Salute 28 Febbraio 2019

Blockchain in sanità, la frontiera delle staminali per la ricerca. Totta (Futura Stem Cells): «La catena dei blocchi certifica la conservazione dei campioni»

«La ricerca sta facendo grandi passi avanti, sarebbe opportuno riaprire il dibattito in Italia sulla conservazione autologa solidale con un modello che sta emergendo in Europa e nel resto del mondo» così la dottoressa Pierangela Totta, Direttore Scientifico di Futura Stem Cells, a Sanità Informazione

Le potenzialità e i benefici della blockchain in sanità sono molteplici: dalla gestione dei dati sanitari a partire dalle cartelle cliniche alla lotta ai farmaci contraffatti passando per la formazione ECM certificata fino ad arrivare alla tracciabilità della crioconservazione delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale.

Delle moltissime applicazioni per la sanità di questa nuova ed innovativa tecnologia si è discusso nel recente evento in Senato Blockchain in Sanità: opportunità e prospettive” organizzato dal senatore Pierpaolo Sileri, Presidente della Commissione Sanità del Senato. In questa occasione, Consulcesi Tech ha presentato progetti digitali blockchain per l’healthcare già attivi, come Futura Stem Chain che permette di definire, tracciare e controllare con la “catena dei blocchi” tutto l’iter del processo di crioconservazione delle cellule staminali del sangue cordonale.

Il sangue del cordone ombelicale è una preziosa fonte di cellule staminali con potenziale terapeutico per il trattamento di alcune patologie. Il Ministero della Salute ne ha identificate più di 80: l’elenco di tali malattie è presente nel DM del 18 novembre del 2009.

Approfondiamo il tema con Pierangela Totta, Direttore Scientifico di Futura Stem Cells, azienda in forte espansione e alla ricerca di consulenti qualificati (per informazioni scrivere a info@futurasc.it), – che pensa sia opportuno riaprire un tavolo di confronto sull’argomento alla luce dei passi avanti fatti nella ricerca.

Le potenzialità della blockchain in sanità sono arrivate anche al centro del dibattito politico-istituzionale. In che modo “la catena dei blocchi” può rappresentare un vantaggio nella conservazione delle staminali?

«Attraverso la trasparenza, la riservatezza e la tracciabilità di tutto l’iter. Futura Stem Chain nasce proprio per questo, per definire il processo di conservazione di un campione di cellule staminali autologo, in tutte le sue fasi e certificarlo. Questo per far sì che un utente – in questo caso un genitore – possa dialogare con un medico specialista, conoscere la banca di appartenenza e aver dimostrazione della qualità delle cellule e, di conseguenza, anche di tutto il processo».

Dalle cartelle cliniche alle survey sanitarie, passando per la contraffazione dei farmaci fino ad arrivare alla crioconservazione delle cellule staminali e quindi anche alla loro tracciabilità. Alla luce di quello che è emerso dal convegno ed anche delle innovazioni in sanità, è il caso di riaprire il dibattito su questo in Italia?

 «Si certo, il nostro Paese permette alle famiglie di scegliere di “conservare pubblicamente” donando il campione in maniera solidale, ma anche di conservarlo per la propria famiglia nelle banche pubbliche nel momento in cui quella famiglia ha una reale necessità. Inoltre, è anche possibile conservarlo per uso autologo, ma in quest’ultimo caso, portando il campione all’estero. Questo significa che una famiglia che fa una scelta del genere non può conservare, ad oggi, i proprio campioni in Italia. Per questo, sarebbe il caso di riaprire il dibattito sia per quanto riguarda la banca privata in Italia che per quanto riguarda il modello nuovo che sta emergendo in Europa e nel resto del mondo che sono le banche ibride. Si tratta di banche che permettono ad una famiglia di trasformare un campione sia per uso personale che per uso solidale, inserendolo in un registro internazionale. In questo modo, il campione avrebbe la potenzialità di una donazione: verificata la compatibilità, sarebbe accessibile da una persona malata che e ha bisogno».

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