Salute 11 febbraio 2019

Disturbi alimentari, la rete Ananke cura la famiglia per guarire il paziente. Zaffiro (psicoterapeuta): «Malattia che si nutre dell’angoscia altrui»

Il progetto, nato un anno fa attraverso una rete territoriale di circa 20 ambulatori, interviene sul paziente e sui familiari con percorsi clinici individualizzati. L’esperto: «Fondamentale la prossimità con il paziente: più si è vicini, più è facile intercettare le richieste di aiuto ed evitare – ha concluso Zaffiro – che il disturbo diventi troppo grave»

di Isabella Faggiano
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Nella mitologia greca era il destino, il fato ineluttabile. Per Omero ed Esiodo era la forza che regola tutte le cose. Oggi, Ananke è il nome di una rete di servizi ambulatoriali per la cura e la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare: dall’anoressia, alla bulimia, fino ad obesità, binge eating disorder, ludopatie ed altre dipendenze patologiche.

«Ananke – ha spiegato Antonino Zaffiro, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del Centro di Latina – nasce circa un anno fa, con l’obiettivo di creare una continuità al percorso terapeutico che molti pazienti cominciano tra le mura di complessi residenziali». Il progetto, infatti, è stato ideato da Villa Miralago, una struttura in provincia di Varese costituita da tre comunità per adulti e una comunità per minori, specializzata nella cura dei disturbi del comportamento alimentare.

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«Attraverso Ananke – ha sottolineato Zaffiro – abbiamo realizzato una rete di ambulatori dislocati su tutto il territorio nazionale. Essere vicini al paziente significa poter trattare il suo malessere permettendo anche di restare a casa». Ogni Centro interviene sul paziente e sui suoi familiari, avvalendosi del lavoro di un’equipe multidisciplinare formata da psicologi, psicoterapeuti, nutrizionisti, medici e psichiatri.

«Spesso – ha raccontato lo psicoterapeuta -, per la mancanza di servizi adeguati nel proprio territorio di residenza, chi soffre di disturbi alimentari è costretto a fare molti chilometri per curarsi. E, non di rado, la sua unica alternativa diventa un ricovero presso strutture residenziali specializzate nel trattamento di queste specifiche patologie».

Così, mentre il paziente viene accolto nella comunità terapeutica, chi fino a quel momento gli è stato accanto – genitori, fratelli, amici, parenti – è costretto a restare a casa. Eppure, anche loro avrebbero bisogno di aiuto: «La particolarità dei disturbi alimentari – ha spiegato il responsabile del centro Ananke di Latina – è il prosciugare l’angoscia nel soggetto che ne soffre. Chi ne è affetto, paradossalmente, sta bene, non sente l’angoscia, che invece è ben percepita dai suoi familiari e amici. Questo disturbo si nutre dell’angoscia altrui».

Ed i centri Ananke sono nati anche con questo obiettivo: prendersi cura della sofferenza delle persone che vivono accanto al paziente. «Un disturbo del comportamento alimentare – ha aggiunto Zaffiro – non può essere curato trattando esclusivamente chi ne è affetto, ma è necessaria una presa in carico di tutti coloro che soffrono, anche indirettamente, per la patologia».

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Purtroppo, però, molto spesso il percorso di guarigione non si completa nemmeno con il ricovero presso una struttura residenziale specializzata: «Dalla patologia si può uscire – ha rassicurato lo psicoterapeuta -. Ma anche quando il sintomo, nella sua manifestazione più eclatante, è passato (come il digiuno per l’anoressia o le abbuffate per la bulimia, ndr) il soggetto ha ancora bisogno di aiuto. Deve essere guidato affinché trovi un nuovo modo di esprimere il suo dolore, finora esternato nel suo specifico disturbo alimentare, traducendolo in parole. Quindi – ha aggiunto Zaffiro – dopo le dimissioni è importante che il paziente continui a parlare del suo problema».

Ad oggi il progetto Ananke ha attivato 20 centri ambulatoriali in tutta la Penisola, ma «la nostra ambizione – ha continuato il responsabile del centro laziale – è di creare ancora altri presidi che vadano a colmare i vuoti lasciati dall’assistenza territoriale, sia pubblica che privata. Per la cura e la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare è fondamentale la prossimità con il paziente: più si è vicini, più è facile intercettare le richieste di aiuto ed evitare – ha concluso Zaffiro – che il disturbo diventi troppo grave».

 

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