Politica 20 Novembre 2019

Profilattici, M5S propone riduzione IVA. Marinello: «Necessaria migliore informazione su malattie sessualmente trasmesse»

Il senatore e medico Cinque Stelle è primo firmatario di un ddl sul tema. E racconta: «Quella volta in Tanzania che giocai con una bambina sieropositiva…»

Ridurre l’IVA su profilattici maschili e femminili dal 22% al 10% per combattere le malattie sessualmente trasmesse. Il senatore del Movimento Cinque Stelle Gaspare Antonio Marinello, medico di Sciacca, rilancia il disegno di legge che lo vede primo firmatario per abbattere il costo di uno strumento fondamentale per contrastare virus come HIV o papillomavirus. Il Ddl, che costerebbe secondo le previsioni 50 milioni all’anno, torna d’attualità, essendo il contenuto di uno degli emendamenti apportati alla legge di Bilancio proprio dal Movimento Cinque Stelle in Senato. «L’obiettivo è di ridurre quello che è il costo del preservativo ma fare anche una adeguata formazione e informazione per i ragazzi» sottolinea il senatore ai microfoni di Sanità Informazione. Abbiamo incontrato il Senatore ad una conferenza sull’HIV: per la prima volta diminuiscono le nuove diagnosi in Italia rispetto agli anni precedenti con una riduzione di circa il 20% rispetto al 2017 ma aumentano le persone che scoprono di essere sieropositive molti anni dopo essersi infettate, ricevendo una diagnosi quando il loro sistema immunitario è già compromesso. Se in Italia e nel mondo occidentale il fenomeno sembra essere contenuto, diverso è il caso dell’Africa, dove la malattia continua a diffondersi. Lo sa bene Marinello che da medico ha potuto vedere con i suoi occhi la situazione di alcune realtà del continente africano. «Una volta in un viaggio fatto con dei missionari c’era una bambina. Chiesi perché fosse con noi, la missionaria mi disse: la mamma l’ha lasciata davanti all’istituto. Io pensavo in un primo momento che fosse una mamma non buona. Ma non era così. La mamma l’aveva lasciata lì perché era l’unico modo per farla curare».

LEGGI ANCHE: HIV, TORNA LA SPERANZA DI UN VACCINO. SILERI (VICEMINISTRO SALUTE): «SAREBBE RIVOLUZIONE DEL SECOLO. DIAGNOSI PRECOCE FONDAMENTALE»

Lei è autore di un Ddl che prevede la riduzione dell’Iva sui preservativi che è fondamentale per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Quali sono le prospettive di questo Ddl?

«Il Ddl è stato firmato all’unanimità perché in maniera trasversale riusciamo a condividere delle problematiche di interesse comune. L’obiettivo è di ridurre quello che è il costo del preservativo ma fare anche una adeguata formazione e informazione per i ragazzi. Abbiamo potuto constatare, dalle indagini che sono state fatte, che la maggior parte dei ragazzi pensa che il preservativo vada utilizzato solo ed esclusivamente per evitare gravidanze ma non è così. Il costo è elevato. Allora cerchiamo di dare una adeguata informazione perché utilizzando il preservativo possiamo prevenire le malattie sessualmente trasmesse. Bisogna informare i ragazzi perché solo in questa maniera possiamo evitare le malattie. Dal lato istituzionale noi saremo delle sentinelle per cercare di portare avanti queste problematiche, di invitare a stare attenti. Dobbiamo anche incentivare la ricerca dal punto di vista terapeutico anche se certamente il vaccino sarebbe l’ideale».

Lei è un medico e ha raccontato la sua esperienza in Africa dove l’HIV è una realtà più presente rispetto al mondo occidentale. Cosa ha visto con i suoi occhi?

«Quello che ho visto è un problema che ho potuto constatare de visu in Tanzania dove ci sono delle famiglie con il pater familias che ha più di una moglie e spesso questo, non soddisfatto delle necessità in famiglia, va nelle città dove si unisce con altre donne e contrae l’AIDS. Torna a casa e lo trasmette alla moglie che, inconsapevole, contrae la malattia. Non essendoci dei controlli proprio capillari viene trasmessa ai bambini. In Tanzania e precisamente a Usolanga c’è un istituto che si chiama Numbayeto: è una struttura dove vengono accolti i bambini per fare i dovuti accertamenti ma la cosa fondamentale è che i bambini vengono portati con le missionarie e i missionari ad Iringa dove ci sono i Padri della Consolata e così può essere somministrata loro la terapia. Le racconto un episodio: una volta mentre eravamo in missione eravamo tutti adulti e c’era una sola bambina. Chiedo alla missionaria come mai c’è questa bambina tra di noi, la missionaria mi disse: la mamma l’ha lasciata davanti all’istituto. Io pensavo in un primo momento che fosse una mamma non buona. Ma non era così. La mamma l’aveva lasciata lì perché era l’unico modo per farla curare. Quindi siamo stati a giocare con questa bambina, sapevamo che era affetta dalla malattia ma anche che era sotto cura. Ora le cose sono migliorate, non è più come una volta. Le persone possono essere curate, dobbiamo cercare di informare la gente non solo con stampa e tv ma anche con i social per dare informazioni adeguate perché non se ne parla più come se la malattia non esistesse. Ma è una realtà».

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