Salute 22 Maggio 2020

Conferenza Iss: «Rt sotto 1 in tutta Italia ma in aumento quota asintomatici. Vaccino non prima della primavera 2021»

Brusaferro: «Spostamenti tra regioni non possono essere basati su Rt». Speranza: «Dati molto incoraggianti, ma guai a pensare che la partita sia vinta». Magrini (Aifa): «Con Remdesivir mortalità da 11% a 8%, su idrossiclorochina i dati non sono promettenti»

Immagine articolo

La curva epidemica è «chiaramente in calo». Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha aperto così la conferenza stampa di questa mattina. Il profilo delle persone più colpite dall’infezione rispetta gli standard settati in precedenza: principalmente anziani e donne. «Tanto più andremo verso un numero di casi limitato – ha precisato – tanto più la segnalazione dei casi diventerà sensibile per intercettare precocemente scostamenti, e questo è veramente un bene».

«Sta crescendo – ha proseguito – la quota degli asintomatici o dei paucisintomatici. Questo perché le regioni si stanno orientando verso l’aumento dei tamponi e verso il contact tracing e questo garantisce la diagnosi di nuovi casi soprattutto asintomatici. È un segnale di come il Servizio sanitario nazionale in tutte le sue articolazioni riesca a intercettarli».

È un’Italia a velocità diverse quella che i dati fotografano, con regioni che da giorni non hanno decessi e pochissimi casi e altre che hanno ancora numeri alti. I dati, tuttavia, confermano un calo anche nel trend lombardo che Brusaferro ha definito «netto e positivo». «Le nostre misure hanno funzionato – ha specificato il presidente dell’Iss – sia dove il virus ha circolato di più sia dove ha circolato di meno e dove oggi si hanno casi molto limitati».

LEGGI ANCHE: COVID-19, 43MILA INFEZIONE DI ORIGINE PROFESSIONALE DENUNCIATE ALL’INAIL. IL 72% DA SANITA’ E ASSISTENZA SOCIALE 

L’indice di contagio Rt oscilla a seconda delle aree, ma in tutte le regioni è sotto quota 1, a eccezione della Valle D’Aosta (1,06). Un caso che non preoccupa in quanto la circolazione del virus è molto bassa. «Non è un valore su cui si può basare la decisione sullo spostamento fra Regioni – ha tenuto a specificare Brusaferro –. Serve piuttosto per capire la capacità del sistema di controllare gli scostamenti della curva epidemica». Come per esempio in Umbria e Molise, dove dei «piccoli picchi» sono subito rientrati, entrambi legati a eventi singoli e pertanto subito isolati.

«Non è una pagella, non è un giudizio – ha concluso Brusaferro –. Mi spiace leggere interpretazioni con promossi e bocciati. Non è questo il tema. Questo è un sistema di attenzione, che aiuta il livello locale a intervenire rapidamente». Tutto questo, ha spiegato, serve «per continuare a garantirci quei gradi di libertà faticosamente conquistati. L’uso di questo strumento deve essere uno dei navigatori. E i dati che abbiamo oggi sono dati buoni un po’ per tutto il Paese».

«I dati del monitoraggio sono al momento incoraggianti» ha commentato il ministro delle Salute, Roberto Speranza. «Ci dicono che il Paese ha retto bene le prime aperture del 4 maggio. Ma guai a pensare che la partita sia vinta. Serve massima cautela. Basta poco a vanificare i sacrifici fatti finora».

Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, ha invece affrontato la questione che lega virus e caldo. «È ancora tutta da determinare la possibile influenza del caldo sul Sars-Cov-2 – ha spiegato –. Normalmente le infezioni respiratorie nel periodo estivo hanno una diminuita incidenza: dall’influenza alle varie forme di raffreddore, tra cui anche quelle da coronavirus comuni».

«Il caldo – ha proseguito Rezza – ha un effetto sulle virosi respiratorie. Questo non tanto perché può provocare uno stress del virus attraverso una più rapida evaporazione, con l’essiccamento dei droplets; la vera ragione è che nella stagione estiva, in tempi normali, c’è naturalmente il distanziamento sociale: chiudono scuole, uffici, si vive di più all’aperto». Ma quando si tratta di un virus nuovo «l’influenza del caldo è tutta da determinare».

Per fare il punto su farmaci e vaccini è poi intervenuto il direttore generale dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), Nicola Magrini. «Sono stati 144 gli studi su potenziali farmaci anti-Covid-19 valutati dall’Aifa – ha illustrato in conferenza – 40 protocolli sono stati approvati (il 28%)». Di questi 12 riguardano l’idrossiclorochina, su cui «non sembra ci siano attualmente dati molto incoraggianti. Sull’efficacia di questo medicinale contro Covid-19 sappiamo poco, sui possibili danni siamo abbastanza sicuri, soprattutto in alcune categorie di pazienti». Per ora, invece, il Remdesivir dà ottimi risultati: «Il calo della mortalità da 11,6% a 8%, è un eccellente risultato»

Magrini ha fatto chiarezza anche sulla plasmaterapia. «Abbiamo voluto estendere a livello nazionale – ha spiegato – lo studio già approvato a Pisa di cui è stato scelto il disegno, prima trasferito a tre regioni e poi a tutte. Il compito di Aifa è di favorire la ricerca, centralizzare. Per ora è emersa una riduzione del 40% dell’endpoint primario che riguardava mortalità e aggravamento, ma sono analisi precoci».

LEGGI ANCHE: STORIE DI SPERANZA: GABRIELLA, MALATA DI LEUCEMIA, SCONFIGGE IL COVID GRAZIE ALLA TERAPIA AL PLASMA 

Sono 5-6 i vaccini candidati in fase avanzata: «Il tempo ragionevole per pensare a un vaccino è la primavera-estate prossima, non penso che per settembre ci sarà alcun vaccino disponibile anche contando risultati molto buoni di fase I che testano la sicurezza in volontari sani».

Intervenuto in conferenza anche il Centro nazionale trapianti, che ha mostrato l’incidenza del Covid-19 sulle attività del settore, in cui l’Italia ha retto meglio degli altri Paesi: se dal 28 febbraio al 10 aprile il calo dell’attività di trapianto in Italia è stato del 39,7% rispetto alla prima parte del 2020, negli Usa il calo è stato del 51,1%, in Spagna del 75,1% e in Francia del 90,6%. Numeri, quelli italiani, su cui ha influito anche la riduzione, rispetto allo scorso anno, dell’opposizione al prelievo dei familiari.

Il Cnt ha anche fornito i dati preliminari dello studio sulle infezioni da Covid-19 tra i pazienti in attesa di trapianto e quelli già trapiantati: nella fotografia scattata il 22 marzo scorso, i pazienti in lista d’attesa risultati positivi al coronavirus erano 73, lo 0,86% degli 8.638 iscritti in lista, di cui solo 8 deceduti. L’incidenza è ancora più bassa tra i pazienti con trapianto d’organo funzionante: i positivi accertati nel periodo 21 febbraio-22 marzo erano 173, lo 0,39% del totale, di cui 53 deceduti (0,12%), con un’età media di questi ultimi intorno ai 67 anni.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

 

Articoli correlati
Giornata senza tabacco, Pacifici (Iss): «4 milioni di italiani hanno fumato di più durante il lockdown, proteggiamo i giovani»
Con un intervento al convegno organizzato dall'Istituto superiore di sanità, il professor Garattini ha chiarito: «Fumatori hanno più possibilità di prendere forme gravi di Covid-19». L'esperta ha proseguito: «Bloccare l'interferenza delle multinazionali di tabacco»
Covid-19, ISS: «Al momento in Italia nessuna situazione critica»
Il Ministro Speranza: «Dati monitoraggio incoraggianti, avanti con cautela»
Covid-19, cosa fare dopo l’infezione? Le indicazioni degli pneumologi
Le prime evidenze cliniche indicano che nei mesi successivi all’infezione da SARS-CoV 2 i polmoni possono presentare alterazioni fibrotiche. Secondo alcuni studiosi, almeno il 30% dei pazienti affetti da COVID-19 potrà avere tali alterazioni. In altre parole, il passaggio del SARS-CoV2 può lasciare cicatrici importanti a livello polmonare, cicatrici che possono evolvere provocando una insufficienza […]
Consulcesi contro chi specula sulle morti da Covid-19: «Non trasformiamo i medici da eroi a capri espiatori»
Il Presidente Tortorella: «Oltre il 70% delle denunce contro sanitari vengono archiviate, intasando i tribunali. Tra turni massacranti e mancanza di protezioni, sono medici e sanitari le vittime di questa pandemia»
Covid-19 e disabilità, il presidente Fand e Anmic: «Fase 1 è stata drammatica, delusi da mancata attenzione ai caregiver»
L'appello di Nazaro Pagano per il rifornimento di dispositivi di sicurezza adatti e per condizioni di lavoro sicure per persone con disabilità. Bene i fondi riservati nei decreti, ma «essenziale che a settembre gli alunni con disabilità non siano esclusi da quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 1 giugno, sono 6.185.523 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 372.377 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino delle ore 18:00 del 31 maggio: Ne...
Lavoro

Covid-19 e Fase 2, come prevenire il contagio: ecco il vademecum per gli operatori sanitari

Le misure di protezione per gli operatori e i pazienti, l’organizzazione degli spazi di lavoro, la guida al corretto utilizzo dei Dpi, il triage telefonico, la sanificazione e la disinfezione degli ...
Salute

Covid-19 e terapia al plasma, facciamo chiarezza con il presidente del Policlinico San Matteo: «Tutti guariti i pazienti trattati a Pavia e Mantova»

Venturi: «Oggi l’unica possibilità di superare questo virus deriva dalla risposta del nostro sistema immunitario». E aggiunge: «Il 10% dei lombardi positivi ai test sierologici con anticorpi neu...
di Federica Bosco