Salute 2 Novembre 2020

Covid-19, il fisico Parisi (Lincei): «Presto 400 morti al giorno. Serve un questionario per identificare le cause dei contagi»

Il Presidente dell’Accademia dei Lincei Giorgio Parisi: «Anche se il vaccino arrivasse a dicembre dovremo resistere fino a marzo/aprile. Con dati strutturati potremmo operare interventi più chirurgici»

Covid-19, il fisico Parisi (Lincei): «Presto 400 morti al giorno. Serve un questionario per identificare le cause dei contagi»

«Sul numero dei decessi siamo in linea con le stime di qualche giorno fa, mentre sulla curva dei contagi osserviamo un lieve rallentamento. Il tempo di raddoppio è passato da sette a nove giorni. Un dato apparentemente positivo, ma potrebbero esserci anche molti contagi sommersi». Giorgio Parisi, fisico di fama mondiale e Presidente dell’Accademia dei Lincei, commenta per Sanità Informazione i dati sull’andamento dell’epidemia da Covid-19. Lo fa con lo strumento che compete a un fisico, quello dell’analisi delle curve, rapportando l’andamento attuale alla curva del precedente picco epidemico, quello di marzo-aprile.

«I dati dicono che presto arriveremo a 400 decessi al giorno e sarà difficile evitarlo. Dato che ogni 80 contagi muore una persona, i circa 30mila contagi di questi giorni corrispondono a 400 morti tra una settimana. Purtroppo temo che tra 7-10 giorni potremmo arrivare anche a 500 decessi al giorno», continua il Presidente dell’Accademia dei Lincei.

L’unico spiraglio è il lieve rallentamento del numero dei contagi: «Ad oggi, secondo le stime che avevamo elaborato, avrebbero dovuto essere 40mila. Un dato positivo. Però bisogna capire che si fa nei due giorni che abbiamo guadagnato».

COVID-19, PARISI E L’APPELLO A MATTARELLA

Parisi è stato protagonista alcuni giorni fa insieme ad altri 100 scienziati di un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo subito provvedimenti più severi per contenere i contagi. Intervento a cui era seguito l’ultimo Dpcm con cui, tra le altre misure, si sono chiusi bar e ristoranti alle 18.

«Spero che le ultime misure, o meglio le penultime misure, abbiano rallentato l’andamento dei contagi – spiega Parisi -. Se la curva del numero dei morti rallenta tra una settimana allora vuol dire che c’è un cambiamento. Fra il varo delle misure e il momento in cui l’effetto entra in statistica ci vogliono una decina di giorni nel caso dei contagi e una ventina di giorni nel caso dei decessi. Lo abbiamo visto molto bene a marzo quando le misure hanno enormemente bloccato i contagi, però i morti sono aumentati fino alla fine del mese».

«MONITORARE LE CHIAMATE AL PRONTO SOCCORSO»

Un altro dato da monitorare, secondo Parisi, è il numero di chiamate al Pronto soccorso. «L’informazione su quante sono le chiamate al 118 viene pubblicato dal Sole 24 Ore ogni giorno per la Lombardia. Sono dati abbastanza preoccupanti perché il numero delle chiamate nella zona di Milano per problemi respiratori ha superato quelli che c’erano nella regione di Milano al momento del lockdown» spiega ancora Parisi, che elenca quali altre misure si possono prendere prima di arrivare a un lockdown generalizzato: possibile chiusura di negozi del terziario non essenziale, aumentare al massimo la possibilità per tutti coloro che lo chiedono di isolarsi in strutture al di fuori della famiglia come i Covid Hotel, organizzare cooperative per portare la spesa a domicilio ad anziani che vivono da soli.

IL PROBLEMA DEI DATI «NON CONDIVISI»

Il grande cruccio di Parisi è la condivisione dei dati: a giugno l’Accademia dei Lincei aveva lanciato un appello alle istituzioni per la condivisione di alcuni dati con la comunità scientifica. Appello però caduto nel vuoto: «In questo Paese la scienza è molto ascoltata» afferma Parisi con una punta di amarezza.

«Molti sono dati che l’ISS pone già nel suo bollettino settimanale – spiega l’accademico – ma che comunica in modo tale da non renderli direttamente fruibili. Per esempio, per ogni regione mette un grafico con quante sono state le persone che si sono contagiate in quel giorno e il numero delle persone sintomatiche quel giorno. Tuttavia, li condivide in forma di grafico. È chiaro che se uno vuole accedere a quei dati può prendere una bella stampante, stampare il grafico, armarsi di centimetro, misurare l’altezza di ciascuna delle colonnine e convertire l’altezza delle colonnine in numeri. Noi abbiamo fatto un software che prende queste grafiche e le converte in numeri contando il numero dei pixel. In certi casi l’abbiamo fatto, però è chiaro che è una fatica infernale e dato che questi sono già dati pubblici non ci vuole niente a metterli online».

Parisi paragona questi dati «all’uva che sta in alto e non si può toccare» ma poi spiega qual è il vero problema di avere dati non strutturati in modo da avere informazioni utili per circoscrivere i focolai: «Bisogna stare attenti perché il sonno della ragione genera mostri. Pochi giorni fa abbiamo sentito alcuni dati sui contagi nei teatri: si parlava di un solo caso di contagio. Ma poi è emerso che diversi orchestrali del Teatro di San Carlo di Napoli si sono contagiati. Questo vuol dire che nei teatri il virus passa. Come si fa a sapere di essere stato contagiato nel teatro? Se è impossibile saperlo è evidente che non ci sono casi noti».

UN QUESTIONARIO PER IDENTIFICARE LE CAUSE DEL CONTAGIO

Secondo Parisi occorrerebbe un database strutturato con un questionario da sottoporre ai pazienti che si contagiano: «Per ogni persona che si ammala – spiega Parisi – servirebbe un questionario. Sapere se va in palestra, se va a teatro, quante volte va al ristorante, quante ore a settimana prende i mezzi pubblici. Se avessimo queste informazioni per tutte le persone contagiate, insieme ad altre informazioni strategiche raccolte nell’assoluto rispetto della privacy, in modo tale che quelli che lo consultano abbiano solo il dato aggregato, potremmo operare interventi molto più chirurgici».

«Una strategia – conclude Parisi – è quella di rintracciare i contatti certi: ma sia in Italia che in Germania solo nel 23% circa dei casi si riesce a fare questa operazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, il 77% in Germania e un numero simile in Italia, non si riesce ad identificare tra i tanti possibili contatti qual è la persona che potrebbe aver passato il virus. Se il contatto avviene in un luogo ristretto, in famiglia, al lavoro, è chiaro che possiamo identificarlo. Se il contatto avviene tra due persone che stanno facendo la fila al supermercato diventa più difficile. Ma la maggior parte dei contagi avviene in questo modo».

«VACCINI E ANTICORPI NON PRIMA DELLA PRIMAVERA»

Infine, Parisi non concorda con il premier Conte quando spera nell’effetto benefico dell’arrivo del vaccino a dicembre. «Prima che arrivino i vaccini e gli anticorpi su grande scala si arriverà a marzo/aprile – conclude Parisi -. È possibile che la previsione di Conte sull’arrivo dei vaccini a dicembre sia vera, ma a dicembre arriverà un milione di dosi, si potranno incominciare a vaccinare un po’ di persone come i medici e gli infermieri. Già sarebbe un grosso sollievo e rallenterebbe l’epidemia dentro gli ospedali. Ma prima che ci sia una vaccinazione di almeno venti milioni di persone è chiaro che dovremo aspettare diversi mesi. Dobbiamo fare i conti col gestire senza grossi aiuti la situazione almeno fino a marzo e quindi a questo punto, non possiamo evitare di prendere informazioni perché l’epidemia finisce. E comunque anche con il vaccino ci possono essere delle recrudescenze».

 

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