Salute 9 Maggio 2018

I 40 anni della legge Basaglia. Carpiniello (Sip): «Una rivoluzione sociale e culturale. Oggi però strutture vecchie e pochi fondi»

Con la legge del 13 maggio 1980 i pazienti psichiatrici vengono considerati persone da curare e non da internare. Una svolta epocale che ha cambiato il modo di prendersi cura della salute mentale, la formazione universitaria e la professione dello psichiatra. Ma il Presidente della Società Italiana di Psichiatria avverte: «Ancora oggi ci sono persone che hanno paura di accedere alla cura»

di Isabella Faggiano
Immagine articolo

Non più matti da internare ma persone malate bisognose di cure. È questa la rivoluzione introdotta dalla legge del 13 maggio 1978 n.180, in materia di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”,  meglio conosciuta come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra, neurologo e fondatore della concezione moderna della salute mentale che l’ha ispirata, Franco Basaglia.

LEGGI ANCHE: PARLA LO PSICHIATRA VITTORINO ANDREOLI: «I SOCIAL NETWORK PORTANO ALLA MORTE DELLA PERSONALITÀ. SCEGLIAMO IL ‘BENDESSERE’…»

«Prima dell’approvazione di questa legge di fronte ad una persona con disturbi mentali si interveniva con un procedimento di polizia, che aveva lo scopo di mettere al sicuro prima la comunità, poi il paziente. Ora è il solo diritto di cura a prevalere: anche un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio, ndr) ed un eventuale ricovero possono essere disposti solo per tutelare la salute dell’individuo coinvolto, che continua a godere di tutti i suoi diritti civili, in ogni momento del trattamento». È Bernardo Carpiniello, presidente della Società Italiana di Psichiatria (Sip) a ripercorrere i cambiamenti di una svolta epocale che, cominciata quarant’anni fa, ha nel corso del tempo modificato non solo il modo di prendersi cura della salute mentale, ma anche la formazione universitaria e la professione stessa dello psichiatra.

Che le patologie mentali dovessero essere trattate alla stessa stregua delle altre malattie, Franco Basaglia lo aveva capito già molti anni prima. Nel 1971, divenuto direttore del manicomio di Trieste, istituisce all’interno dell’ospedale psichiatrico laboratori di pittura, corsi di teatro e una cooperativa di lavoro per i pazienti, per permettergli di svolgere lavori riconosciuti e retribuiti. Ma anche queste novità non gli sembrano sufficienti: per Basaglia i manicomi vanno chiusi, per lasciare spazio ad una rete di servizi esterni, in grado di provvedere all’assistenza delle persone affette da disturbi mentali.

La realizzazione di questo progetto non sarebbe dovuta partire da zero: «Già 10 anni prima – ha sottolineato il presidente della Sip – la legge Mariotti del ’68, pur non disponendo la chiusura dei manicomi, aveva messo le basi per la creazione di una rete territoriale di centri dedicati alla salute mentale: i Cim, i Centri di igiene mentale».

Nonostante la presenza di questi Centri, più radicati al nord che al sud, dalla legge Basaglia sono dovuti trascorrere ancora diversi anni, prima che potesse essere decretata l’effettiva chiusura di tutti i manicomi italiani: «In alcune regioni – ha sottolineato Carpiniello – gli ospedali psichiatrici sono stati definitivamente chiusi nel ’95. Da questo momento comincia a crearsi una rete di assistenza psichiatrica di comunità, a partire dagli ospedali, all’interno dei quali per la prima volta viene previsto un reparto, con non più di 15 posti letto,  dedicato esclusivamente alla salute mentale. Una vera rivoluzione anche sociale: chi soffre di una patologia mentale viene curato in un ospedale al pari di chiunque abbia una qualsiasi altra patologia».

Man mano, questa rete è divenuta più ampia e organizzata con la comparsa di strutture territoriali e non territoriali, di centri di salute mentale e centri diurni per la riabilitazione. «L’ultimo tassello – ha aggiunto il presidente della Sip – sono state le  strutture residenziali, luoghi in cui i pazienti possono essere ospitati per qualche mese, fino anche a due anni. Oggi, in Italia, accolgono 30 mila individui».

Questo stravolgimento organizzativo ha cambiato radicalmente anche la professione dello psichiatra. «Prima della legge Basaglia – ha raccontato Carpiniello – lo psichiatra lavorava esclusivamente all’interno di strutture dove i ricoverati erano centinaia, in alcune realtà se ne contavano fino a tremila. I manicomi erano nati alla fine dell’800, periodo in cui, in assenza di cure farmacologiche, non restava che rinchiudere questi pazienti. La vera rivoluzione è arrivata negli anni ’50 del secolo scorso, grazie all’avvento della psicofarmacologia. Patologie come la schizofrenia, la depressione o il disturbo bipolare potevano finalmente essere trattati sia farmacologicamente, che con nuove tecniche di psicoterapia. Grazie ai risultati ottenuti, molti pazienti potevano essere dimessi dagli ospedali psichiatrici».

È cominciata così una nuova era anche per la professione dello psichiatra: «Il suo lavoro non era più esclusivamente tra le mura di un manicomio, ma anche in ambulatori e studi privati. Lo psichiatra – ha raccontato Carpiniello – ha dovuto cominciare ad occuparsi anche della salute fisica del suo paziente, instaurando una collaborazione con i medici di famiglia. Ancora, ha dovuto imparare a gestire pure i problemi di natura sociale per il reinserimento del paziente nella vita di comunità e nel mondo del lavoro. Le famiglie, da quel momento, sono diventate  i caregiver principali: in Italia l’80% delle persone affette da disturbi mentali gravi vive a casa con i propri cari. Oggi – ha sottolineato il presidente della Società di Psichatria – è possibile gestire tutte queste nuove richieste di cura grazie ad un lavoro in equipe con infermieri, psicologi,  assistenti sociali, educatori».

L’esigenza di una collaborazione multidisciplinare tra professionisti ha richiesto una modifica anche della formazione. «Innanzitutto – ha commentato Carpiniello – la laurea in psichiatria, accorpata fino al ’79 a quella in neurologia, è diventata un percorso di studi indipendente. Poi, è nata la laurea in psicologia, e man mano altri percorsi ad hoc per formare educatori e tecnici della riabilitazione psichiatrica. Ancora, scuole di  specializzazione in psichiatria e in psicoterapia».

Una straordinaria macchina del cambiamento che da quarant’anni continua a restare in moto. Con non poche difficoltà. «Le risorse economiche pubbliche dedicate alla salute mentale sono circa il 3,5% del Fondo sanitario nazionale – ha denunciato il presidente della Sip – Lo standard minino stabilito sarebbe almeno del 5%, cifra comunque esigua rispetto agli investimenti di  Francia, Germania o Inghilterra, dove la stessa percentuale è di 16-17 punti. Mancanza di soldi che non permette di ammodernare strutture vecchie e fatiscenti, soprattutto nel centro-sud Italia. Per non parlare della carenza di personale causata dal blocco del tournover. Se i professionisti sono pochi, il tempo da dedicare ad ogni singolo paziente diminuisce».

Tagli del personale in controtendenza rispetto ad una richiesta di aiuto in aumento: «Arrivano in ambulatorio anche individui con disturbi meno gravi, come l’ansia. Persone – ha raccontato il presidente degli Psichiatri – che prima ricorrevano al privato e che ora, a causa della crisi economica, non possono più permetterselo».

Eppure, questo numero di pazienti sarebbe destinato a crescere ulteriormente: «Non tutti coloro che hanno bisogno di aiuto – ha detto Carpiniello – trovano il coraggio di chiederlo. Ancora oggi, ci sono persone che hanno paura di accedere alla cura. Temono di essere emarginati, etichettati».

A quarant’anni dalla legge Basaglia, la rivoluzione culturale non è ancora finita: «C’è ancora – ha concluso il presidente della Sip – chi proverebbe vergogna ad accomodarsi nello studio di un psichiatra».

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

Articoli correlati
La psicologia ai tempi delle App: dalla terapia on line alla virtual reality exposure therapy
Barbato (psicologo clinico): «Grazie alla realtà virtuale il paziente affronta ansie e fobie con il vantaggio di trovarsi in un contesto sempre controllato e sicuro»
di Isabella Faggiano
Yoga psychotherapy, A. Montano (psicoterapeuta): «Un approccio aggiuntivo alle tecniche tradizionali»
«Lo yoga applicato alla psicoterapia è uno strumento utile alla guarigione: insegna a coltivare la consapevolezza dell’interconnessione corpo-mente» così la Direttrice dell’Istituto A. T. Beck di Roma
Gli studenti non rivogliono i manicomi, ma pensano che la malattia mentale sia pericolosa e imprevedibile. La ricerca della Asl Roma 2
Questa mattina a Roma sono stati presentati i risultati del questionario sul pregiudizio e lo stigma in salute mentale realizzato, nell’ambito del percorso alternanza scuola-lavoro, dal Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2 in collaborazione con il corpo insegnante e circa 100 studenti dei Licei Charles Darwin – Pitagora e Bertrand Russell. LEGGI QUI LA […]
Tecnici della riabilitazione psichiatrica, la presidente AITeRP Famulari: «Presto linee guida per formazione omogenea»
La figura professionale è presente in tutti i dipartimenti di salute mentale, ma lavora anche in centri residenziali o diurni, nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura e in quelli per le doppie diagnosi, in contesti domiciliari, svolgendo una funzione sia sanitaria, che sociale
di Isabella Faggiano
Ospedali psichiatrici giudiziari, Carpiniello (Sip): «Le Rems non sono nate per sostituire gli Opg. Posti insufficienti e servizi inadeguati»
Il presidente della Società italiana di psichiatria: «Necessario creare una rete di strutture in grado di ospitare tutti gli ex pazienti degli Opg, cominciando dall’adeguamento di quelle esistenti. E poi lavorare in equipe per reinserire i pazienti rifiutati dalla società per il loro passato criminale»
di Isabella Faggiano
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Riscatto agevolato della laurea, ecco perché ai medici conviene. Cavallero (Cosmed): «È l’unico modo per programmare un’uscita dal lavoro prima dei 70 anni»

La norma voluta dal governo permetterà a chi ha iniziato a lavorare dal 1996 di poter guadagnare anni di contribuzione pagando 5240 euro per ogni anno di studio. «Dobbiamo capire perché universitar...
Lavoro

Allarme pensioni, Palermo (Anaao): «Si rischia il caos. Speriamo che aderisca a Quota 100 solo il 25%»

In base alle stime del sindacato, per il combinato disposto di Quota 100 e gobba pensionistica, in tre anni lasceranno il SSN 24mila medici, che si aggiungono all’attuale deficit di 10mila camici bi...
Lavoro

Rinnovo contratto sanità privata, Aiop: «Siano coinvolte Regioni». Cgil: «Chi fa profitti non può chiedere che a pagare siano altri»

Dopo 18 mesi di trattativa, i sindacati confederati hanno interrotto il dialogo perché le controparti, Aiop e Aris, non sono disposte a farsi carico della parte economica del rinnovo del contratto di...
di Giulia Cavalcanti e Giovanni Cedrone