Salute 21 Maggio 2018

«Il diabete non ci ferma». Gli atleti del Team Novo Nordisk sfidano la malattia in sella ad una bici

È l’unica squadra professionistica composta esclusivamente da ciclisti con diabete tipo 1 e 2. Oltre 160 le gare corse. Due gli italiani, Peron e Poli. Il medico Castol: «I ragazzi controllano la glicemia con un glucometro portatile e indossano un CGM, o Continuous Glucose Monitor, che produce letture del glucosio ad intervalli di alcuni minuti»

Immagine articolo

È uno sport epico il ciclismo. Fatto di gesta leggendarie – come non ricordare l’impresa di Pantani all’Alpe D’Huez o le gesta di Coppi e Bartali – e di uno sforzo fisico che a volte sembra avere del sovrumano, soprattutto quando si macinano kilometri a pendenze impossibili. Gesta che richiedono una condizione fisica ottimale e una capacità di resistenza fuori dal comune ma che non sono affatto precluse ad atleti con una patologia importante come il diabete.

Lo dimostrano gli atleti del Team Novo Nordisk composto esclusivamente da ciclisti professionisti tutti affetti da diabete. I ragazzi sono uniti dalla voglia di dimostrare che il diabete non deve rappresentare un limite e che, anzi, è possibile gareggiare ai massimi livelli anche se colpiti da questa malattia che, come ha ricordato recentemente anche il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, è una vera e propria “pandemia” che colpisce ogni anni nel mondo 425 milioni di persone.

LEGGI ANCHE: DIABETE E OBESITA’, RAPPORTO IBDO: E’ BOOM AL SUD. RICCIARDI (ISS): «È UNA PANDEMIA. AIUTIAMO I CITTADINI A CAMBIARE STILE DI VITA»

I ciclisti del Team hanno già corso a marzo la storica Milano-Sanremo e ora si preparano a un’estate piena di competizioni: a breve sarà la volta del giro dell’Estonia, a luglio la Delta Road Race in Canada, in agosto il giro d’Ungheria e il tour del Ruanda. Due gli italiani: lo sprinter Andrea Peron e Umberto Poli, che hanno scoperto entrambi di avere il diabete a 16 anni. «Ho iniziato a pedalare quando avevo 10 anni. Sei anni dopo mi fu diagnosticato il diabete, ma questo non mi ha fermato», spiega Peron. Stesso percorso per Poli, in sella dall’età di sei anni. A sedici anni, in seguito a una gara, Poli si accorge di non sentirsi bene: portato in ospedale, gli viene diagnosticato il diabete di tipo 1. Con il supporto della sua famiglia, degli amici, degli allenatori e del team medico tuttavia torna presto in pista.

Il Team nasce dalla volontà dei due fondatori, l’azienda farmaceutica Novo Nordisk e Phil Southerland, che nel dicembre del 2012 hanno collaborato per creare il Team Novo Nordisk basandosi sull’obiettivo comune di ispirare, educare e incoraggiare le persone con diabete in tutto il mondo. Nel 1982, quando Southerland aveva sette mesi, gli fu diagnosticato il diabete di tipo 1. Per contribuire alla cura efficace del diabete, fin da quando era piccolo, andava in bicicletta. Mentre frequentava il college ha motivato poi il suo amico e compagno ciclista Joe Eldridge a migliorare il controllo del diabete allo stesso modo. Tutto ciò lo ha ispirato a diffondere la conoscenza del diabete a un pubblico più vasto e nel 2005 lo ha portato a formare una squadra ciclistica di atleti con e senza diabete. Lo stesso anno in cui Phil ha formato la squadra (2005), Novo Nordisk, multinazionale danese del farmaco, ha lanciato il programma Changing Diabetes, che mira ad assicurare esiti migliori per i pazienti, offrendo maggiori opportunità di vivere bene con il diabete. E oggi la squadra ciclistica è parte integrante di questo progetto. Dal suo esordio nel dicembre 2012, il Team ha partecipato a oltre 160 gare, ha corso decine di migliaia di chilometri attraverso più di 30 paesi, incontrando e ispirando milioni di persone con diabete in tutto il mondo. La stagione 2017 ha visto il Team Novo Nordisk guadagnare 15 piazzamenti tra i migliori 10.

Ma com’è possibile conciliare lo sforzo di un ciclista professionista con una malattia come il diabete? Lo spiega Rafael Castol, medico sportivo che ha contribuito a progettare e realizzare il programma medico del Team Novo Nordisk: «Agli atleti viene spiegato come calcolare e identificare i carboidrati a seconda del loro Indice Glicemico e la velocità con cui ciascun tipo di carboidrato viene assorbito dall’organismo (carboidrati a lento rilascio di energia e ad azione rapida). In tal modo sono consapevoli delle loro necessità individuali e di come regolare il regime insulinico per rimanere nei livelli di glicemia ottimali. Una buona idratazione è essenziale per tutti gli atleti, ma è particolarmente importante negli atleti con diabete, dato che una glicemia alta può causare disidratazione e squilibrio elettrolitico».

«Il ciclismo è uno degli sport più difficili a livello di competizione e la gestione del diabete può essere molto impegnativa quando si gareggia a quei livelli – continua Castol -. Quando si mettono insieme queste due cose, molti pensano che sia impossibile, ma è qualcosa che la nostra squadra riesce a fare. Semplicemente, dobbiamo essere molto personali nell’approccio. Vogliamo dimostrare che i nostri ciclisti affrontano molte delle stesse sfide a cui vanno incontro le altre persone con diabete, ma che questo non deve impedire di mettersi in gioco».

Naturalmente, fondamentale per gli atleti poter controllare in gara il livello di insulina.  «I nostri ciclisti – continua Castol – controllano la glicemia con un glucometro portatile e indossano un CGM, o Continuous Glucose Monitor, che produce letture del glucosio ad intervalli di alcuni minuti. Durante la competizione, posizionano il ricevitore CGM in tasca o sul manubrio ed esso fornisce un grafico in tempo reale dei loro livelli di glucosio. È molto importante controllare la glicemia prima, durante e dopo la gara. I ciclisti hanno anche imparato ad ascoltare il loro corpo e come reagiscono durante una corsa. Il loro obiettivo è un livello ottimale di glicemia tra i 6.6 e i 10mmol/L o or tra 120 e 180mg/dl. In ogni caso, occorre ricordare che ogni individuo è diverso e che quello che funziona per uno potrebbe non funzionare per qualcun altro. Ciascun atleta ha il suo approccio personalizzato alla gestione del diabete e dell’esercizio fisico».

Quella degli atleti del Team Novo Nordisk è quasi una missione. Con il loro esempio danno coraggio a quei milioni di persone che, quando scoprono di avere il diabete, credono che non riusciranno più a vivere nel modo sperato. Loro sono la dimostrazione che, nonostante la loro condizione, non si deve rinunciare ai propri sogni e a competere ai più alti livelli. Sui social la squadra fa il pieno di like, con gli aggiornamenti dell’andamento delle gare e il racconto degli atleti chiamati a conciliare l’agonismo con il diabete.

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

 

 

Articoli correlati
«Io, affetto da diabete dall’età di due anni, diventerò diabetologo pediatrico». La storia di un aspirante medico
Il ragazzo racconta ai nostri microfoni la sua storia e la determinazione nell’affrontare il test di Medicina: «Voglio aiutare i bambini che sono nella mia stessa situazione»
Diabete e intelligenza artificiale, un aiuto anche nel trattamento psicologico del paziente
L’efficacia dell’uso di un trattamento psicologico nel percorso di cura, unita alla generazione di un risparmio per il SSN, è stata confermata. L'Intelligenza Artificiale (IA) può avere un grande impatto, soprattutto sugli aspetti di personalizzazione degli interventi, nonché di monitoraggio e miglioramento dell’aderenza ai processi di cura
di Mara Lastretti (Ordine Psicologi Lazio) e Tommaso Ciulli (Ordine Psicologi Toscana)
Senior Italia FederAnziani e Sumai: «A MMG e specialisti del territorio facoltà di prescrivere farmaci per diabete e patologie respiratorie»
«Esiste, infatti, un numero irragionevole di piani terapeutici che generano visite specialistiche finalizzate esclusivamente al rinnovo del piano, con pesanti ricadute sulla vita dei pazienti, in particolar modo degli anziani e dei più fragili» sottolineano le due associazioni
Diabete, oltre l’insulina: medicina di precisione, big data e nuove tecnologie sono la frontiera
Intervista al professor Stefano del Prato, presidente della European Association for the Study of Diabetes: «La vita dei pazienti diabetici e la gestione della patologia cambieranno in maniera drastica»
di Tommaso Caldarelli
Il 30% delle vittime del Covid-19 aveva il diabete. Ora è il ‘lockdown terapeutico’ a far paura
Frontoni (IBDO Foundation): «Potenziare i servizi di rete». L'onorevole Pella: «Puntare su telemedicina e approvare piano per la banda ultra-larga»
di Tommaso Caldarelli
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 19 ottobre, sono 39.965.414 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 1.113.307 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 19 ottobre: Ad oggi in I...
Contributi e Opinioni

«Tamponi Covid sui bambini: troppe prescrizioni che non tengono conto dei rischi intra-procedurali»

di prof. Filippo Festini, Professore Associato di Scienze Infermieristiche generali, cliniche e pediatriche all’Università degli Studi di Firenze
di Filippo Festini, Professore Associato di Scienze Infermieristiche generali, cliniche e pediatriche, Università di Firenze
Salute

Covid, Cavanna: «Casi severi in aumento, riabilitare l’idrossiclorochina. Pazienti vaccinati sembrano avere prognosi migliore»

L’oncologo famoso in tutto il mondo per le sue cure anti Covid a domicilio spiega: «Estate tranquilla ma ora qualcosa è cambiato». Presto sarà pubblicato uno studio sulla sua metodologia di cura...