Salute 30 Luglio 2018 09:45

Biotestamento, la relatrice Lenzi (Pd): «Obiezione possibile ma medico deve trovare collega non obiettore»

«Buon rapporto dottore-paziente è la soluzione per risolvere dubbi». Così Donata Lenzi, relatrice alla Camera del ddl sul fine vita

Biotestamento, la relatrice Lenzi (Pd): «Obiezione possibile ma medico deve trovare collega non obiettore»

«Il consenso, per essere attendibile, necessita di una relazione fra medico e paziente che aiuti a risolvere dubbi e incertezze». Lo afferma ai microfoni di Sanità Informazione Donata Lenzi, relatrice alla Camera del ddl sul fine vita che con tenacia ha costruito, scritto e sostenuto la proposta fino ad arrivare alla sua approvazione.

LEGGI ANCHE: BIOTESTAMENTO: ECCO COSA POTRA’ FARE IL MEDICO SE IL PAZIENTE DECIDE D’INTERROMPERE IL TRATTAMENTO

Il Biotestamento è legge in vigore dal 31 gennaio del 2018. Nonostante la normativa sia stata accolta con consenso dall’opinione pubblica e soprattutto dalla comunità scientifica, rimangono alcune zone d’ombra. Fra queste a destare perplessità è l’obiezione di coscienza…

«Sul tema dell’obiezione di coscienza non esiste una legge di principi di carattere generale. Tuttavia se un paziente chiede al medico di staccare la macchina che lo fa respirare allora in quel caso la legge permette – in riferimento alla propria etica deontologica – di potersi astenere dal fare quell’intervento ma, allo stesso tempo, di farsi carico di trovare chi lo fa per lui, perché il diritto del paziente rimane il cardine della legge».

Quindi una legge che mette al centro l’autodeterminazione del paziente: per quanto riguarda la documentazione che attesta il consenso la legge cosa dice?

«La legge dice che puoi acquisire il consenso del paziente alla tua proposta terapeutica in tutti i modi e poi lo devi documentare in cartella clinica; quindi basta anche l’assenso orale ma poi va registrato in cartella. D’altronde bisogna che ci abituiamo tutti all’idea che la cartella clinica sia il diario della relazione tra il paziente e la struttura ospedaliera e in quel diario va registrato tutto anche per motivi di responsabilità professionale. Certo se io sottopongo il paziente ad un intervento chirurgico complesso con anestesia ed altro, sarà bene che gli faccia firmare un modulo con un consenso esplicito ma sempre avendogli parlato perché altrimenti finisce come i moduli di banca che nessuno legge perché sono incomprensibili. Il consenso per essere vero, richiede una relazione fra due persone e una reciproca comprensione».

Infatti uno dei timori maggiori è proprio che con questa legge si burocratizzi il rapporto medico paziente. Ma quello che dice lei è esattamente il contrario…

«Certo, è esattamente il contrario. Piuttosto il problema è costruire questo rapporto con il paziente. Non sempre i ritmi della sanità lo permettono».

 

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