Politica 17 Novembre 2016

INTERVISTA | D’Alema: «No ad una riforma che indebolisce il sistema sanità»

L’ex Premier Massimo D’Alema sulla riforma: «Una scelta che toglie potere alle Regioni e lascia poco margine d’azione ai cittadini. L’esecutivo diventa il centro assoluto, non ci sarà più un corretto bilanciamento fra le funzioni»

Il 4 dicembre sarà il giorno della scelta. L’Italia è chiamata al voto sulla riforma Renzi-Boschi. Il fronte del Sì spera in una centralizzazione della sanità per colmare le lacune del malridotto sistema sanitario nazionale su base regionale. Diversa l’opinione per il fronte del No che accusa la riforma di essere solo di facciata e di incoraggiare un centralismo che significherebbe un ritorno al passato. Questa la posizione di Massimo D’alema, uno dei sostenitori più convinti del No alla riforma. L’ex presidente del Consiglio ai nostri microfoni spiega il suo punto di vista.

Il 4 dicembre il Referendum costituzionale, quali le ragioni per votare No?

«Questa riforma è confusa, sbagliata, indebolisce il Parlamento e di conseguenza la sovranità e il controllo dei cittadini. Una Camera sarà nominata dai Consigli regionali, quindi una sorta di Camera di serie B, una sarà nominata in buona parte dai capi dei partiti perché tutti i capilista verranno imposti e saranno eletti d’ufficio, ex-officio. Quindi per i cittadini resterà davvero poco margine d’azione e aggiungo, la cosa che considero più preoccupante, è che questa riforma espropria completamente le Regioni dei loro poteri e questa cosiddetta Camera delle Regioni non ha il potere di discutere il bilancio dello Stato. Per esempio se il Governo decide di tagliare 2 o 3 miliardi destinati al fondo sanitario, cosa di cui si discute e cosa che porterebbe al collasso il Sistema Sanitario Nazionale che vive già grandi difficoltà, lo può fare senza che le Regioni abbiano il potere di porre un veto o di negoziare una scelta diversa. Quindi, quando si dice che questa riforma non rafforza il potere dell’esecutivo non è la verità. In realtà l’esecutivo diventa il centro assoluto non più controbilanciato né da una Parlamento autorevole né da un sistema di Regioni con un potere reale. Ora noi sappiamo quanto la sanità in Italia dipenda dalla forza delle Regioni e se le Regioni non avranno la forza di difendere il fondo sanitario questo si risolverà in un danno molto grave per i cittadini, per la medicina e per i medici».

Articoli correlati
Giovani medici in piazza con FNOMCeO. Cosa sta succedendo con i 13mila posti di Medicina e “l’imbuto formativo”
1500 posti in più e il rischio di allargare il bacino dei laureati precari. In piazza Giovani Medici con FNOMCeO e Anaao: «Chiediamo al Ministro contratti in rapporto 1:1 con le lauree, come in altri Paesi europei». Consulcesi: «Si tenga conto anche della meritocrazia. Ogni anno 18mila ricorsi per irregolarità ai test»
Rapporto Osservasalute: solo 0,2% in più per la sanità in 10 anni. Ricciardi: «Ssn decentrato ha mostrato debolezza»
Dal 2010 al 2018 33 mila posti letto in meno. Durante la pandemia differenze regionali nella cura e gestione dei pazienti. Veneto la più virtuosa. Il direttore dell'Osservatorio: «Antiscientifico e illogico affidare sanità alle regioni»
Covid-19, caos tamponi. Dai 12 della Campania ai 130 della Valle d’Aosta, ogni Regione fa da sé. Il Report Gimbe
Gimbe: «Estendere il numero dei tamponi e fissare una soglia minima giornaliera di 250 test per 100.000 abitanti per evitare comportamenti opportunistici delle Regioni»
Coronavirus: situazione stabile in Italia. Sestili: «Pensare ad aperture differenziate da regione a regione»
L’Italia si sta preparando alla Fase 2. La situazione dei numeri dell’emergenza coronavirus rimane pressoché stabile: circa duemila nuovi contagi e più di 300 decessi. Una situazione diversificata da regione a regione, in base ai nuovi contagi, che pone questo interrogativo:«Perché il Governo non ha previsto un graduale ritorno alla normalità differenziato da regione a […]
CIMO-FESMED al Governo: «Riformare sanità partendo dai suoi professionisti. Medici dipendenti del SSN fuori dalla funzione pubblica»
«i professionisti della salute - spiega Quici - non possono continuare a rimanere ostaggio di precipitose iniziative regionali che non hanno una visione d’insieme del nostro SSN come nel caso della recente risoluzione del Consiglio Regionale della Lombardia, che vorrebbe vedere i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta rientrare nella dipendenza pubblica»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 luglio, sono 10.874.146 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 521.355 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 3 luglio: nell’ambito del ...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Salute

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L’inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l’OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l’ha usata ‘sul campo’ la promuove. Cauda (Gemelli): «Può ave...