Politica 17 Novembre 2020

Caos sanità Calabria, Gaudio rinuncia. Urbani (Min. Salute): «Disavanzo di 160 milioni, piano Covid spettava a Cotticelli»

Audizioni in Commissioni Affari Sociali di alcuni protagonisti del caso Calabria esploso nei giorni scorsi. Cotticelli: «Sono stato lasciato solo»

Caos sanità Calabria, Gaudio rinuncia. Urbani (Min. Salute): «Disavanzo di 160 milioni, piano Covid spettava a Cotticelli»

Non c’è pace per la sanità calabrese. Proprio nel giorno in cui in Commissione Affari Sociali alla Camera hanno sfilato alcuni protagonisti della intricata vicenda che ha portato alle dimissioni del Commissario straordinario Saverio Cotticelli, anche Eugenio Gaudio, ex magnifico Rettore dell’Università La Sapienza e calabrese doc, ha annunciato la rinuncia all’incarico commissariale. Proprio come fatto ieri da Giuseppe Zuccatelli, che travolto dalle polemiche di alcuni audio privati in cui sottolineava la scarsa utilità delle mascherine contro il Covid-19, aveva rimesso il mandato.

Mentre il rebus Calabria resta ancora intatto, con il solo nome del fondatore di Emergency Gino Strada rimasto in pista, oggi in Commissione Affari Sociali si è provato a fare luce sul reale stato della sanità nella regione. Ne è emerso un quadro estremamente preoccupante e chiunque andrà a governare la sanità calabrese sarà atteso da un compito arduo. Tra gli auditi di oggi i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Fiaso, Anaao e Agenas oltre a Ettore Jorio, professore di Diritto Civile della Sanità, Francesca Lecci, direttrice executive del Master in Management delle aziende sanitarie e socio-assistenziali, Francesco Bevere, direttore generale del Dipartimento tutela della salute, politiche sanitarie della regione Calabria e Filippo Palumbo, già direttore generale e capo dipartimento presso il Ministero della Salute. Ma è sul dirigente del Ministero della Salute Andrea Urbani e sull’ex Commissario straordinario alla Salute Saverio Cotticelli che si è concentrata l’attenzione dei parlamentari.

ANDREA URBANI: «PIU’ POTERI A STRUTTURA COMMISSARIALE»

È toccato ad Andrea Urbani, Direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, illustrare agli onorevoli i principali aspetti del cosiddetto Decreto Calabria Bis che prosegue l’intervento straordinario dello Stato iniziato con il Decreto 35.

«Alla nuova struttura commissariale – specifica Urbani – vanno poteri ancora più incisivi: la nomina dei Commissari ad acta della Asl devono essere inviati per intesa al presidente della Regione ma il Commissario potrà comunque portare avanti le sue nomine».

«Si rinnova – continua Urbani – il potere-dovere della Regione di mettere a disposizione uffici, dirigenti e funzionari alla struttura commissariale, ma qualora non avvenga viene definito il numero di persone, pari a 25, che vanno messe a disposizione. Anche in questo caso è previsto il potere sostitutivo a opera del ministero e del Consiglio dei ministri».

Urbani ha sottolineato la «difficoltà di rapporti tra struttura commissariale e gli organi della regione Calabria» e ha poi ricordato che il prossimo Commissario avrà compiti specifici sull’edilizia sanitaria, dato che «la regione ha ingenti risorse a disposizione per l’edilizia sanitaria stratificate nel tempo».

Preoccupante il quadro finanziario della sanità regionale: in alcune ASP i bilanci non vengono approvati dal 2013 (come nel caso di Reggio Calabria), mentre nel 2019 l’unico bilancio pervenuto è quello dell’ASP di Cosenza.

Urbani annuncia poi un intervento straordinario, 15 milioni di euro, per implementare il controllo di gestione e i flussi informativi e un contributo di solidarietà straordinario per tre anni pari a 60 milioni di euro per i conti economici del Servizio sanitario della regione. Questo perché «i disavanzi osservati sono superiori alle coperture osservate: non sono finanziati dalla fiscalità regionale».

Sconfortante il dato sui LEA: Urbani riferisce che «sono state riscontrate diverse carenze soprattutto su assistenza territoriale, assistenza domiciliare, e il punteggio si è fermato a 139 (relativamente al 2019)». Un numero, però, che potrebbe essere figlio di una carenza di invio di flussi informativi, come confermato successivamente dall’ex Commissario Cotticelli.

Pesante il disavanzo del Servizio sanitario regionale: «Il consuntivo 2019 ha certificato disavanzo di 221 milioni e 569mila euro e di 160milioni dopo le coperture» ha precisato il dirigente del Ministero della Salute.

LA VERSIONE DI COTTICELLI: «MAI AVUTO CONTATTI CON CRIMINALITÀ»

«Ho preso visione del nuovo decreto Calabria e devo dire che molte delle indicazioni in esso contenute erano state già da me molte volte sollecitate al ministero». Dopo le polemiche che hanno portato alle sue dimissioni, il generale Saverio Cotticelli torna a parlare e fornisce la sua versione dei fatti ribadendo l’enorme difficoltà nel gestire in «solitudine» un compito proibitivo.

«Tutto il supporto di personale amministrativo e i mezzi dovevano essere forniti dalla Regione Calabria, nell’ambito della leale collaborazione fra Governo e Regione – sottolinea -. In questo contesto ambientale, due persone da sole hanno dovuto operare in condizioni davvero proibitive. Sono stato per un anno senza avere i commissari straordinari alle Asl e agli ospedali. Tutta la regione Calabria è stata gestita da facenti funzioni».

Una solitudine che Cotticelli ha percepito anche nelle sue interlocuzioni con il Ministero: «Di fatto ho agito in solitudine e solo quando avevo una necessità mi rapportavo con il ministero. Roma è lontana, le varie problematiche andavano affrontate in loco e da solo. Non sono stato abbandonato ma nemmeno supportato».

Una vita dura quella del Commissario, secondo la versione di Cotticelli, data la necessità di adottare provvedimenti spesso impopolari: «Non ho mai avuto incontri con la criminalità organizzata, non sono stato né minacciato né ostacolato. Ma c’era un’atmosfera, pur invisibile, di pressione ambientale tale per cui quando si andavano a toccare interessi avvertivi una presenza ostile ma impalpabile. Comunque ho fatto tutto quello che dovevo fare, andando avanti per la mia strada. Quando adottavo un provvedimento (come ad esempio la revisione della rete oncologica), spesso scaturiva una campagna stampa con articoli quotidiani in cui mi si accusava di favorire la migrazione sanitaria».

LA QUESTIONE DEL PIANO COVID: LE VERSIONI DI URBANI E COTTICELLI

Sulla questione del piano Covid si è notata una netta discrepanza tra la versione di Andrea Urbani e quella di Saverio Cotticelli.

Urbani sottolinea come per “tre volte” fu ribadito che il compito di redigere il programma operativo per il Covid in una Regione commissariata spetti alla struttura commissariale. Il dirigente ha contestato la ricostruzione secondo cui «il commissario ha effettuato una richiesta a giugno e il ministero ha risposto a ottobre». Poi spiega nel dettaglio: «Il 12 giugno la struttura commissariale ha chiesto di precisare se l’assunzione di piani Covid rientrassero nella competenza del Commissario. Ci furono delle interlocuzioni verbali in cui spiegammo che l’assunzione dei piani Covid era di sua competenza. La risposta la ritenemmo superata perché il 19 giugno la struttura commissariale ci presentò i piani Covid, poi approvati dal sottoscritto il 3 luglio e il 22 luglio ritrasmessi alla struttura commissariale della regione Calabria. L’8 ottobre fu ribadito in sede ufficiale di tavolo di verifica e scritto a verbale che il compito di redigere il piano operativo spetta alla struttura commissariale».

Diversa la versione di Saverio Cotticelli, che distingue tra i piani previsti dall’articolo 1 e 2 del Dl 34 sul potenziamento della rete territoriale e ospedaliera e il piano sul programma operativo Covid previsto dal Dl 18/2020.

Sul potenziamento della rete ospedaliera, Cotticelli afferma di aver inviato il piano poi passato nelle mani del Commissario Arcuri per l’esecuzione (ma inviato alle aziende ospedaliere solo il 2 novembre). Anche il Piano sul potenziamento della rete territoriale è stato soddisfatto: «Fu adottato con decreto a luglio e mandato alle aziende sanitarie della regione per l’attuazione», ha sottolineato il generale.

La criticità si è verificata sul programma operativo Covid secondo le prescrizioni dell’articolo 18 comma 1 del Dl 18/2020. «Si tratta di un documento amministrativo contabile con cui far gravare su un apposito centro di costo tutte le spese sostenute per il Covid. Su quest’ultima parte io ho chiesto al ministero un chiarimento su chi dovesse farlo: c’era confusione normativa». Secondo Cotticelli la risposta sarebbe arrivata solo il 27 ottobre e solo a quel punto si sarebbe attivato. Il resto è cronaca degli ultimi giorni.

 

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