Salute 5 Dicembre 2022 12:27

Antibiotico-resistenza, la lotta inizi dalle TIN: «Uso indiscriminato aumenta la mortalità nei neonati»

La SIN lancia l’allarme e propone strategie per combattere la “pandemia silente”

Antibiotico-resistenza, la lotta inizi dalle TIN: «Uso indiscriminato aumenta la mortalità nei neonati»

È una delle maggiori minacce alla salute globale nell’era attuale, e rischia, in un futuro non troppo lontano e non improbabile, di farci fare un balzo indietro di cento anni. Parliamo di antibiotico-resistenza (AMR), un fenomeno che si è notevolmente aggravato negli ultimi anni, e che vede l’Italia tra i Paesi europei con i più alti tassi di mortalità da infezioni antibioticoresistenti.

L’antibiotico-resistenza nel mondo

Secondo il rapporto di Global Research on Antimicrobial Resistance pubblicato nel 2022 da The Lancet, che ha analizzato i dati da 204 paesi, nel 2019 oltre 1,2 milioni di persone sono decedute per infezioni causate da batteri resistenti a diversi antibiotici e circa 5 milioni di decessi sono associati a fenomeni di AMR. Stime precedenti pubblicate nella Review on Antimicrobial Resistance dell’UK Department of Health prevedevano, entro il 2050, 10 milioni di morti all’anno a causa di infezioni batteriche da patogeni resistenti. I dati del rapporto pubblicato su The Lancet, però, ci indicano che siamo molto più vicini a questa cifra rispetto a quanto si pensasse.

Antibiotico-resistenza e neonati

Un fenomeno che, come messo in luce dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), desta ancora più preoccupazione se declinato in chiave pediatrica. Proprio in ambito neonatale, infatti, negli ultimi anni si assiste ad un aumento di infezioni dovute a patogeni resistenti agli antibiotici. Le sepsi neonatali dovute a questi patogeni sono associate a tassi di sequele e mortalità significativamente più elevati. Globalmente si stima che 214.000 decessi ogni anno tra i neonati sono da attribuire a microrganismi resistenti agli antibiotici. Circa la metà dei patogeni che causano infezioni neonatali severe risultano attualmente resistenti alla prima ed alla seconda linea di trattamenti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Uso indiscriminato di antibiotici nelle TIN aumenta mortalità

«Gli antibiotici – afferma la SIN – sono il farmaco più comunemente utilizzato nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) e rappresentano un terzo dei 10 medicinali più utilizzati nelle TIN. Purtroppo, anche se negli ultimi anni i neonatologi hanno iniziato a valutare criticamente l’utilizzo degli antibiotici, la sfida che riguarda l’ottimizzazione del loro uso in ambito neonatale rimane significativa. Tutt’ora più del 75% dei neonati con peso inferiore a 1500 g e più dell’80% di quelli con peso inferiore a 1000 g vengono sottoposti alla nascita a terapia antibiotica, nel sospetto di una sepsi, pur essendo riportata in letteratura una incidenza della sepsi precoce che varia da 0 a 7%. Dati recenti della letteratura evidenziano, inoltre, che un uso non necessario e prolungato degli antibiotici, durante la prima settimana di vita nei neonati pretermine, aumenta il rischio di insorgenza di una infezione tardiva, di enterocolite necrotizzante o di morte».

Gruppi multidisciplinari per guidare a un utilizzo consapevole

«Le strategie da mettere in atto per arginare questa silente pandemia – afferma il presidente della SIN, Luigi Orfeo – non sono diverse da quelle proposte per la popolazione generale. Il quadro che emerge – spiega – è quello di una realtà in cui l’arsenale per combattere i microrganismi è sempre più povero di mezzi. I nuovi antibiotici non risolveranno definitivamente il problema, perché perderanno la loro efficacia, dopo un certo periodo di utilizzo, a causa di batteri resistenti. Lo strumento più importante per la limitazione della AMR è la prevenzione nell’ambito ospedaliero, attraverso il corretto uso degli antibiotici e strategie di prevenzione e controllo delle infezioni, prima fra tutte l’igiene delle mani, che dovrebbe continuare ad essere fortemente incentivata. Ogni ospedale – osserva Orfeo – dovrebbe adottare un “Antibiotic Stewardship Program”, con la formazione di un gruppo multidisciplinare che guidi i medici nell’uso consapevole degli antibiotici. Se non si prendono subito provvedimenti adeguati – conclude – corriamo il rischio di ritrovarci nell’era pre-antibiotica degli anni ’30 e in un mondo senza antibiotici».

 

 

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