Politica 31 Gennaio 2020 10:48

È Brexit. Ecco cosa ne pensano i nostri giovani medici nel Regno Unito

Chi è in Uk da pochissimo, chi ci ha portato la famiglia, chi ha deciso di tornare. In un clima di ‘vigile attesa’, abbiamo raccolto testimonianze, preoccupazioni, previsioni

È Brexit. Ecco cosa ne pensano i nostri giovani medici nel Regno Unito

Alla fine, questa Brexit s’ha da fare. Oggi, 31 gennaio 2020, a due giorni dal voto formale dell’Europarlamento, il Regno Unito esce ufficialmente dall’Unione Europea. Negli ultimi tre anni e mezzo, da quel fatidico referendum del 23 giugno 2016 indetto dall’allora premier David Cameron in cui il Sì al “divorzio” dall’Ue vinse sul No, protagonisti della scena un turbinio di negoziati, accordi bocciati, trattative, slittamenti e dimissioni bollenti, tra cui quella della premier conservatrice Theresa May che ha lasciato il posto, lo scorso luglio, al compagno di partito Boris Johnson. Eppure, dal 2016 ad oggi, tanti italiani hanno continuato a inseguire i loro sogni di carriera nel Regno Unito, e tanti, residenti lì da ben prima del referendum, hanno iniziato a chiedersi “cosa ne sarebbe stato di loro” una volta compiuto il processo di transizione. Molti italiani nel Regno Unito operano proprio nel sistema sanitario, ed è a loro che Sanità Informazione ha voluto chiedere chiarimenti sull’aria che tira (e sulle loro esperienze) in vista dell’uscita definitiva dall’Unione Europea.

Fabrizio De Rita è un giovane cardiochirurgo pediatrico bresciano che si trova in Inghilterra da gennaio 2016 ed ha attualmente un contratto permanente al Freeman Hospital di Newcastle. «Siamo sicuramente davanti a un’epoca di cambiamento sostanziale – dice – e credo che in queste circostanze sia normale qualche preoccupazione ed incertezza. La nostra categoria professionale non credo sarà toccata, però, da questo cambiamento. La percentuale di medici italiani nel Regno Unito è altissima, ed è ormai parte integrante della sanità di questo Paese. Direi che soprattutto chi ha un contratto permanente e risiede qui da almeno cinque anni, una volta aggiornato il proprio settlement abbia motivo di essere tranquillo. Mentre per chi intende ora affacciarsi a una vita qui, le cose immagino che saranno un po’ più complicate, almeno dal punto di vista burocratico». Fabrizio è ormai fortemente radicato nel Regno Unito, vive lì con sua moglie, anche lei italiana e anche lei inserita nel comparto sanitario inglese in qualità di infermiera. «Le preoccupazioni e le incertezze che abbiamo – rivela – non riguardano il nostro settore professionale, ma le ripercussioni che la Brexit potrebbe avere sulla nostra vita quotidiana. Dal costo della vita, a causa della probabile svalutazione della sterlina, all’acquisto di immobili che potrebbe non essere vantaggioso in caso di crisi finanziaria, o anche condizioni economiche svantaggiose nell’acquisto di beni o materiali provenienti dall’estero».

LEGGI ANCHE: BREXIT, COMMISSIONE EUROPEA VARA REGOLE TRANSITORIE SUI CONTROLLI DI QUALITÀ PER IL RILASCIO SUL MERCATO DEI MEDICINALI

Gaia Viganò, trentacinquenne cardiochirurgo di Genova, anche lei in servizio presso il Freeman Hospital di Newcastle, ha un contratto a tempo determinato rinnovabile come Trust Fellow in Cardiochirurgia Congenita. Si trova nel Regno Unito da luglio 2019 e la sua è una storia di partenze e ritorni, con tante pagine ancora da scrivere: «Finita la specializzazione a Genova – racconta – ho lavorato per due anni in Irlanda. Sono poi rientrata per un anno in Italia, ma non è stata un’esperienza positiva e così ho fatto ritorno in Irlanda, dove sono stata per altri sei mesi per poi approdare qui, in Inghilterra». Quanto spaventa i giovani medici la Brexit? «Per ora la situazione è tranquilla – spiega – nel senso che non si sa ancora molto, se non che fino a gennaio 2021 (quindi da qui a un anno) nulla dovrebbe cambiare nella pratica, e che questo vale per tutti, non solo per noi del settore sanitario. Dopo di allora, ci è giunta voce riguardo a questa sorta di application che dovremo compilare per ottenere un permesso temporaneo o semipermanente. Ad ogni modo, sapendo che per un anno ancora non ci saranno cambiamenti, non c’è una corsa alle informazioni né si vive la situazione con ansia. So per certo – aggiunge – che nessuno di noi medici italiani è stato contattato dall’ospedale o dall’AIRE o da qualsiasi altra istituzione per comunicazioni in merito. La situazione è ancora tutta in divenire». Gaia ci confessa una grande gratitudine verso il paese che la ospita, ma anche una forte nostalgia per il suo paese natale: «In Inghilterra mi trovo benissimo – afferma – perchè  le opportunità di formazione e crescita professionale, ma anche di stipendio, soprattutto per la categoria dei chirurghi, non sono assolutamente paragonabili a quelle italiane. Anche perché qui c’è una grande carenza di medici inglesi per cui, per così dire, i rinforzi che arrivano dall’estero vengono accolti con tutti gli onori. Eppure, nonostante la mia esperienza professionale qui in Inghilterra sia stata e continui ad essere estremamente soddisfacente, sento fortissimo il richiamo delle mie radici: il mio desiderio è, prima o poi, fare ritorno in Italia».

LEGGI ANCHE: BREXIT, RAPPORTO NATIONAL AUDIT OFFICE METTE IN GUARDIA: FORNITURA MEDICINALI A RISCHIO CON NO DEAL

Guido Coretti, napoletano, specializzato in Chirurgia Generale, per un anno e mezzo in Inghilterra in servizio presso il King’s College Hospital di Londra e da poco rientrato in Italia, ci rivela di essere molto ottimista sulle sorti dei suoi colleghi emigrati in Uk. «Sono praticamente certo – dichiara – che non ci sarà nessuna conseguenza relativa alla Brexit che possa preoccupare i medici rimasti nel Regno Unito. Il perché è semplice: il sistema sanitario inglese risente di una carenza enorme di personale, motivo per cui lo stesso sistema sanitario si regge sempre più sulla presenza di medici stranieri, in larga parte italiani». Guido ha le idee molto chiare: «Penalizzare proprio questa categoria, anche in modo indiretto, come conseguenza dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europeo, sarebbe autolesionistico».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
La Sanità è diventata un bene di lusso, cresce l’impoverimento delle famiglie
Secondo il 19° Rapporto del CREA Sanità "al Ssn servono 15 miliardi per non aumentare il distacco dal resto dell’UE, personale carente e sottopagato. Rispetto ai partner EU, il nostro Paese investe meno nella Sanità, aumenta la spesa privata ed è a rischio l’equità del sistema". Digitalizzazione necessaria per le “nuove cronicità"
Medici di famiglia sull’orlo di una crisi di nervi… Stressati 9 su 10. Pesano Covid, burocrazia e Whatsapp
Il malessere dei medici di famiglia, tra carenza di colleghi, difficoltà a trovare sostituti e una burocrazia sempre più elevata, «è palpabile» e arriva a sfiorare il 90% di professionisti. Lo dicono i sindacati, gli esperti di sanità, gli analisti del settore. E lo dicono i pensionamenti anticipati che crescono
di V.A.
Sanità italiana divisa a metà: 29 milioni di italiani in difficoltà con le cure
La sanità italiana sempre più divisa in due con ben 29 milioni di italiani che potrebbero avere serie difficoltà. Le performance sanitarie per il 2023 vedono infatti otto tra Regioni e Province autonome promosse, sette rimandate e sei bocciate. Sono i risultato del rapporto «Le performance regionali» del Crea Sanità, Centro per la ricerca economica applicata in sanità, presentato oggi a Roma
Medici e cittadini contro la deriva del Ssn: manifestazioni il 15 giugno nelle piazze e sciopero in vista
Fermare la deriva verso cui sta andando il nostro Servizio sanitario nazionale, con liste di attesa lunghissime per accedere alle prestazioni, personale medico e infermieristico allo stremo, contratti non rinnovati e risorse insufficienti per far fronte all’invecchiamento progressivo della nostra popolazione e dunque della crescente richiesta di cure per malattie croniche. E’ l’appello che arriva […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Disturbi spettro autistico. Associazioni e Società Scientifiche scrivono al Ministro Schillaci

Nella lettera si sottolinea come sia "indispensabile affrontare le criticità più volte evidenziate da operatori e famiglie nell’ambito di tutti i disturbi del neurosviluppo, quale ...
Advocacy e Associazioni

Mieloma multiplo. Aspettativa di vita in aumento e cure sul territorio, il paradigma di un modello da applicare per la prossimità delle cure

Il mieloma multiplo rappresenta, tra le patologie onco-ematologiche, un caso studio per l’arrivo delle future terapie innovative, dato anche che i centri ospedalieri di riferimento iniziano a no...
Salute

Parkinson, la neurologa Brotini: “Grazie alla ricerca, siamo di fronte a una nuova alba”

“Molte molecole sono in fase di studio e vorrei che tutti i pazienti e i loro caregiver guardassero la malattia di Parkinson come fossero di fronte all’alba e non di fronte ad un tramonto&...
di V.A.