando si risveglia ha indosso il casco CPAP. Una tortura che durerà un tempo infinito
Fame d’aria – Capitolo 7
Ogni sabato, su Sanità Informazione, il racconto a puntate di una storia vera. Anzi, di più storie, di destini che si incrociano sulla spinta asfissiante di un virus che ci ha separati tutti. Luca è un medico che, dopo aver lavorato senza le protezioni necessarie, si ammala e, dopo un collasso, finisce in terapia intensiva. Verrà salvato dalla rapidità e dalla bravura dei medici dell'ospedale Cotugno di Napoli
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 25 novembre, sono 59.787.369 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 1.409.639 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 24 novembre...
Voci della Sanità

Manovra 2021, prevista indennità per gli infermieri. Beux (FNO TSRM e PSTRP): «Offesa alle altre professioni sanitarie, si premi il merito»

L’articolo 66 della bozza della Legge di Bilancio prevede una indennità di “specificità infermieristica” in vigore a partire dal primo gennaio 2021. Ma il Presidente del maxi Ordine delle prof...
Salute

Covid-19, Stefano Vella: «Dall’HIV abbiamo imparato che i virus vanno affamati»

Intervista a Stefano Vella dell'Università Cattolica di Roma: «Pandemia dichiarata colpevolmente in ritardo, ci siamo fidati della SARS. Testare tutti è impossibile, dobbiamo raggiungere una copert...
di Tommaso Caldarelli