Salute 19 settembre 2018

“Cura di Coppia”: vademecum per rapporto medico-paziente. E contro aggressioni campagna “Prima di aggredire, pensa”

Difficoltà di accesso all’assistenza territoriale, alle prestazioni sanitarie ed alle informazioni. Tutti disservizi che minano il rapporto tra professionista sanitario e cittadino. Ma da oggi risanare questa relazione è possibile

di Isabella Faggiano
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“Per non mandare in crisi il rapporto tra medico e paziente, ognuno deve fare la sua parte”: è questo lo slogan scelto per “Cura di Coppia”, la campagna informativa ideata da Cittadinanzattiva e OMCeo Roma (www.curadicoppia.it).

E proprio come in ogni coppia che si rispetti, anche in quella formata dal medico e il suo paziente, ci sono diritti e doveri da rispettare, principi che per l’occasione sono stati messi nero su bianco.

«Abbiamo ideato un vero e proprio vademecum – ha detto Tonino Aceti, coordinatore Nazionale Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva – con i principali diritti e doveri che pazienti e medici devono rispettare affinché la loro relazione torni ad essere tempo di cura qualificato e qualificante per i professionisti e per i cittadini stessi».

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Cinque i diritti da garantire a medici e pazienti. Al cittadino non deve essere mai sottratto il giusto tempo di ascolto, dovrà ricevere informazioni comprensibili, condividere i percorsi di cura con il suo medico. Ancora, è suo diritto ricevere cure in sicurezza e non deve soffrire inutilmente.

«Il paziente – ha detto il coordinatore Nazionale Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva – non deve sentirsi come un bullone all’interno della catena di produzione del SSN, ma piuttosto come una persona che entra in empatia con i professionisti della salute».

D’altro canto, il medico ha il diritto di esercitare la propria professionalità, di essere rispettato, non è tenuto ad assecondare ogni richiesta, deve essere informato dal cittadino e deve poter lavorare nelle migliori condizioni.

«Lo scopo principale dell’iniziativa  infatti – ha sottolineato Aceti – è  proprio quello di rinsaldare il rapporto di fiducia tra cittadini e tutti gli specialisti del settore. L’elemento della fiducia nel rapporto medico-paziente è un elemento centrale in questo momento, l’unico che può ammortizzare gli effetti nefasti di alcune politiche sanitarie che negli ultimi anni hanno depauperato il servizio sanitario pubblico».

Accanto ai diritti ci sono ovviamente anche i doveri. «Non sostituire il web o il passaparola al parere degli esperti, collaborare con il medico, rispettare le persone, rispettare gli ambienti e gli oggetti, segnalare disfunzioni – ha aggiunto Tonino Aceti –  sono i doveri dei cittadini. Il medico, invece, è sollecitato a: rispettare e ascoltare, informare, ridurre o alleggerire la burocrazia, interagire e confrontarsi con altri professionisti, segnalare».

Per mettere a punto questo vademecum Cittadinanzattiva ha passato al setaccio tutte le segnalazioni inviate dai cittadini che usufruiscono del Sistema Sanitario Regionale del Lazio e che hanno al centro proprio la relazione tra il medico e il paziente. Dal lavoro, cominciato più di un anno fa, sono emerse le principali criticità del SSN. Si va dalle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie e all’assistenza territoriale, fino agli impedimenti riscontarti per avere informazioni e documentazione. In questo contesto si inserisce inoltre il crescente fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.

Accanto a “Cura di Coppia”, infatti, è stata lanciata anche la campagna di sensibilizzazione “Prima di aggredire , pensa”, contro la violenza agli operatori sanitari, realizzata con FNOMCeo, OMCeo Roma, Regione Lazio e Cittadinanzattiva Lazio.

«Rimettere in moto un’alleanza che prima c’era e che oggi si è un po’ guastata tra medico e paziente – ha detto Antonio Magi, presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri-OMCeo – si è reso ancor più necessario proprio alla luce delle numerose aggressioni registrate negli ultimi tempi ai danni di medici e del personale sanitario».

E i dati lo dimostrano: «Quasi nel 50% dei casi di aggressione – ha continuato Magi – il medico è vittima del proprio paziente, nel 30,6% di un suo parente. In sei casi su dieci i camici bianchi subiscono minacce, nel 20% delle situazioni segnalate percosse, nel 10%  degli episodi gli aggressori si sono presentati a mano armata e sempre con una casistica di 10 su 100 hanno commesso atti vandalici. Il luogo più a rischio è il pronto soccorso, seguito dai reparti di degenza e dagli ambulatori».

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Poco incoraggianti anche gli esiti di queste aggressioni: «La prognosi dopo l’aggressione è stata di 3 giorni nel 32% dei casi – ha commentato il presidente dell’Ordine provinciale di Roma – di  7 giorni per il 25,33%,  fino ad arrivare ad una prognosi che supera i tre mesi nel 6% delle situazioni».

Tutte cifre che poco rassicurano i medici: il 72% ha la percezione che il fenomeno delle aggressioni sia in aumento.

«Per questo – ha aggiunto Magi – stabilire dei principi è più che mai necessario. Regole comportamentali che da un lato aiutano il medico a lavorare meglio e, dall’altro, garantiscono cure di maggiore qualità al suo paziente. Meglio lavora il professionista – ha concluso il presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri-OMCeo – e più vantaggi ne trarranno i cittadini per la loro salute».

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