Professioni Sanitarie 14 Maggio 2020 15:48

Podologi, Ponti (Aip): «Geloni “sorvegliati speciali”. Possibile correlazione con il Covid-19»

Il presidente dell’Associazione italiana podologi: «In prima linea per il riconoscimento della nostra professione nel SSN. L’assenza di podologi negli ospedali è un grave danno per i pazienti, costretti a pagare le cure di tasca propria»

di Isabella Faggiano

Monitorare la comparsa di macchie simili a geloni, soprattutto tra bambini e adolescenti, per scovare una possibile correlazione con il Covid-19: è stato questo uno dei principali impegni dei quasi 2mila podologi italiani durante il lockdown ed anche ora, nella fase 2 della pandemia. «Siamo stati invitati ad una sorveglianza speciale – dice Valerio Ponti, presidente dell’Associazione italiana podologi -, poiché alcuni studi nazionali ed internazionali avrebbero collegato la comparsa di queste lesioni cutanee al Covid-19. Macchie rosacee o violacee, anche di pochi millimetri, che evolvendosi possono diventare quasi nere. Compaiono alle estremità degli arti, più frequentemente sulle dita dei piedi. Ma, per ora, il possibile collegamento tra queste manifestazioni cutanee e il Covid-19 non è stato accertato scientificamente, poiché i pazienti osservati sono ancora troppo pochi e non tutti sono stati sottoposti al tampone per confermare la positività al virus».

I podologi italiani hanno fornito il loro supporto soprattutto attraverso la teleassistenza: «In particolare – spiega Ponti -, quando contattati da un paziente preoccupato per la comparsa di geloni, lo abbiamo invitato ad inviare video e foto periodicamente, per poi valutare l’evoluzione delle macchie e, eventualmente, indirizzarlo verso i percorsi previsti per i casi sospetti di Covid-19».

LEGGI ANCHE: I SEGNI SULLA PELLE DEL COVID-19. IL DERMATOLOGO: «TRA I SINTOMI ANCHE MANIFESTAZIONI CUTANEE, DALLE VESCICOLE AI GELONI»

La stessa assistenza a distanza è stata utilizzata anche per tenere sotto controllo tutti gli altri pazienti già in corso di trattamento, «nella maggior parte dei casi – sottolinea il podologo – in regime completamente gratuito. I pazienti con piede diabetico, reumatico, o con infezione in corso, considerati ad  altissimo rischio, invece, hanno ricevuto assistenza presso gli studi dei podologi, ovviamente con tutte le precauzioni del caso. Sebbene la chiusura dei nostri ambulatori non sia stata mai prevista, per senso civico e per tutelare la salute del cittadino – aggiunge il presidente Aip – ci siamo riservati i controlli vis à vis solo in caso di urgenze».

Presto gli studi professionali riapriranno a pieno regime. Ma, intanto, i podologi già lavorano alla realizzazione di numerosi progetti, alcuni di immediata realizzazione, altri più a lungo termine. «Purtroppo, a causa della pandemia, abbiamo dovuto annullare il nostro consueto Congresso nazionale, giunto alla 34esima edizione. Per questo, ora – spiega Ponti – stiamo dirottando l’aggiornamento professionale verso corsi di formazione a distanza. Inoltre, come associazione siamo in prima linea affinché la nostra professione sia presto riconosciuta all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. La nostra categoria opera quasi totalmente in regime libero-professionale e l’assenza di podologi all’interno degli ospedali  è un grave danno per il cittadino, a cui non viene offerta alcuna prevenzione per le patologie podaliche. In questo modo – spiega il presidente Aip – rischiamo di avere pazienti di serie A, che possono permettersi una cura podologica privata, ed altri di serie B, che non hanno le risorse economiche per provvedere autonomamente ai trattamenti di cui hanno bisogno, con il rischio di vedere aggravata la propria condizione di salute. Un problema enorme soprattutto per quei soggetti che soffrono di piede diabetico e reumatico, patologie che l’Oms – conclude – ha definito “pandemie del futuro”».

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Si possono bere alcolici quando si risulta positivi al Sars-CoV-2?
Il consumo di alcolici è controindicato quando si è positivi al virus Sars CoV-2. Gli studi mostrano infatti che gli alcolici possono compromettere il sistema immunitario
Dopo quanto tempo ci si può ammalare di nuovo di Covid-19?
Gli studi indicano che le reinfezioni con Omicron sono più frequenti. Una ricerca suggerisce un intervallo tra i 90 e i 640 giorni, un'altra tra i 20 e i 60 giorni
DL Riaperture, via libera dalla Camera. Cosa cambia per mascherine, isolamento, green pass e obbligo vaccinale
Il provvedimento recepisce la fine dello stato di emergenza. Prorogato lo smart working per i lavoratori fragili. Medici in quiescenza potranno continuare a ricevere incarichi di lavoro autonomo
di Francesco Torre
Epatiti misteriose, il microbiologo: «Adenovirus resta indiziato numero 1, non si esclude correlazione con Sars-CoV-2»
Il responsabile di Microbiologia del Bambino Gesù sulle epatiti virali acute nei bambini: «Lockdown e mascherine potrebbero aver scatenato un debito immunitario». Quali sono i sintomi da tenere d'occhio
Un test Covid fai da te può essere utilizzato anche se scaduto?
Alcuni test anti-Covid fai da te potrebbero essere utilizzati oltre la data di scadenza, Basta controllare sul sito dell'azienda produttrice
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Dalla Redazione

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Ad oggi, 27 gennaio 2023, sono 669.913.624 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.821.347 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia L’ultimo bollettino di...
Covid-19, che fare se...?

Come distinguere la tosse da Covid da quella da influenza?

La tosse da Covid è secca e irritante, quella da influenza tende invece a essere grassa. In ogni caso non esistono rimedi se non palliativi, come gli sciroppi lenitivi. No agli antibiotici: non...
Salute

Kraken, la nuova variante di Omicron dietro il boom di contagi negli Usa

Secondo il Cdc, Kraken ha più che raddoppiato il numero di contagi ogni settimana, passando dal 4% al 41% delle nuove infezioni