Salute 12 Luglio 2019

Emergenza-urgenza, quella specialità che tutti evitano. Fera (Simeu e Cisl): «Riconoscere il disagio lavorativo nel contratto»

Il segretario della Società italiana Medicina di emergenza urgenza sottolinea: «È uno dei più bei lavori che ci siano perché tra i più completi però è anche uno dei più pesanti». Poi aggiunge: «Al Pronto soccorso servono medici specialisti, non può andare un medico qualsiasi»

Immagine articolo

Ormai non è più un fenomeno isolato: sempre più concorsi per medici vanno deserti in tante parti d’Italia. E in molti casi sono i concorsi per l’emergenza-urgenza ad andare deserti: ha fatto scalpore il caso del concorso per il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Parma di un anno fa. Questo perché la vita di un medico in un Pronto soccorso non è affatto facile: turni massacranti, rischio aggressioni, intasamento delle strutture e sovraccarico di lavoro. Per questo il mondo medico si interroga su come rendere più attrattiva questa branca della sanità italiana. Secondo Giuseppina Fera, Segretario del Simeu, Società italiana Medicina di emergenza urgenza, e segretario della Cisl medici, c’è un solo modo: modificare il contratto rendendolo più attrattivo. «Il lavoro nell’emergenza-urgenza è uno dei più bei lavori che ci siano perché tra i più completi però è anche uno dei più pesanti tanto è vero che il medico competente ti esonera subito dall’emergenza se hai un piccolo problema di salute – sottolinea Fera a Sanità Informazione – È riconosciuto in questo. Non è però riconosciuto a livello contrattuale, non viene tenuto conto del disagio lavorativo in nessun modo e quindi i giovani neolaureati cercano di evitare accuratamente i Pronto soccorso». Altro tema, in qualche modo connesso, è quello dei medici a gettone: camici bianchi chiamati a sopperire per brevi periodi a carenze di organico e spesso impiegati nei Pronto soccorso senza avere la specializzazione appropriata: «Bisogna riconoscere che il medico dell’emergenza è uno specialista a tutti gli effetti. Mettere un altro tipo di medico potrebbe intasare il sistema. Il medico dell’emergenza è quello che dimette l’80% dei pazienti, non li ricovera tutti» sottolinea Fera.

Segretario, oggi parliamo del 118. Il Presidente Balzanelli del Sis chiede una revisione della carenza di medici nei mezzi di soccorso. Lei come segretario della Simeu registra anche la carenza di medici nei Pronto soccorso. Cosa si può fare a livello pratico?

«L’unico modo è rendere più attrattivo il lavoro nell’emergenza urgenza. Il lavoro nell’emergenza-urgenza è uno dei più bei lavori che ci siano perché tra i più completi però è anche uno dei più pesanti tanto è vero che il medico competente ti esonera subito dall’emergenza se hai un piccolo problema di salute. È riconosciuto in questo. Non è però riconosciuto a livello contrattuale, non viene tenuto conto del disagio lavorativo in nessun modo e quindi i giovani neolaureati cercano di evitare accuratamente i Pronto soccorso. Poi c’è anche un altro problema: colleghi che sono nel 118 con il contratto dell’emergenza sanitaria, perché noi abbiamo possibilità di avere due tipi di contratto, e che a volte vengono utilizzati per tappare il buco, non sono specialisti ma hanno frequentato il corso di formazione del 118, restano precari e non possono accedere ai concorsi perché non hanno la specialità. Tanto è vero che sia come Cisl medici, sia come Simeu abbiamo proposto che questi colleghi, che così restano precari a vita, abbiano una specie di canale preferenziale per entrare a fare la specialità nella medicina di emergenza urgenza, pagati dalle aziende dove lavorano, però con il percorso formativo in modo da poter fare una specializzazione in medicina di emergenza urgenza».

LEGGI ANCHE: «LAVORO IN PRONTO SOCCORSO MA NON SONO PREPARATA», LA STORIA DEL MEDICO A GETTONE CHE SCUOTE LA SANITA’

C’è anche il problema dei medici a gettone, che vengono chiamati anche nei Pronto Soccorso e magari spesso non hanno magari le competenze necessarie. Sono loro stessi i primi a essere in difficoltà…

«Oggi il medico di Pronto soccorso è un lavoro da specialista. Non può più farlo chiunque come succedeva quando ho iniziato io oltre 20 anni fa perché il medico che lavora nell’emergenza deve avere quell’allenamento al colpo d’occhio a riconoscere la gravità e avere la tempestività che non tutti gli specialisti hanno. E quindi non possiamo mettere un medico qualunque. Come se io andassi a lavorare nel reparto: i tempi sono diversi, la modalità di lavoro, l’approccio al malato sono completamente diverse. Bisogna riconoscere che il medico dell’emergenza è uno specialista a tutti gli effetti. Mettere un altro tipo di medico potrebbe intasare il sistema. Il medico dell’emergenza è quello che dimette l’80% dei pazienti, non li ricovera tutti e con questi tagli ai posti letto che c’è stata sarebbe difficoltoso tornare indietro. Il medico dell’emergenza usa un po’ meno la medicina difensiva, un po’ più l’allenamento, ha anche un rapporto diverso col malato, a volte anche di aggressività. Teniamo conto che anche un paziente che arriva in codice bianco non sa cosa ha, è comunque spaventato, è in un momento di difficoltà. È anche compito del medico dell’emergenza tranquillizzarlo, non a caso la maggior parte dei codici sono codici verdi».

Articoli correlati
Aggressioni, Cisl Medici Lazio: «Bene emendamento che classifica come reato penale violenze anche fuori ospedale»
«La Cisl Medici Lazio e di Roma Capitale/Rieti esprime il proprio apprezzamento per l’iniziativa del Ministro della Salute che presenterà un emendamento al decreto legge sulla sicurezza degli operatori sanitari. Laddove approvato questo emendamento configurerà come reato penale ogni aggressione ai medici anche al di fuori degli ospedali ed estenderà il campo di applicazione anche […]
Infettivologhe in turno a Neurologia: il tribunale condanna l’ospedale. Ecco le informazioni per fare ricorso
Il network legale Consulcesi & Partners negli ultimi 9 mesi, ha ricevuto oltre 100 segnalazioni di medici che lamentano problemi di gestione delle richieste di turnazione per lo svolgimento delle guardie interdivisionali nelle strutture di Pronto Soccorso di tutta Italia: «In pericolo la salute dei cittadini. Ci sono i margini d’intervento legale»
A Trieste aggressione al 118, Mazzacane (Cisl Lombardia): «Interventi rieducativi in ospedale per aggressori»
Ancora un caso di violenza contro gli operatori sanitari nei giorni scorsi a Trieste ai danni degli operatori del 118. Immediata la risposta dei sindacati: ecco la proposta di CISL medici Lombardia per contrastare il fenomeno
di Federica Bosco
Triage ospedaliero, D’Amato (Lazio): «Dal 2020 si passa dai 4 codici a colore a 5 codici numerici»
«La Regione Lazio è tra le prime Regioni in Italia ad approvare il manuale operativo per la trasformazione del triage ospedaliero dai codici a colore ai codici numerici. Un passaggio che non è un semplice adempimento o spacchettamento del sistema dei codici a colori, ma rappresenta un nuovo processo di codifica nel quale si ridefiniscono […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Ecm

ECM, un mese alla fine del triennio. Bovenga (Cogeaps): «Attenzione a contenziosi, concorsi e lettere di richiamo»

A Roma il Presidente del Consorzio gestione Anagrafica delle Professioni Sanitarie ha illustrato le ultime novità in tema di aggiornamento professionale obbligatorio: «Il sistema è in crescita. Da ...
Salute

Burnout in sanità, i più colpiti? Giovani, donne e ospedalieri. I risultati della survey AME

Simonetta Marucci, coordinatrice del sondaggio dell’Associazione Medici Endocrinologi: «Continueremo ad analizzare il fenomeno per poi proporre risposte adeguate per migliorare la nostra attività ...
Diritto

Responsabilità professionale, Federico Gelli: «Sulla gestione del rischio tre regioni in ritardo. Polizza primo rischio, ecco quando farla…»

Il “padre” della Legge 24 del 2017, oggi presidente della Fondazione Italia in Salute, ha fatto il punto nel corso di un convegno all’Ospedale San Giovanni Battista di Roma: «Legge va applicata...