Salute 23 Marzo 2020

Ansia, depressione e ossessioni da coronavirus. Conte (Ordine psicologi Lazio): «Così rispondiamo alle esigenze dei cittadini»

Il nuovo servizio di consulenze psicologiche a distanza dell’Ordine degli psicologi del Lazio ha ottenuto un boom di consensi tra i cittadini. Disturbi dell’umore, solitudine, paura rispetto al futuro e incertezza: ecco le richieste più frequenti

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L’epidemia da coronavirus e le restrizioni che comporta sono qualcosa di inaspettato per tutti noi. L’obbligo di dover rimanere in casa, di evitare contatti ravvicinati con gli altri, la paura di contrarre la malattia, la preoccupazione per i nostri familiari e l’incertezza lavorativa generano ansie e perplessità. Una situazione anomala, sofferta dalle persone più fragili che dovrebbero quindi essere seguite da psicologi specialisti. È così che nasce  il servizio di consulenze a distanza dell’Ordine degli psicologi del Lazio di cui ci parla il presidente Federico Conte.

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Presidente Conte, come è nato e qual è l’obiettivo di questo servizio?

«Nasce dalla difficoltà, a seguito dei vari Decreti, di erogare prestazioni dal vivo e da una cautela generale nei confronti dell’utenza. In realtà, infatti, ancora oggi le nostre sono prestazioni sanitarie quindi potrebbero essere erogate. Però, nel rispetto massimo della prudenza e della prevenzione, molti colleghi hanno smesso di operare. L’idea delle consulenze a distanza nasce quindi da questa nuova esigenza e ha come obiettivo anche quello di andare ad impattare sulle problematiche che cominciano a riscontrarsi nella cittadinanza rispetto a una condizione del tutto anomala, che è quella che stiamo vivendo oggi. Una sorta di arresto domiciliare, perché di fatto ci troviamo rinchiusi dentro casa, e questo comporta una serie di elementi e fa nascere nuovi bisogni e nuove esigenze. Noi in qualche modo pensiamo alla casa come uno spazio accogliente, ma lo è nel momento in cui siamo liberi di entrarci e uscirci; nel momento in cui questa libertà non c’è più diventa una specie di prigione, cambia totalmente la simbolizzazione e il significato che noi diamo al concetto di casa».

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A chi è indirizzato il servizio?

«Al servizio si possono rivolgere tutti coloro che erano già in carico presso i professionisti e anche chi ne sente il bisogno. Per la precisione, ci sono due tipi di servizi. Innanzitutto, quelli gratuiti, di cui si occupano gli psicologi di emergenza delle associazioni riconosciute dalla Protezione Civile, specializzati in questo tipo di interventi. Nel Lazio ci sono tre associazioni riconosciute: il Centro Alfredo Rampi, la Sipem e psicologi per i popoli. Questo supporto è adatto alle persone contagiate, ai soggetti che sono venuti a contatto con loro e quindi vivono l’esperienza di poter essere malati, a chi è in quarantena o in attesa dei risultati dei tamponi. Tutte queste categorie di soggetti vengono indirizzate alle associazioni di psicologia di emergenza a titolo gratuito. Per tutti gli altri, abbiamo pensato a consulenze a distanza: questa, infatti, è una situazione particolare che fa venire i cosiddetti nodi al pettine. Dai primi dati che abbiamo, posso dire che arrivano richieste da genitori su come gestire la vita chiusi in casa con dei bambini piccoli oppure situazioni di violenza domestica. Il fatto di uscire e vedersi poco conteneva la violenza: pensiamo che l’obbligo di stare in casa possa essere un detonatore di ulteriore aggressività. Ci sono, poi, tutte le persone che sono ossessivamente convinte che il contagio possa svilupparsi anche solo guardando una persona, oppure che si mettono la mascherina in macchina da soli e una serie di comportamenti assolutamente irrazionali che si spiegano con la logica della psiche».

Ecco, quali sono le richieste più frequenti che vi sono arrivate?

«La risposta della gente è stata molto positiva: il video ha ricevuto veramente un elevato numero di visualizzazioni, il che fa pensare che abbia impattato, visto che il servizio è stato attivato solo da qualche giorno. Le richieste che ci arrivano sono varie: c’è chi è molto giù, per esempio le persone sole o anziane, per le quali questo periodo diventa un ulteriore elemento di depressione. I disturbi dell’umore sono all’ordine del giorno, l’ansia, la paura rispetto al futuro. C’è chi pensa che perderà il lavoro, non sa se il locale o l’azienda dove lavora riaprirà. Piano piano si sta entrando in contatto con la dimensione della precarietà, ma è uno stato di incertezza molto diverso da quello di prima. Stanno venendo meno quegli elementi che sono intangibili ma che costituiscono il tessuto sociale di convivenza a cui noi siamo abituati: viene a mancare la fiducia negli altri, visti come pericolosi, e questo scatena degli elementi di ansia profonda».

Ci sono dei buoni consigli che si sente di dare ai cittadini per calmare la preoccupazione: sarebbe opportuno, ad esempio, trovare delle attività da fare in casa per distrarsi?

«Sì, ovviamente, ha senso il fatto di non stare a guardare continuamente i Tg e i social media, però è una situazione in cui il contesto è fortemente condizionante. Diciamo che c’è una parte minoritaria della popolazione direttamente coinvolta dal contagio, poi c’è una parte più ampia che si trova a doverne subire gli effetti psicologici e a confrontarsi con degli elementi forti con cui nella routine quotidiana non si fanno i conti e che ora emergono: il senso di stare nella propria famiglia, di essere genitore, figlio, adolescente, anziano e vedere la morte che può essere vicina. Queste sono domande esistenziali che tendiamo a ignorare presi dalla frenesia della vita a cui siamo abituati. Ecco, di questo bisogna parlare con un professionista. Poi tutti, me compreso, in questa fase di emergenza sanitaria abbiamo un certo livello di ansia e di angoscia, per cui vale il buonsenso: leggere un libro, fare sport, cercare di distrarsi. È ovvio che non è semplice, siamo tutti attratti dalla questione, stiamo cercando tutti di capire in che direzione si andrà. La maggior parte delle persone riesce, da sola, a gestire questa preoccupazione; le persone che fanno più fatica, che tendono a somatizzare e si spaventano perché pensano di essere malati ma in realtà non è così, possono rivolgersi a noi psicologi. Questo servizio si rivolge a questa platea di persone».

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Il servizio di consulenza si effettua tramite videochiamate o chiamate?

«Alcuni utilizzano videochiamate, altri preferiscono le semplici chiamate telefoniche per una questione di privacy ed evitare di farsi sentire dal coniuge o dai figli. Abbiamo avuto una risposta interessante, ma sappiamo bene che i problemi più grandi scoppieranno dopo. La crisi economica che ne verrà avrà un impatto notevole su di noi: ci sarà chi perderà il lavoro e, in genere, quando aumenta la povertà aumenta anche la violenza. Questa pandemia cambierà il mondo per come lo conoscevamo: verrà meno il senso di fiducia negli altri e nel futuro. In questo senso, noi psicologi dovremmo avere un ruolo da protagonisti e forse anche il sistema sanitario si dovrebbe accorgere della nostra rilevanza».

In queste settimane sono stati avviati negli ospedali gruppi di supporto psicologico per medici e operatori sanitari?

«Sì, per loro è ancora più necessario perché sono in emergenza e in prima linea. Stanno lavorando con la paura di essere contagiati e di essere a loro volta contagiatori dei propri cari. Sul piano emotivo questo ha un impatto forte e genera vissuti complessi da gestire sia per la persona che nel rapporto con gli altri a livello lavorativo. Noi, invece, trattiamo i significati che le persone danno alle cose».

Da un primo bilancio, quali sono i sentimenti più diffusi nella popolazione?

«Ansia, depressione e ossessioni: persone che puliscono continuamente casa in un ambiente dove vivono soli o con i familiari. Queste sono tutte forme di ansia che si manifestano con il tentativo, in alcuni modi ossessivo, di fare delle cose per contenere l’aspetto emotivo. La logica della psiche non è razionale ma ha una sua logica: i comportamenti sono generati dalla psicologia e non dalla razionalità che è il motivo per cui la psicologia ha il suo motivo di essere».

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