Salute 22 Gennaio 2021 11:19

Covid-19, il Comitato terapie domiciliari: «Richieste di aiuto moltiplicate nella seconda ondata»

Dal gruppo Facebook #Terapiadomiciliarecovid19, creato all’inizio della pandemia per far dialogare i medici dei territori sulle terapie anti Covid, è stato costituito un comitato presieduto dall’avvocato Erich Grimaldi

«Sono risultata positiva il 4 gennaio e oggi 16 gennaio sono risultata negativa dopo il secondo tampone. Grazie a questo gruppo meraviglioso». «I miei genitori dopo un mese sono finalmente usciti da questo incubo e io sono tornata a casa con loro. Ringrazio tutti i medici presenti in questo gruppo che nonostante i loro impegni si rendono disponibili per tutti noi». Questi sono solo alcuni dei tanti messaggi di ringraziamento che inondano le pagine del gruppo Facebook #Terapiadomiciliarecovid19 creato dall’avvocato del foro di Napoli Erich Grimaldi, fondatore e presidente del “Comitato per il diritto alla cura tempestiva domiciliare nell’epidemia di Covid”.

Il boom del gruppo #Terapiadomiciliarecovid19

Il gruppo è una delle più riuscite iniziative dal basso nate nel periodo più tragico della pandemia. Di fronte a un virus sconosciuto e a una malattia che mieteva centinaia di vittime, l’obiettivo era quello di raccogliere su Facebook le esperienze dei medici sul territorio e le buone pratiche che venivano attuate per poterle condividere e contribuire così a salvare più vite possibile. Oggi nel gruppo, che ha superato i 57mila iscritti, arrivano decine di messaggi al giorno di persone con il Covid che chiedono aiuto: i medici disponibili (solo loro possono rispondere alle richieste di aiuto) danno consigli per affrontare il temibile Sars-Cov-2 a casa.

«Volevo far dialogare i territori sulle terapie – spiega il fondatore Erich Grimaldi a Sanità Informazione -. Oggi sappiamo di più sul virus, ma a marzo tutti rimanevano a casa con la tachipirina in attesa di un eventuale peggioramento. Poi siamo riusciti a capire che molti medici inizialmente non utilizzavano solo la tachipirina ma anche l’idrossiclorochina e l’azitromicina e successivamente, in caso di tromboembolia, l’eparina. Solo successivamente l’idrossiclorochina è stata proibita dall’AIFA. Nella seconda ondata le richieste di aiuto si sono moltiplicate perché in estate non è stato predisposto un aggiornamento dei medici di Medicina Generale (MMG). In tante città i MMG non sapevano cosa fossero le piattaforme, non sapevano abilitare le USCA né quali fossero le terapia da adottare. Purtroppo devo segnalare con amarezza che ancora oggi, a gennaio 2021, c’è chi non sa come curare i malati Covid. Per questo è fondamentale la condivisione».

L’attivismo di Grimaldi non si è limitato al gruppo Facebook. L’avvocato ha poi creato il Comitato che vede tra i suoi soci onorari centinaia di professionisti sanitari: tra loro gli italiani Andrea Mangiagalli e Luigi Cavanna, ma anche Fabrizio Salvucci, Riccardo Szusmki, Andrea Stramezzi, Serafino Fazio. A sostenere le iniziative del Comitato anche gli statunitensi Harvey Risch, della Yale School of Public Health, e Peter McCullough, del Baylor University Medical Center di Dallas, i brasiliani Sylvio Provenzano e Flavio Antonio De SÁ Ribeiro.

La vittoria al Consiglio di Stato sull’idrossiclorochina

«Non potevo agire solo come amministratore di un gruppo Facebook. Dovevo creare un’associazione per poter interloquire con le istituzioni», spiega ancora Grimaldi. Così l’avvocato napoletano non si è più fermato e nelle aule dei tribunali ha dato filo da torcere alle istituzioni che invece hanno sempre raccolto con estrema fatica le indicazioni provenienti dai territori. La vittoria più clamorosa, una notizia che ha fatto il giro del mondo, è la sentenza del Consiglio di Stato che ha consentito l’uso off label dell’idrossiclorochina, l’antimalarico su cui la comunità scientifica si è divisa: «Siamo di fronte a una malattia sconosciuta e il medico in scienza e coscienza deve poter curare con qualsiasi tipo di farmaco potenzialmente idoneo. Su questo principio si è basato il Consiglio di Stato, è stato riconosciuto il principio della libertà prescrittiva del medico».

E poi ancora iniziative sulle USCA e sugli anticorpi monoclonali. «Convinti dell’importanza delle cure domiciliari, ho diffidato diverse regioni che non hanno ancora le USCA a regime – ha spiegato l’avvocato napoletano -. Se mancano le USCA, di conseguenza manca il raccordo con il medico di medicina generale. In questo modo tanti pazienti rischiano di non essere visitati e di non reperire i farmaci, mentre sappiamo che è fondamentale per questa malattia la cura precoce. Sugli anticorpi monoclonali, invece, voglio capire se effettivamente erano state offerte diecimila dosi gratuite dallo stabilimento di Pomezia o se era solo una fandonia. Avrebbero potuto essere un’arma in più».

Una operazione di raccordo dal basso quella di Grimaldi che ha raccolto il favore di tante persone. «Attraverso vari farmacisti abbiamo dovuto spedire le medicine in diverse città. Una cosa complicata. Ora stiamo attrezzando anche un supporto gratuito psicologico e psichiatrico. Abbiamo cinque chat whatsapp: medici, farmacisti, biologi nutrizionisti e dietisti, psicologi e ora anche statistici per capire quante persone abbiamo curato in questi mesi».

Lo schema terapeutico per la cura domiciliare al Covid

I medici del gruppo, che nel frattempo è finito al centro dell’interesse anche dei media nazionali, hanno ora elaborato uno schema terapeutico di cura domiciliare, basato sull’esperienza diretta dei medici sul territorio e non su evidenze scientifiche, che sta riscuotendo successo (oltre 230 le adesioni tra cui quelle degli statunitensi Harvey Risch e Peter McCullough) e che in parte differisce da quello messo a punto e approvato dal Ministero della Salute. In grandi linee lo schema è questo: nella Fase zero della malattia integratori o anche solo isolamento, adeguata alimentazione e idratazione senza trattamenti farmacologici. Nella Fase 1 i farmaci suggeriti sono idrossiclorochina, antinfiammatori, azitromicina, amoxicillina. Per gli ipertesi anche eparina. Nella Fase 2 il cortisone al quarto giorno se la malattia comincia a degenerare e l’eparina all’occorrenza. Lo schema è stato anche inviato ad AIFA, Presidenza del Consiglio e alle regioni con un invito alla condivisione.

«Secondo noi, il nostro Paese – conclude Grimaldi – ancora oggi non dispone di un adeguato schema terapeutico condiviso con i medici che hanno curato a domicilio e in fase precoce la malattia. Con il nostro gruppo Facebook abbiamo avviato un proficuo confronto e supportato a distanza cittadini positivi sintomatici, in assenza di adeguata assistenza terapeutica territoriale».

 

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