Salute 10 Maggio 2022 12:19

Dal PNRR nuove tecnologie per la sanità. Ma gli italiani non sanno usarle e l’Italia è troppo poco connessa

Analfabetismo digitale e connessione scadente, Boggetti (Confindustria Dispositivi Medici): «Gli anziani sono tra coloro che avrebbero più bisogno dei servizi di telemedicina, ma non sanno usarli. E la maggior parte di loro vive in zone d’Italia dove si fa fatica pure a fare una telefonata, figuriamoci scambiare dati ad alta risoluzione»

In Italia, il 71% dei mammografi convenzionali e il 54% delle risonanze magnetiche chiuse ha superato i 10 anni di età, il 69% delle Pet ha più di 5 anni. Secondo l’Osservatorio parco installato (Opi) di Confindustria Dispositivi Medici, le apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete, nel nostro Paese, superano le 18 mila unità. Ma presto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbe segnare un’inversione di rotta. «Il PNRR prevede un investimento che mira all’acquisto e al collaudo di almeno 3.133 apparecchiature in sostituzione di quelle obsolete e fuori uso entro la fine del 2024», spiega Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici.

Chi beneficerà delle nuove apparecchiature?

Quali saranno gli ospedali a cui saranno destinate le nuove apparecchiature è ancora da definire, ma il presidente di Confindustria Dispositivi Medici sull’argomento ha le idee chiare. «Sostituire le apparecchiature obsolete con quelle di ultima generazione, con un rapporto di 1 a 1, non sarà sufficiente, poiché rappresenterebbe un’inutile replicazione del sistema esistente. Piuttosto, sarebbe opportuno analizzare i bisogni di salute dei singoli territori facendo una proiezione delle esigenze dei prossimi dieci anni. Solo in questo modo sarebbe davvero possibile offrire un valore aggiunto, in termini di nuove tecnologie, ai nostri ospedali», sottolinea il Boggetti

La telemedicina

La sanità ad alta tecnologia, il PNRR, assieme ai Regolamenti europei sui dispositivi medici sono gli argomenti al centro di un numero speciale della rivista IHPB-Italian Health Policy Brief, presentato durante un evento istituzionale patrocinato da Confindustria Dispositivi Medici. «Oltre al grande capitolo della rinnovo del parco tecnologico strumentale ospedaliero, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ne è presente uno, altrettanto rilevante, dedicato alla medicina territoriale connessa, che va dalle televisite, ai teleconsulti, fino all’utilizzo di strumentazioni diagnostiche a distanza», aggiunge il presidente di Confindustria Dispositivi Medici.

L’analfabetismo digitale

A differenza del rinnovo delle apparecchiature obsolete, la medicina territoriale connessa per essere realizzata non ha bisogno solo dell’acquisto di nuove tecnologie. Sarà necessario che sia i professionisti che i pazienti sappiano usarle e che la connessione disponibile a livello territoriale sia di ultima generazione.

Ma andiamo con ordine. Partiamo dalla localizzazione. Quali sono i territori in cui andrebbe maggiormente promossa la telemedicina? «Innanzitutto, in quei luoghi dove ospedali e ambulatori sono difficili da raggiungere. Anche l’emergenza da Covid-19 ha messo in evidenza quanto sia importante poter curare i pazienti, soprattutto i più anziani e fragili, direttamente a casa propria», dice il presidente di Confindustria Dispositivi Medici. Ma ecco il primo ostacolo: «Chi avrebbe più bisogno di poter usufruire dei servizi di medicina territoriale connessa, ovvero i pazienti di terza età, sono coloro che hanno l’analfabetismo digitale più elevato. Anche i medici e i professionisti sanitari che vivono lontano dai centri urbani sono, di solito, i meno abituati all’utilizzo delle nuove tecnologie. Per questo – dice Boggetti -, prima ancora di investire nell’acquisto di apparecchiature di telemedicina, bisognerebbe impegnare delle risorse per la formazione di sanitari e pazienti».

L’Italia è un Paese poco connesso

Tuttavia, l’alfabetismo digitale non è l’unico scoglio da superare: «In molte zone d’Italia, ancora oggi, si fa fatica addirittura a fare una telefonata utilizzando il telefono cellulare, figuriamoci scambiare datai ad alta risoluzione come quelli sanitari. Una più capillare diffusione della rete di comunicazione 4G e 5G sarebbe una prerogativa necessaria allo sviluppo della telemedicina in tutte le sue forme», sottolinea Boggetti. Formazione e miglioramento della connessione internet sono, dunque, i passi preliminari affinché gli investimenti previsti dal PNRR non si trasformino in risorse sprecate.

Guerra in Ucraina: sanità italiana a rischio?

Anche queste azioni preparatorie (formazione e connessione) devono essere programmate e, soprattutto, finanziate. «Difficile stabilire fin da ora se ci saranno i soldi necessari per rispondere a tutte queste esigenze – dice Boggetti -. Soprattutto adesso che la guerra in Ucraina potrebbe spingere a dirottare gli investimenti del Paese, compresi quelli del PNRR, verso azioni ritenute più urgenti, come il raggiungimento dell’autonomia energetica e il rinforzo degli armamenti militari. Ma l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto negli ultimi due anni ha mostrato il volto debole della sanità italiana: le nostre terapie intensive sono un terzo di quelle tedesche, le apparecchiature dei nostri ospedali sono troppo vecchie e la popolazione anziana troppo fragile. Per questo – conclude il presidente di Confindustria Dispositivi Medici -, spero che il Governo non decida di rinunciare agli investimenti previsti per la Sanità. Un rischio che, purtroppo, c’è».

 

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